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Nell’arco di un anno non si contano le rassegne e le fiere dedicate al mondo dell’editoria e alla promozione dei libri. Dagli appuntamenti più celebrati come la Fiera di Francoforte o il Salone di Torino fino alle innumerevoli iniziative che nascono dappertutto e che si propongono di diffondere il “prodotto” libro. Malgrado ciò i dati ufficiali sono di tutt’altro tenore e confermano sempre più aspetti negativi nel senso che la circolazione dei libri va diminuendo di anno in anno. I dati più recenti infatti ci dicono che il mercato dei libri per quanto riguarda la narrativa e la saggistica registrano una flessione del 2 per cento nei primi nove mesi dell’anno ovvero il 2,7 per cento in meno di copie vendute. Sulle ragioni di questo continuo arretramento è intervenuto di recente anche il Times che ha esposto una teoria secondo cui la diffusione di internet e dei social, promuovendoe addirittura imponendo contenuti sempre più veloci, ha prodotto ormai una “post-literate society” il che vuol dire una società post-alfabetizzata incapace di leggere testi lunghi e di conseguenza abituata soprattutto a guardare e ascoltare. La lettura profonda e complessa tipica dell’era moderna è destinata allora al tramonto. Tutto ciò ha conseguenze tutt’altro che secondarie. Innanzi tutto perché il cervello si adatta agli strumenti digitali recependo e attivando rapidamente stimoli d’impulso non riflessivi, sacrificando cioè e via via distruggendo tratti fondamentali come il pensiero critico, l’immaginazione, la capacità di cogliere e condividere le emozioni altrui, individuare e valutare le sfumature. Gli effetti sono anche o forse soprattutto d’ordine socio-politico; la lettura infatti non è soltanto un atto privato ma rivela ogni volta effetti sociali che attengono alla società civile e coinvolgono la vitademocratica in quanto permettono di capire i tratti salienti del nostro tempo. Del resto già Gustave Flaubert ci aveva esortato: “leggete non per divertirvi o istruirvi ma per vivere”. Occorrerebbero naturalmente anche misure di sostegno pubblico ma si capiscono pure le ragioni per cui i governanti non hanno alcuna intenzione di promuovere e sostenere una politica della lettura. Antonio Filippetti |
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2025-11-30
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