articolo 2422

 

 
 
Musica ed intelligenza
 







Rosario Ruggiero




In rete informatica è a tutt’oggi facile trovare un filmato della durata di una manciata di minuti che illustra il rapporto tra musica e cervello sostenendo che, secondo l’osservazione di alcuni scienziati, a seconda della particolare attività che si svolge, si attivano differenti aree cerebrali, ma, all’ascolto della musica, l’attivazione del cervello è molto più ampia e dislocata, nell’atto di suonare un qualsiasi strumento musicale addirittura è quasi onnipresente.
Un risultato facilmente prevedibile se si considera, ad esempio, l’azione di suonare un brano musicale al pianoforte leggendolo da una partitura. La vista è impegnata in una lettura che pretende la decodificazione di segni grafici che rappresentano suoni, silenzi e loro durate. Necessaria quindi una costante operazione di calcolo. Nel frattempo le dita delle mani sono impegnate nel centrare tasti ed abbassarli con opportuna pressione giacché da questa deriva l’intensità
sonora voluta dall’esecutore e da questi giudicata costantemente. L’ascolto può rievocare immagini e ricordi. La coordinazione motoria è indispensabile, l’esercizio di gusto è indubbio, e tanto altro ancora.
È stato anche conseguentemente osservato dagli esperti una crescita maggiore nei musicisti di quello che viene chiamato corpo calloso, parte del cervello che ha la funzione di collegare i due emisferi cerebrali favorendone l’interazione.
Il risultato è che si riconosce, a chiunque abbia studiato uno strumento musicale, la capacità di coordinare meglio le diverse aree cerebrali, ciascuna principalmente designata a particolari capacità di pensiero, sortendo conseguentemente risoluzioni di problemi più originali ed efficaci.
A beneficiarne, allora, possono essere anche campi del pensiero a tutta prima addirittura opposti, come gli ambiti scientifici.
La storia ne dà conferma.
A tutti è noto che il grande fisico tedesco Albert Einstein suonasse il violino. Non tutti però
forse sanno che suoi illustri colleghi, come Max Planck e Ludwig Boltzmann suonassero con padronanza il pianoforte. Non da meno il nostro Renato Caccioppoli.
Esecutori musicali erano anche Leonardo da Vinci e Galileo Galilei, quest’ultimo, tra l’altro, figlio di quell’insigne teorico e musicista cinquecentesco, Vincenzo Galilei, a cui dobbiamo, unitamente ad altri artisti ed intellettuali dell’epoca, la nascita del melodramma.
Arte e scienza, allora, si coniugano felicemente.
Uno sprone quindi a coltivare maggiormente la formazione musicale del cittadino, fanciullo o adulto, filosofo e scienziato, esecutore o semplice ascoltatore che sia, ed a promuovere e sostenere sempre più opportunità di pratica ed ascolto della musica, preferibilmente di significativa qualità.
Ne va della nostra intelligenza.



2022-02-01