articolo 2389

 

 
 
Lirica, un anno senza Freni
 







Rosario Ruggiero




Dodici mesi fa, il 9 febbraio 2020, si spegneva nella sua Modena, dopo lunga malattia, Mirella Freni, soprano di indiscusso valore. Era a pochi giorni dal suo ottantacinquesimo compleanno. Sorella di latte di Luciano Pavarotti, per averne condiviso la balia, si era rivelata bambina prodigio. Seguirono l’autorevole incoraggiamento di Beniamino Giglio ed il debutto modenese, nel 1955, che le aprì una gloriosa carriera durata ben mezzo secolo. Dapprima moglie del musicista Leone Magiera, quindi del celebre basso Nicolai Ghiaurov, la sua voce ha vibrato nei maggiori teatri del mondo, collaborando con i più prestigiosi direttori d’orchestra, e lasciando ammirato ricordo non solo nel pubblico, ma anche tra i colleghi, come ci testimoniano le sentite parole del contralto Alessandra Zapparoli.
«Mirella Freni è stata uno dei più grandi soprani italiani ed internazionali, non solo per le sue chiare virtù tecniche e musicali, ma per la conoscenza
dell’antico, nobile fraseggio, leggendaria tradizione musicale a noi più vicina, oggi, purtroppo, tanto dimenticato da cantanti e direttori d’orchestra anche di vaglia, e per il bel colore della voce, dolcissimo, che ne hanno fatto la Mimì della Bohème per eccellenza, insieme anche all’ingenuità del personaggio. Indimenticabile la sua prestazione, coadiuvata da Ruggero Raimondi, sotto la regia di Franco Zeffirelli. Ma fu meravigliosa anche al Teatro alla Scala, nei panni di Fedora, sebbene ultrasessantenne, sciorinando ammirevole drammaticità, sempre nella massima grazia e compostezza dell’atteggiamento. Amica e collega di mia madre, il mio ricordo di lei si tinge di affetto particolare, mai competitivo».
Cosa reputa abbia rappresentato un’artista come Mirella Freni per la lirica nostrana e mondiale?
«Non ho dubbi, una delle stelle più brillanti del firmamento italiano, per quello che di massimo prestigio significa ancora “italiano” nella lirica».
E quanto ritiene rara la sua
figura?
«Nel panorama vocale di un tempo, certo assai rara, per quello odierno direi quasi unica in virtù della felice unione, in lei, sì di indiscutibili qualità tecniche ed artistiche, ma soprattutto esemplare compostezza umana».



2021-02-01