Friday, 18 September 2026

I Il Forum - Direttore a colloquio con i lettori

Parallelismi e filiazioni/ 1 Ranucci, Lavitola e Moscarda

La vicenda che ha coinvolto Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola e che ha infiammato per così dire le cronache dell’estate è destinata ad avere sicuramente altri risvolti e soprattutto c’è da temere anche che possa finire nel libro dei casi irrisolti di cui le cronache nostrane si arricchiscono di giorno in giorno e dove i sospetti hanno sempre la meglio sulle certezze. E come tutti gli intrighi di carattere poliziesco dà adito anche a molte interpretazioni (e altrettante chiacchiere da bar). Ma anche i riferimenti letterari sono all’ordine del giorno. I due protagonisti della vicenda fanno pensare ad esempio a uno dei più sofisticati personaggi nati dal genio di Luigi Pirandello, vale a dire quel Vitangelo Moscarda che è il protagonista di “Uno, Nessuno e Centomila”, l’ultimo romanzo del grande autore siciliano, un testo affascinante che celebra quest’anno il proprio centenario essendo stato pubblicato per la prima volta nel 1926.
Moscarda ha molte facce anche fisicamente avendo scoperto un difetto al naso; da qui una girandola di aspetti sempre diversi e di altrettanti nuovi personaggi. Ma chi è in realtà Moscarda? E’ l’espressione dell’eterno dissidio tra essere e sembrare e soprattutto su come ciascuno appare agli altri. Ecco allora la “parentela” con Ranucci e Lavitola: il conduttore di Report possiede molte facce anche a giudicare da come gli altri lo percepiscono: è l’imperturbabile cavaliere senza macchia che persegue la verità? È il manovratore più o meno occulto che grazie ad un ego smisurato sogna di poter governare il paese? E poi è il professionista che si comporta correttamente con i suoi collaboratori all’interno della redazione? O non è soltanto un megalomane inventore di storie inquisitive? E per quanto riguarda il suo “fraterno amico” Valter Lavitola le cronache ci raccontano di molte “maschere” (giusto per restare nell’ambito della definizione dei personaggi): è il regista di oscure trame? È il delinquente più volte condannato? È un incallito faccendiere privo di scrupoli? È uno scaltro stratega e un intrepido editore o ancora è soltanto un imprenditore ittico , proprietario e gestore di un ristorante?
Tutto sembra possibile e anche verificabile, ma dove sta la verità?
Nemmeno Pirandello sembra avere la soluzione per il suo personaggio tanto è vero che il romanzo ha un finale “aperto”. Quello che se ne può dedurre di certo è che nessuno ormai, sdoppiandosi in mille e mille ruoli , risulta credibile ed è proprio questo senso di profonda inaffidabilità la caratteristica più lacerante del nostro ambiguo e incerto presente.
Parallelismi e filiazioni/2
Ranucci, Lavitola e Blow-up
Poiché la letteratura e l’arte in generale sono insegnamenti perpetui di vita, la vicenda Ranucci-Lavitola fa pensare , oltre che al romanzo di Pirandello, anche al capolavoro di Michelangelo Antonioni “Blow-up”. La storia racconta, com’è noto, di un mistero per così dire fotografico nel senso che l’autore negli scatti di un occasionale servizio ha l’impressione di scoprire un delitto. Ma per andare fino in fondo, fino cioè a scoprire la presunta verità deve ingrandire (di qui il titolo del film) di volta in volta la pellicola. Da qui l’analogia col caso in questione poiché a mano a mano che si va avanti nell’ ingrandimento qualcosa scompare, anche se resta il dubbio. Ancora una volta si innesta l’eterno dualismo tra finzione e realtà e l’inganno può oscurare la verità. E’ quello che sta accadendo con l’inchiesta Ranucci-Lavitola: ad andare avanti si scoprono (scopriranno) forse molte cose, non tutte piacevoli ma resta (resterà) in ogni caso un velo d’ombra perché ”pirandellianamente”, ciascuno ha la sua verità che è ovviamente parziale, legata alla “maschera” del personaggio. E poi c’è sempre da fare i conti con le manipolazioni dei media. Alla fine potrà anche darsi che sia tutto un gioco, un’ illusione che bisogna bene o male accettare proprio come accade al fotografo di Antonioni che non si sorprende più nemmeno a vedere dei mimi giocare una partita di tennis senza palline né racchette.
Antonio Filippetti

