Domenica, 06 Settembre 2026

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Anni ’60

Che l’arte rappresenti valori epocali è realtà pacificamente acclarata. A ciò non sfugge la musica leggera la quale, sebbene sia forma di espressione palesemente commerciale, non manca di momenti ispirati, per quanto riguarda i testi, le armonie e le melodie, non per quanto riguarda, invece, la struttura formale, comprendendo qui anche l’uso del parlato tanto caro a Domenico Modugno e da sempre presente in ambito operistico.
È altrettanto vero che l’evoluzione della società, se è il caso di usare il termine “evoluzione”, diremmo meglio, forse, i cambiamenti della società, sono diventati sempre più veloci, ed il secolo che ci ha ultimamente lasciati ne è chiara prova. Affascinante diviene allora rivangare i cambiamenti degli ultimi decenni, giacché gran parte di noi li ha vissuti, e cogliere la loro trasposizione in musica, anche se in maniera solo sommaria.
Gettiamo lo sguardo, allora, sui “mitici anni ’60”.
La musica leggera di quegli anni traduce la più gaia spensieratezza, dovuta al via via crescente miglioramento economico, con una massiccia affermazione attraverso giradischi, radio, televisione e manifestazioni canore, tramutando in miti personaggi in gran parte di minimo spessore culturale, inneggiando alla gioia, al divertimento, ad un’espansione dello spirito che ci porta a volare nel blu tautologicamente dipinto di blu, ad una emancipazione giovanile che ci spinge finanche a cento all’ora per cantar la serenata, non disdegnando momenti teneri di felice lirismo, musicale e testuale, che inducono il cuore ad affermare “che mi importa del mondo quando tu sei vicino a me”, e che, mediamente, quando anche il testo lamenta disperato “io che non vivo più di un’ora senza te”, o, perplesso, ipotizza “se telefonando io potessi dirti basta ti chiamerei”, sono sempre sostenuti da una musica ampia, solare, che mal cela una certa gioiosità.
La semplicità delle armonie, poi, finalizzata ad una più capillare diffusione tra le masse incolte, per età anagrafica o limiti di formazione, ma felicemente in grado di spendere per comprare dischi, sovente sfiora il ridicolo, senza necessariamente scomodare Gino Paoli o Edoardo Vianello.
In definitiva, spensieratezza, ingenui sentimenti e una punta di irriverenza circa l’etica del momento, che la spinge orgogliosamente a sentenziare “nessuno mi può giudicare”, e che oggi, epoca di trasgressione pateticamente esasperata, suona quasi ridicola.
Rosario Ruggiero

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