articolo 2369

 

 
 
Rinnovamento vo’ cercando
 











Da sempre e da più parti siamo investiti da una richiesta di rinnovamento, auspicabile in tutti i settori della vita civile, culturale, politica, ecc. In concreto però, tocca  verificare che il tanto atteso e auspicato cambiamento, all’atto pratico,  è un sogno destinato a rimanere perennemente nel cassetto. Se si analizza, ad esempio, l’andamento delle ultime consultazioni regionali il dato è più che evidente. In tutti i territori in cui si è votato, hanno prevalso, talvolta in maniera nettissima, i protagonisti già da tempo sul proscenio, vale a dire i vecchi amministratori. La prima  giustificazione di questo stato di cose   è da ricercarsi  probabilmente nella povertà dell’offerta, nell’ impossibilità di cambiare per lo più in maniera   adeguata. Gli sconfitti, infatti, dell’ultima tornata sono gli stessi che già avevano gareggiato – e perso  - in passato. Per fare solo qualche esempio si prenda il caso della Campania dove si sono misurati gli stessi personaggi di cinque anni fa (con la sfida  Caldoro/De Luca risalente a ben tre consiliature), mentre in Puglia è addirittura sceso in campo Fitto dopo venti anni, alle ricerca forse di una rivalsa in stile il Conte di Montecristo. Questo per dire che c’era ben poco da scegliere e quella metà di cittadini che malgrado tutto (il Covid ed altre difficoltà contingenti) si sono pazientemente recati alle urne hanno avuto in effetti ben poco da scegliere. E nell’incertezza che oramai domina la vita di tutti noi, hanno preferito non rischiare, convinti  forse che alla fine non ne valeva la pena e hanno scelto  come si dice l’usato sicuro. Desta sensazione in ogni caso che tutti i protagonisti si sono proposti all’insegna del cambiamento, facendo finta d’ignorare il (proprio) passato  e stravolgendo finanche la “filosofia” gattopardesca visto che impunemente si sono   intestata la paternità della svolta rinnovatrice.
Ma il cambiamento vero dov’è? Diceva Albert Einstein che “non possiamo pretendere che le cose cambino se  continuiamo a fare le stesse cose”. Il problema sembra risiedere proprio qui; al di là di slogan e proclami occasionali, chi ha  la guida del vapore non ama cambiare, non ne ha né la forza né la volontà e fa  tutt’uno  semmai con un apparato mediatico  e finanziario  sussiegoso e accomodante che tiene bordone per  ragioni di bottega o di casta. Una spia del resto  viene anche dall’analisi dei flussi  relativi alle votazioni sul referendum sulla riduzione dei parlamentari. Le sfere per così dire più alte hanno espresso un  compatto no, confermando anche in questo  caso la predilezione a  mantenere lo status quo. Alla fine è un po’ come il gioco delle tre carte dove vince sempre il banco perché è capace di mettere in atto i diversi trucchi in grado di tutelare in ogni caso  il vincitore
predestinato.
Antonio Filippetti



2020-10-01