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Bacco e Arianna, Cagli e il teatro
in musica - Pietro Argento
"Il Misantropo" di Menandro
- Benedetto Marzullo
Le miniere di zolfo - Gino Tani
Agnese - Riccardo Muti
Le
miniere di zolfo
a
cura di Gino
Tani
La
storia, più da opera buffa che da melodramma, delle Miniere,
è quella di uno spettacolo che - per attenerci alla maniera
elisabettiana del libretto e della sua musica - potrebbe intitolarsi
"Molto rumore per nulla".
Esso, infatti, giunse in Italia, o meglio alla Scala, nel '65, preceduto
da un certo battage degli ambienti artistici e teatrali londinesi
per cui il nome del giovane compositore Rodney Richard Bennett era
assurto in breve al livello di una vera e propria rivelazione in
campo operistico.
Ciò spiega perché alla sua realizzazione scaligera
vennero chiamati due dei più grandi maestà dell'arte
contemporanea: Corrado Cagli per la scenografia e John Huston per
la regia.
Purtroppo, costoro, a un sommario approccio dell'opera, non divisero
gli entusiasmi britannici e, di fronte alla truculenza naturalistica,
deteriormente romantica del testo, furono concordi nell'attuarlo
dandogli un "colore" e un "sapore" leggermente
umoroso, caricaturale e, appunto, hogarthiano dell'epoca. Ed è
bene aggiungere che il lavoro dei due artisti, compiuto in perfetta
unità di spiriti e di gusti, fu ben degno del più
armonioso dei sodalizi. Va ricordato, al riguardo, che Huston, figlio
di un grande attore e, fin da ragazzo, carattere estroso ed appassionato,
a Los Angeles, di studi artistici (fu poi Samuel Goldwin a giudicarlo
adattissimo alla sceneggiatura teatrale), sicché, durante
la guerra, tutto venne naturalmente a maturarsi in cinema, si è
sempre dilettato ad abbozzare con la matita le sue impressioni e
appunto durante la preparazione delle Miniere non mancò alle
sue abitudini e, in profonda umiltà, anche in presenza di
Cagli, il quale, anzi, ne raccolse più di una volta i suoi
schizzi dal cestino.
Orbene - e qui comincia l'opera buffa - il giovane Bennet rifiutò
scene, costumi e regia durante le prove : fece le bizze di continuo
e ci volle del bello e del buono perché lo spettacolo andasse
in scena secondo le linee concepite dai maestri , sicchè
tutto si ridusse , in fine , al ben noto vaso di coccio tra i due
vasi di bronzo.
Risultato: un mezzo fiasco per la musica , uno, intero, per il libretto,
e un trionfo per l'azione e la decorazione scenica, lodatissime
proprio per il loro originale spirito animatore .
I bozzetti che ci restano delle Miniere ne sono fedeli testimonianze
: uniti, come sono - lo stesso Huston non ebbe ritegno, come s'è
detto , di schizzare le sue intenzioni costumistiche accanto a quelle
di Cagli, il quale, in grato ricordo del comune lavoro , le ha qui
volute , accanto alle sue - dimostrano, specie alla lettura del
mediocre libretto del Cross, come e quanto i Maestri abbiano sentito
il giusto spirito di una vicenda poco felice, salvando, in definitiva,
lo spettacolo, per il buon nome della Scala.
Bacco e Arianna, Cagli e il teatro
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- Benedetto Marzullo
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