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Il
trionfo di Bacco e Arianna, 1948
Inchiostro e tempera su carta, cm 32x48
Collezione privata
Per
Cagli l'approdo al Teatro in Musica, per intenderci meglio,
all'opera o al balletto, non è stato l'estrinsecazione
di un desiderio di sviluppo, di evoluzione o di un allargamento
di esperienze. La pittura di Cagli, sin dai suoi primi lavori,
è stata sempre piena di
ritmo, armonia e musica. Era naturale quindi che sfociasse,
sin dal 1933, nella necessità di postulare anche in Italia
l'esigenza di una simbiosi per la rappresentazione di un'opera
lirica o di un balletto. Il suo incontro e la sua collaborazione
con Kirsten, Balanchine ecc. fu la continuazione di un discorso
già iniziato in Italia ed in via di maturazione.
Ricordo che una sera, durante le prove del "Bacco ed Arianna"
di Roussel che io dirigevo al Teatro dell'opera di Roma (scenografia
e costumi di Cagli, coreografia di un altro grande artista:
Milloss) incantato del tutto ed inscindibile che si stava realizzando,
armonizzando il visivo con il momentomusicale ebbi a dire celiando
che "la Musica bisognerebbe sentirla con gli occhi e vederla
con le orecchie". Il paradosso piacque molto a Cagli e
mi risulta che egli ebbe a ripeterla, compiaciuto, varie volte.
In fondo, anni dopo, il Prof. Ragghianti, con ben più
appropriate parole ebbe a scrivere "... Fare l'unità
nel campo visivo-scenografico, con linguaggi nuovi e totalizzanti,
per dare, poi, l'unità alla Musica".
Tanti pittori, e mi riferisco a dei grandi come De Chirico,
Picasso, Casorati, De Pisis, Chagal, Sironi, Severini ecc. hanno
fatto delle scenografie ma, più che vere e proprie scenografie,
loro facevano pittura, la loro pittura. Cagli, che era veramente
dotato e aggiungeva a questa natura una cultura profondissima
e raffinata (in lui nulla era improvvisato e occasionale) tutto
quello che gli usciva di dentro e che realizzava, era si frutto
del suo istinto, ma era anche visualizzare quanto aveva maturato
in sé umanesimo, di rinascimentale, di ellenico, romantico,
di assiro, di maja ecc.
Le sue scenografie dal "Trionfo di Bacco e Arianna"
di Rieti al "Tancredi" di Rossini; dal "Bacco
e Arianna" di Roussel al "Macbeth" di Bloch;
dalla "Semiramide" di Rossini a "Jeux" di
Debussy; da "Marsia" di Dalla Piccola a "Estri"
di Petrassi, da "Perséphone" di Strawinsky
alla "Vestale" e l'"Agnese" di Spontini
ecc. senza dire della sua collaborazione con altri musicisti
come Milhaud, Saugret, Schóenberg, Busoni ed altri per
arrivare all'ultima sua scenografia, quella iconografica, come
scrisse Petrassi, per la "Messa" di Strawinsky, sono
musica visualizzata che soltanto uno spirito altamente religioso
poteva immaginarla così densa, ieratica e mistica.
Con Cagli la scenografia giunge alla sicura intuizione e realizzazione
della scena-personaggio, con il contenuto drammatico e psicologico
e, soprattutto, al timbro-colore che lo esalta nella piena valorizzazione
sincretica, come direbbe Tani.
Molti hanno scritto che Cagli era un eclettico, un tormentato
tra il metafisico, il tridimensionale, la quarta dimensione,
il rinascimentale ecc.
Sarà! ... Per me Cagli era ed è un grande pittore
e, come tale, rimarrà per i secoli una figura eroica.
Egli ormai appartiene a tutti e tutti lo posseggono.
Cagli, come ebbi a scrivere in altra occasione, è già
nella Storia. Egli è, per la sua intuizione, Pittore-Musicista;
Musicista-Pittore.