Sunday, 06 September 2026

I Il Forum - Direttore a colloquio con i lettori

Le balle e i cannoni

Uno degli slogan pacifisti più diffusi negli anni sessanta e settanta del secolo scorso recitava “flowers power” ed intendeva in primis sostenere una ideologia non violenta e contestare decisamente la guerra del Vietnam. L’espressione conobbe poi una diffusione sempre più ampia tanto da diventare il titolo di una famosa canzone di grande successo: “ Mettete i fiori nei vostri cannoni”, una chiara dimostrazione di sostegno alla pace (il simbolo dei fiori) contro la guerra (lo spettro dei cannoni).
Negli anni che ci separano da quel periodo i cannoni per così dire hanno continuato a sparare mentre i fiori hanno conosciuto diversi momenti di appassimento. Ora però ci accade anche di constatare come da quei cannoni continuino a venir fuori non soltanto fuochi mortali ma anche, metaforicamente parlando, altri proiettili e materiali diversamente pericolosi. Le cosiddette “sparate” con le quali a getto continuo dobbiamo fare i conti sono di tutte le tipologie possibili ed investono l’intero universo della comunicazione. Sono coinvolti infatti tutti gli aspetti del vivere civile: politica, costume, intrattenimento, sport; nulla si salva da un fortunale di bufale che confondono quel tanto o poco che è rimasto della capacità raziocinante e che sempre più è messa a dura prova da un turbinìo di fandonie che forse persino inconsciamente finiscono per determinare una mostruosa e irredimibile babele. Si ha l’impressione che sia in atto una competizione a chi la spara più grossa, con l’intenzione probabilmente di finire nel guinness di categoria. Il guaio più grande è che moltissimi abboccano anche perché i mezzi di comunicazione sono universalmente pervasivi. Lo sconcerto poi nasce anche da un’altra osservazione: le frottole non sono soltanto a getto continuo ma godono di una sempre più illusoria durata in quanto sono smentite e riprese in continuazione. E qui risiede anche un altro aspetto imbarazzante della questione, vale a dire l’incessante manipolazione delle notizie con incomprensibili retromarce che sembrano davvero inverare il racconto biblico di quello che avvenne a Babilonia laddove tutte le lingue vennero a un certo punto confuse rendendo impossibile anche un residuo straccio di comprensione.
Antonio Filippetti

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