I risultati delle recenti elezioni suppletive di Reggio Calabria dimostrano due cose, in parte già note ma che forse conviene ribadire. La prima è che le esternazioni del dopo voto fanno pensare a quella che comunemente è definita la vittoria di Pirro ovvero conseguire un successo ma con danni tali da par pensare addirittura ad una sconfitta. La seconda è che in questo caso la situazione è per così dire anche peggiore. Perché la riflessione non è sulla vittoria ma su come è stata ottenuta ovvero grazie a quali e quanti voti. Se in Italia esiste da tempo una disaffezione nei confronti delle urne (ma nessuno vuole o riesce a capirne il perché che è poi del tutto chiaro), l’esperienza di Reggio Calabria è l’espressione di un definitivo de profundis. Ormai alle urne va solo il ristretto cerchio degli interessati, tanto è vero che a fare i conti nello specifico il 5O per cento incamerato dal vincitore della contesa rappresenta poco più del dieci per cento reale, vale a dire degli aventi diritti al voto essendo andati ai seggi poco più di venti elettori su cento. Eppure si continua a parlare di grande impresa, si usano toni addirittura trionfalistici ignorando che siamo perfino oltre la vittoria di Pirro trovandoci di fatto di fronte a “colui, del colpo non accorto, andava combattendo ed era morto”.
Antonio Filippetti
Contropelo
Oltre la vittoria di Pirro
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