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Si assommano le puntate della neonata trasmissione “Napoli in filigrana” curata e condotta dalla cantante Gloria Greco. Dieci quelle già pubblicate, facilmente reperibili su rete informatica, nel corso delle quali la nota interprete di canzoni classiche napoletane illustra la figura di rilevanti protagonisti di questo immenso e prezioso patrimonio musicale, e più ampiamente culturale, dell’umanità, ricco di contributi delle più varie specie né scevro di discutibili sviluppi creativi ed interpretativi. Già analizzate, a tutt’oggi, di volta in volta, l’arte e la vita di Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani, Vincenzo Russo, E.A.Mario, Ernesto Murolo e Salve D’Esposito, ed ascoltato le indimenticabili melodie di “Canzona appassionata”, “Mamma mia che vo’ sapè”, “Anema e core” e tante altre ancora, nonché pagine rare, tutte cantate da inclite voci, del presente e del passato. In un panorama assai vario dipubblicazioni editoriali, trasmissioni televisive e radiofoniche dedicate alla canzone classica napoletana, tra le quali, per la televisione, l’omonima “Napoli in filigrana”,“Io e…la signora” e “Torna l’estate” che la videro protagonista assoluta negli anni Novanta, come nasce l’esigenza di questa attuale serie entusiasticamente prodotta dall’agenzia Euterpe? «Nasce dall’amore che mi lega a questo genere musicale – ci spiega l’artista – per la sua importanza e per il turbinio di sentimenti che genera. Sono, e sono stati, davvero tanti gli storici della canzone classica napoletana, ma si limitano a dati biografici e vicende, mai, a mio avviso, esplorando profondamente l’animo di ogni singolo autore, l’individuale personalità ognuna così diversa dalle altre e scaturigine certa dei differenti esiti. Lo scopo della trasmissione è allora proprio questo, la più profonda comprensione possibile di ciò che queste differenti sensibilità hanno creato, ma pure evidenziare la felice comunionedi musica e testo, valorizzando, con particolare attenzione, i musicisti compositori, un tempo sì in primo piano, oggi un po’ meno. Noi napoletani, d’altronde, e penso anche tanta parte del resto del mondo, amiamo questo genere musicale ma, non di meno, i suoi artefici». |