articolo 2331

 

 
 
Capire l’aria che tira nel paese
 











Esistono diversi indicatori per capire l’aria che tira in un determinato paese. Nel caso nostro quelli più frequenti provengono dai dati che ci sono forniti dagli istituti di ricerca e da altri enti demoscopici nonché dagli innumerevoli  sondaggi che ormai quotidianamente ci mettono al corrente degli orientamenti e delle aspettative dei nostri concittadini.
Ma ci sono anche altri elementi, diremmo  meno scientifici ma più efficaci,  che ci permettono di comprendere per così dire il “sentimento” del tempo  ovvero il livello di consapevolezza sociale e civile che ci appartiene e condividiamo con altri. Il che significa che se si vuole entrare nell’humus profondo delle coscienze può risultare più utile farsi un giro nei  vari blog della  rete, così come nelle curve degli stadi o negli archivi degli “street writers” e così via. Tuttavia alcune “suggestioni” appaiono davvero illuminanti. Siamo venuti a sapere,
ad esempio, che esiste una fetta più o meno consistente di circoli, club, organismi di vario tipo, ecc.,  disposti a pagare quarantamila euro più altre spese (sic!) per ascoltare una conferenza  di Matteo Renzi (ma anche di altri leader (?) italiani ed europei). Può sembrare un dato sconvolgente, ovvero una bufala di giornata ma a quanto pare   esistono conferme in proposito. Qualcuno dirà che non c’è da stupirsi poi tanto, visto che la società presente, più che essere logora o marcia, si avvia inesorabilmente a vivere la fase storica dell’incoscienza, com’è dimostrato dal fatto che il paese di Dante e Leonardo, di Machiavelli e Leopardi, viene oggi governato da personaggi che si chiamano Di Maio o Salvini, e domani chissà anche  Giorgia Meloni. Ma lo sgomento (almeno quello) resta. E poi c’è anche dell’altro. Si sostiene ad esempio su vasta scala che non esistono più i partiti ignorando che comunque e dovunque, anche nella vita di tutti i giorni, si sta sempre da una parte, e sarebbe allora più corretto affermare che non ci sono più “questi” partiti. E a conferma e sostegno s’invocano e si formano svariati movimenti con sigle più o meno stravaganti: girotondi, grillini,  popolo viola, se non ora quando, madamine, sardine, ecc.;  altri probabilmente nasceranno ancora in  futuro. Alcuni in verità sono già estinti e non sembrano aver inciso gran che, altri invece siedono addirittura in parlamento ma danno l’impressione di non sapere loro stessi la ragione per cui sono lì. La politica diventa spettacolo di bassa “lega”, non a caso si esercita principalmente attraverso le televisioni e gli altri media e allora appare normale che vada avanti  a cachet. Ben presto un leader (?) si potrà “ingaggiare” anche per una festa di compleanno, un battesimo, una sfilata di moda, basterà pagare: quanto costa Tizio? Allora no, è meglio Caio e così via. Questo stato dell’arte ci chiarisce in fondo la ragione per cui non riusciamo non dico a rinverdire i fasti di un passato che appare definitivamente sepolto ma almeno a intravedere una ripresa di autentico  senso civile. Purtroppo il barometro non sembra orientato al meglio per l’immediato avvenire, se le future classi dirigenti, ovvero quelli che siedono oggi nei banchi della   scuola superiore, secondo le analisi Ocse, non sono in grado nemmeno  di leggere e capire un testo  di modesta difficoltà. Sarà anche questo l’influsso negativo della rete, quella stessa che altrove ha accordato a una gattina morta alcune settimane fa (si chiamava Lil bub) oltre cinque milioni di followers facendola diventare una star dei programmi delle stazioni televisive di ABC e della NBC.
Antonio Filippetti



2020-01-02