C’era una volta in America
 











Per questa riflessione dedicata agli Stati Uniti ovvero al nuovo corso che il “Grande Paese” sta vivendo dopo l’elezione di Donald Trump, il richiamo al titolo del più bel film di Sergio Leone mi sembra quasi obbligato. L’espressione c’era una volta infatti fa pensare a quella che è stata la storia americana in passato e a tutto ciò che ha rappresentato nell’immaginario collettivo degli altri popoli. L’America è stata intesa e vissuta come il luogo avveniristico per eccellenza, dove tutto era possibile e dove il nuovo era sempre all’ordine del giorno. Ma era soprattutto il posto dove ogni avventura appariva realizzabile per cui era legittimo tentare almeno di riproporre anche altrove il modello statunitense. La letteratura, l’arte, la musica, il cosiddetto “way of life” yankee erano modelli di esportazione amati in tutto il mondo, il sogno americano, insomma, apparteneva in qualche misura anche agli altri abitanti del pianeta.
Poiinaspettatamente qualcosa è cambiato, ma non solo qualcosa perché i mutamenti sono avvenuti per così dire su vasta scala giacché hanno coinvolto al tempo stesso, politica, costume, economia, cultura; si tratta insomma di una “rivoluzione” epocale - vista la storia americana – che non può non provocare preoccupazione e sgomento. Uno  degli aspetti più eclatanti consiste non soltanto  nell’arretramento complessivo che la società americana va registrando in  tutti i campi quanto nell’isolamento che gli Stati Uniti stanno registrando a livello universale nei confronti degli  altri grandi paesi europei (e non solo); si viene così ad interrompere una comunità d’intenti e più ancora  si interrompe quel rapporto di profonda suggestione o di vera e propria imitazione di un modello che appare ora non soltanto inservibile ma decisamente da contrastare. Ad onore di cronaca occorre dire che anche in passato l’America ha conosciuto una spinta ultraconservatrice con risultatidecisamente deprimenti, basti pensare a quello che è stato il periodo del cosiddetto maccartismo che decurtò o mise al bando alcune tra le migliori intelligenze della cultura yankee arrecando danni considerevoli a tutto il comparto della cultura con la cancellazione  di  opere e colpevolizzazione di  nomi di assoluto livello e  instaurando una “caccia alle streghe” non soltanto dannosa ma in alcuni casi addirittura ridicola. Solo che al maccartismo seguì una risposta di grande momento con risultati apprezzabilissimi in tutti i campi, dal cinema alla letteratura, dalla musica al costume, una ripresa diremmo di coscienza di un ruolo di primo piano nello sviluppo della società a tutti i livelli. Cosa ci riserva il futuro al momento non è dato sapere ma il barometro delle previsioni non sembra orientato al bello anche perché la società civile americana (come del resto avviene altrove) che dovrebbe dare segnali di svolta, appare al momento condizionata anch’essa in buonaparte da spinte conformistiche che non promettono nulla di buono.
Antonio Filippetti






2025-06-01


   
 



 
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