articolo 2326

 

 
 
Politica e comunicazione
 











Si dice che la storia periodicamente si ripete. Niente è mai nuovo sotto il sole ed è vero. Questo vale anche per atteggiamenti  e consuetudini   che perennemente ritroviamo nel “modus vivendi” di personaggi che  “ingolfano” con la loro presenza  studi televisivi, reti telematiche e persino piazze di raduno e di ascolto.
Facciamo un breve riepilogo. Nel nostro paese   ci sono cinquanta o sessanta personaggi  (politici, giornalisti, politologi in congedo, esperti fai da te) che dalla mattina alla sera occupano i luoghi canonici delle televisioni, con la tecnica diremmo del giuoco infantile dei quattro cantoni,  per inviarci  i loro messaggi e per farci conoscere  le loro  valutazioni sulla società presente. Ed è ragionevole supporre  che costoro non hanno altro  da fare che riscaldare le poltrone degli studi televisivi per dare sfogo alle loro opinioni (che spesso
però  diventano vere e proprie  invettive) con la presunzione di avere in tasca  non solo la verità ma anche la soluzione per gli innumerevoli  problemi che il nostro paese si trascina dietro ormai da decenni. L’osservazione più semplice che nasce è la seguente: come si spiega che  questi Soloni, pur avendo in serbo la carta vincente per risolvere i nostri problemi ,non sono mai  stati presi in seria considerazione? Il sospetto è allora  duplice: in primo luogo non avevano (hanno) evidentemente  alcuna presa sul potere decisionale ovvero le loro valutazioni  erano  (sono) considerate del tutte prive di reale fondamento. Ma malgrado ciò, a tutte le ore del giorno,  questi immarcescibili   martellatori  della cosa pubblica compaiono  imperterriti su tutti gli schemi a far sentire la propria voce, a reclamare  la  legittimità delle proprie idee,  con punte di isterismo spesso inaudite non dissociate sovente da improvvisi   attacchi di  cialtroneria di bassa “lega”.
Si diceva prima che la storia si ripete.  Ma ora più che altro, di fronte a manifestazioni come quelle appena descritte, il pensiero corre alle rappresentazioni tipiche   dei carri di Tespi, ovvero quegli spettacoli itineranti   destinati ad un forte impatto di massa (del fondatore ne parla addirittura Orazio nella “Ars poetica”) che furono ripresi con enorme successo negli anni  del ventennio fascista  ottenendo  grande popolarità tanto  è vero che in alcuni casi gli attori e i saltimbanchi che  animavano i vari spettacoli  replicavano le recite, con grande sollazzo a quanto pare degli spettatori, per lunghi periodi  ma sempre  girando da un versante all’altro del paese. Il canovaccio, anche in questi casi, era sempre lo stesso ma  il successo era se non altro assicurato anche in virtù del fatto che gli utenti erano poco avvezzi
a  esperienze culturali di grado elevato.
 In fondo occorre prendere atto che  è l’esercizio stesso  della comunicazione (tv ed altri media)  ad esser  vissuto al giorno d’oggi in forma spettacolare. E qui il richiamo all’esperienza circense appare d’obbligo, se si pensa alle “performance” del grande Barnum e alle sue dichiarate mistificazioni.  E del resto il palcoscenico  del momento, ora come allora,   è sempre disponibile per dare spago a questa nuova generazione d’inguaribili  guitti dell’etere e delle arene.
Antonio Filippetti



2019-11-30