È stato più volte detto e ribadito che la crisi civile che sta sconvolgendo non solo l’Italia ma l’Europa intera è soprattutto di natura generazionale, nel senso che contrappone valori, atteggiamenti, aspettative che appartengono a due mondi diversi con tutte le conseguenze che ne derivano. Se così stanno le cose anche il titolo di questo forum potrebbe richiamarsi ad un famoso romanzo di Ernest Hemingway, “Il vecchio e il mare”, che mette in scena appunto un uomo anziano (Santiago) e un giovane (Manolin) alle prese con le vicissitudini dell’esistenza. Ma quali sono oggi i rapporti tra giovani e anziani? Gli anziani, diciamo pure i vecchi, detengono tutto il potere, ovvero hanno il potere che conta: denaro, visibilità mediatica, successo conclamato in diversi campi e continuano ad essere ammirati e “incensati”, considerati cioè come un modello a cui ispirarsi. Per di più questa fetta di umanità non ha alcuna intenzione di farsi da parte, di passare il testimone a chi attende la successione in quanto non si sente mai paga ed è come se aspirasse addirittura a durare in eterno. Avviene in tutti i campi. Prendiamo la politica. Qui vediamo che sono in attività vecchi bacucchi che non intendono per così dire posare l’osso a nessun costo; alcuni personaggi si ripropongono poi in posizioni di vertice anche avendo superato da almeno una ventina d’anni l’età della pensione. Ma non va meglio in altri campi, dalla finanza all’entertainment. In quest’ultimo caso basta farsi un giro nella programmazione televisiva di tutte le reti. Coloro che sono da tempo in età pensionistica impazzano a tutte le ore e non intendono arretrare di un centimetro. Giusto per fare un esempio – ma ci sarebbe da raccontare un intero repertorio - se si va a spulciare un programma di punta della rete ammiraglia che va in onda da oltre vent’anni, “Ballando con le stelle”, scopriamo che la grande maggioranza, per non dire la totalità dei protagonisti, dovrebbe essere ai famosi giardinetti a godersi la pensione e a portare il granturco ai piccioni. E invece no, stanno tutti ben piantati ai loro posti a pontificare sul nulla. Per non parlare delle trasmissioni sportive dove si reclama a gran voce l’impiego di atleti sempre giù giovani ma sono poi ultra settantenni e anche ottantenni a spiegare come bisogna utilizzare questo o quel modulo di gioco. E stendiamo pure un velo pietoso sui commentatori politici (Bruno Vespa docet).
La verità è che la società sta invecchiando come confermano i dati ufficiali secondo cui all’epoca del “famigerato” sessant’otto i giovani al di sotto dei 24 anni erano il 41,5 per cento della popolazione mentre oggi sono ridotti al 21,7. L’effetto più drammatico è che i risultati che la gestione di questa umanità al vertice da tempo immemore ha conseguito non sono per nulla esaltanti, tutt’altro, se si considera qual è lo standard acquisito in tutti i segmenti della vita civile. Il mondo sta paurosamente invecchiando ma continua a esser dominato dall’egoismo dei più forti; ed ecco allora che il pensiero ritorna al libro primo ricordato perché alla fine i due protagonisti, il vecchio e il ragazzo, possono stare insieme aiutandosi a vicenda ma soprattutto dove è il giovane che può dare aiuto e conforto al vecchio. Ed è forse il caso di dare ascolto ora ad un grande vecchio come il “filosofo universale” Edgar Moprin che ci ha lasciato un ammonimento tutt’altro che secondario: “bisogna creare delle oasi di resistenza, fondate sulla fraternità, sulla solidarietà umana, sul rifiuto dell’egoismo trionfante”.
Antonio Filippetti
Il Forum - Direttore a colloquio con i lettori
Il vecchio e il giovane
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