articolo 2430

 

 
 
Indagine sulla vocalità al femminile
 







Rosario Ruggiero




Tradizione antichissima, a cui, tra l’altro, dobbiamo l’invenzione del melodramma e della canzone classica napoletana, quella dei salotti culturali, felicemente ancora viva ed, a Napoli, anche ben vivace.
Tra questi, il cenacolo del tenore Giuseppe Scognamiglio che, con cadenza mensile, riunisce appassionati dell’arte e della cultura più ampiamente intesa, i  quali, di volta in volta, ricordano passate realtà o personaggi di alta significatività e le loro opere.
In questo contesto spicca il momento curato da Annamaria Giannetti, soprano, la quale, non contenta di offrire la sua interpretazione di pagine operistiche o del repertorio classico partenopeo, illustra, di volta in volta, un personaggio femminile della scena belcantistica, del presente o del passato, come già fatto con Lina Cavalieri e Rosa Ponselle, proponendo anche interessantissimi reperti fonografici.
Le chiediamo il perché di questa particolare scelta
tematica.
«Innanzitutto per il piacere di approfondire un argomento e metterne a parte gli altri. Uno studio, a mio avviso, prevede condivisione per avere autentico senso. Lo scopo precipuo, comunque, è indagare sulla sensibilità femminile, analizzare fin dove può arrivare e, quindi, fino a che punto lo spessore umano incide sulla qualità interpretativa».
Cosa ha scoperto?
«In genere queste eroine della lirica sono persone dalla vita irta di difficoltà, sovente familiari, dalle quali emerge una volontà forte, incrollabile e decisa che le ha portate a scelte non sempre romanticamente dettate dal sentimento, ma, a maggior ragione, pesanti».
Che ne possiamo ricavare?
«Dedicarsi ad una forma d’arte, qualunque essa sia, costa autodisciplina ferrea e costante. La voce, in particolar modo, è uno strumento delicatissimo, legato all’età ed alle trasformazioni che questa porta, da qui la necessaria massima attenzione a questo meraviglioso mezzo
espressivo, con tutto ciò che comporta».
Ritiene che nella vocalità più recente sia cambiato qualcosa?
«Platone diceva che la musica serve per arrivare al cuore delle persone, per migliorarle con il rapporto di empatia che finisce col crearsi. Tutto ciò però avviene massimamente attraverso l’ascolto in presenza, non attraverso certi strumenti tecnologici. È una realtà facilmente verificabile in teatro, quando alla richiesta di un bis si fruisce poi di una esecuzione dello stesso brano che è sempre, in qualche misura, diversa dalla prima. Questa  estemporaneità ci viene tolta dal mezzo tecnologico che divulga, documenta ed eterna certo, ma cristallizza l’esecuzione, che così perde di verace spontaneità».
Reputa la carriera artistica, per la donna, più faticosa?
«La storia ci insegna che le donne hanno speso moltissimo per la loro carriera artistica, anche più degli uomini, talvolta dovendo rinunciare ad essere mogli e madri. Specialmente per il passato molte carriere
femminili sono finite intorno ai quaranta anni, forse per limite fisico imposto dalla natura, o preteso da una società che mal tollera una donna che sfiorisce. Quello che certo appare abbastanza evidente è che è più facile che una donna aiuti un uomo a diventare grande che viceversa».



2022-05-02