Martedì 13 ottobre è stata una giornata sicuramente da ricordare per le sorti della nostra democrazia. In Parlamento il ministro Giorgetti aveva convocato i deputati per importanti comunicazioni sul futuro economico del nostro paese. L’appello non ha avuto però un riscontro adeguato poiché hanno risposto all’appello soltanto dodici convenuti equamente divisi in verità tra maggioranza e opposizione. Al richiamo istituzionale ha risposto cioè il tre per cento degli “aventi diritto”. Si può dire allora che l’assemblea di Montecitorio si è portata avanti nel declino partecipativo, avendo superato di gran lunga il pur misero venti per cento che è stato il dato registrato in occasione dell’ultima consultazione popolare che si è tenuta di recente a Reggio Calabria. E più che altro i nostri rappresentanti hanno confermato per così dire il totale disinteresse per il ruolo a cui sono chiamati, vale a dire impegnarsi costantemente per il bene del Paese ma avendo ovviamente a cuore esclusivamente i propri interessi. Stando così le cose vien da chiedersi come sarà mai possibile biasimare d’ora in poi chi non si reca più a votare avendo perduto giustamente ogni fiducia nell’azione pubblica. Giorgio Gaber in una sua famosa canzone sosteneva che la libertà sta nella partecipazione. Se ora le cose sotto questo aspetto sono ridotte al lumicino, la strada per la cosiddetta “capocrazia” si fa sempre più concreta (e pericolosa).
Antonio Filippetti
Contropelo
Assenteismo & Astensionismo
-
Hits
0 times


