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Bacco e Arianna, Cagli e il teatro in musica - Pietro Argento
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Agnese - Riccardo Muti


Bacco e Arianna
Cagli e il teatro in musica

a cura di Pietro Argentoi


Il trionfo di Bacco e Arianna, 1948
Inchiostro e tempera su carta, cm 32x48
Collezione privata
Per Cagli l'approdo al Teatro in Musica, per intenderci meglio, all'opera o al balletto, non è stato l'estrinsecazione di un desiderio di sviluppo, di evoluzione o di un allargamento di esperienze. La pittura di Cagli, sin dai suoi primi lavori, è stata sempre piena di
ritmo, armonia e musica. Era naturale quindi che sfociasse, sin dal 1933, nella necessità di postulare anche in Italia l'esigenza di una simbiosi per la rappresentazione di un'opera lirica o di un balletto. Il suo incontro e la sua collaborazione con Kirsten, Balanchine ecc. fu la continuazione di un discorso già iniziato in Italia ed in via di maturazione.
Ricordo che una sera, durante le prove del "Bacco ed Arianna" di Roussel che io dirigevo al Teatro dell'opera di Roma (scenografia e costumi di Cagli, coreografia di un altro grande artista: Milloss) incantato del tutto ed inscindibile che si stava realizzando, armonizzando il visivo con il momentomusicale ebbi a dire celiando che "la Musica bisognerebbe sentirla con gli occhi e vederla con le orecchie". Il paradosso piacque molto a Cagli e mi risulta che egli ebbe a ripeterla, compiaciuto, varie volte. In fondo, anni dopo, il Prof. Ragghianti, con ben più appropriate parole ebbe a scrivere "... Fare l'unità nel campo visivo-scenografico, con linguaggi nuovi e totalizzanti, per dare, poi, l'unità alla Musica".
Tanti pittori, e mi riferisco a dei grandi come De Chirico, Picasso, Casorati, De Pisis, Chagal, Sironi, Severini ecc. hanno fatto delle scenografie ma, più che vere e proprie scenografie, loro facevano pittura, la loro pittura. Cagli, che era veramente dotato e aggiungeva a questa natura una cultura profondissima e raffinata (in lui nulla era improvvisato e occasionale) tutto quello che gli usciva di dentro e che realizzava, era si frutto del suo istinto, ma era anche visualizzare quanto aveva maturato in sé umanesimo, di rinascimentale, di ellenico, romantico, di assiro, di maja ecc.
Le sue scenografie dal "Trionfo di Bacco e Arianna" di Rieti al "Tancredi" di Rossini; dal "Bacco e Arianna" di Roussel al "Macbeth" di Bloch; dalla "Semiramide" di Rossini a "Jeux" di Debussy; da "Marsia" di Dalla Piccola a "Estri" di Petrassi, da "Perséphone" di Strawinsky alla "Vestale" e l'"Agnese" di Spontini ecc. senza dire della sua collaborazione con altri musicisti come Milhaud, Saugret, Schóenberg, Busoni ed altri per arrivare all'ultima sua scenografia, quella iconografica, come scrisse Petrassi, per la "Messa" di Strawinsky, sono musica visualizzata che soltanto uno spirito altamente religioso poteva immaginarla così densa, ieratica e mistica.
Con Cagli la scenografia giunge alla sicura intuizione e realizzazione della scena-personaggio, con il contenuto drammatico e psicologico e, soprattutto, al timbro-colore che lo esalta nella piena valorizzazione sincretica, come direbbe Tani.
Molti hanno scritto che Cagli era un eclettico, un tormentato tra il metafisico, il tridimensionale, la quarta dimensione, il rinascimentale ecc.
Sarà! ... Per me Cagli era ed è un grande pittore e, come tale, rimarrà per i secoli una figura eroica. Egli ormai appartiene a tutti e tutti lo posseggono.
Cagli, come ebbi a scrivere in altra occasione, è già nella Storia. Egli è, per la sua intuizione, Pittore-Musicista; Musicista-Pittore.


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