 

Colloquio con i lettori:

Realtà e finzione?
Buongiorno Antonio!
Solo ora, per motivi professionali e familiari, ho potuto leggere il tuo interessante articolo, molto esplicativo nel confronto con l'opera di Pirandello e il film di Antonioni.
Realtà e finzione? In un mondo fluido come l'attuale, tutto è possibile, così come il suo contrario. Mi sovviene "L'essere e il nulla" di Sartre e, quindi, "L'essere-in-sé", "L'essere-per-sé" e, soprattutto, "L'essere-per-gli-altri". Così, impera il mistero, anch'esso fluido!
Grazie, Antonio caro, e un grande abbraccio!
Enzo Dall'Ara

Caro Direttore,
Per decidermi a leggere ancora del caso in questione , di cui tanto si è scritto, troppo si è disputato sui giornali, sui social ed in televisione, per avere ancora , dico, il desiderio di farlo, ho dovuto concentrarmi, respirare profondamente e pensare intensamente Antonio Filippetti. Non può averci confezionato l’ennesimo scontro tra garantisti e giustizialisti, tra colpevolisti ed innocentisti, mi sono detta. E sono andata a cercare su Arte&Carte, sfidando la mia scarsa perizia.
Ho ritrovato la tua agile prosa , che sa farsi leggere ed invita a riflettere, anche evocando, come in questa occasione la grande letteratura e quel Pirandello, protagonista del nostro Novecento, che è profeta acutissimo del nostro insipido tempo.
Mi chiedo in quanti pezzetti possiamo , oggi, spezzare la verità.
Anzi la verità, quella lasciamola agli dei, cui si addice, accontentiamoci di un opinare ben motivato, che è quanto ci spetta. Parliamo solo della realtà, di quei nudi fatti che dovremmo poter accertare al fine di ricavarne meditate conclusioni.
Anch’io ho rivisto con gran piacere il capolavoro di Antonioni e mi sembra di averlo, oggi, capito di più. Mostrava un mondo ( un modo di stare al mondo), che tende a perdere il senso della realtà. E poi, hai voglia di ingrandire la foto del misfatto, non riconosci più quel cadavere, che , quando l’hai visto appariva tanto reale. L’eccessiva manipolazione, l’accanimento tecnologico alla fine uccidono quel senso della realtà, che è un soggettivo , problematico equilibrio del sentire e del pensare.
In tanti confronti sui media si mette in scena un discorso tra sordi, ed il peggiore è quello che non vuol sentire. Anch’io penso che non sarà il moltiplicarsi delle voci, delle immagini e delle illazioni a convincere sulla realtà dei fatti, soprattutto se latita la capacità di fare riflessioni semplici ma autentiche, se chi discute è più interessato a persuadere che a capire. Pubblico e conduttori siamo tutti impazienti, non vogliamo aspettare, vogliamo sapere subito, vogliamo suscitare e vivere uno spettacolo. Si finisce per strumentalizzare anche quel poco di certo che si sa perché incombe già e sempre la campagna elettorale.
Seguendoti nel tuo raccontare tra letterario e filosofico, caro Antonio, si fanno interessanti riflessioni sul momento che viviamo però questa storia del caso Ranucci/ Lavitola a me pare si possa leggere anche nei termini di una commedia all’italiana dove tutti raccontano senza ritegno, tutti mentono, tutti si travestono ma poi si vogliono bene e nessuno si fa male davvero.
Ilia Tufano

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