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Marisa Papa Ruggiero ha una spiccata attitudine per la scrittura poetica e questo suo romanzo (ma sarebbe forse più giusto definirlo racconto lungo) ne fornisce un’indiscussa testimonianza. La scrittrice del resto ha al suo attivo numerose e apprezzate pubblicazioni di testi poetici e non ha mai abbandonato questa sua particolare predisposizione. Il romanzo che ora arriva in libreria mantiene dal punto di vista stilistico questa sua capacità di “raccontare” con una grazia poetica, fornendo al lettore quella suggestione al tempo stesso affabulatoria e spiazzante che è tipica del genere lirico. Il libro è strutturato sapientemente con l’espediente di uno psico-thriller di cui sono protagoniste due donne, due presenze femminili in qualche modo speculari l’una all’altra ma soprattutto rappresentate come due archetipi di ruoli e situazioni destinati a entrare nell’immaginario esistenziale di ciascuno. Ma l’intreccio serve alla scrittrice anche per riflettere su un assunto fondamentale: che nulla (o quasi) può necessariamente definirsi per quello che appare e non a caso la Papa Ruggiero fa ricorso all’elaborazione fotografica, laddove spesso la pellicola impressionata restituisce un’”altra” realtà rispetto a quello che ci eravamo immaginato. Qui la scrittrice accomuna la sua ispirazione ai classici diremmo della cinematografia (o se si vuole di un certo teatro dell’assurdo); vengono in mente in questo caso riferimenti illustri ed obbligati, da Michelangelo Antonioni (quello di “Blow-up”) a Stanley Kubrick (quello di “Eyes wide shut”) a conferma che non sempre è facile districarsi nelle forme della realtà. E ogni volta è necessario per così dire un supplemento d’immaginazione per decifrare l’accaduto, venire a capo di tutte le mistificazioni degli eventi. In questo caso giunge a sostegno l’ausilio proprio della letteratura e più ancora la grazia dello stile che si fa via via più coinvolgente e lascia aperti molteplici spiragli in virtù di una tecnica da “fold in” nella quale si cimenta la scrittrice condensando probabilmente il succo più autentico della propria vocazione capace di avvincere e soggiogare il lettore; ed eccone un esempio (il corsivo è dell’autrice): “Gli occhi del quadro! Già, non sai liberartene: Quegli occhi!. Con una vita dentro, che non riesci a decifrare. Quello sguardo che continua a camminarci a fianco, che scava con ostinazione i suoi percorsi sul pentagramma dei mesi, dei giorni e non ne sappiamo niente... Mi volto indietro a riguardare il luogo dove eravamo sedute, non vedo che le nostre ombre sul muro del locale che continuano a discutere bevendo caffè e fumando una sigaretta dopo l’altra. Sono ancora lì, le nostre ombre, sono rimaste soltanto loro a discutere ancora”. Corpi ed ombre, appunto, sagome evanescenti e presenze ingombranti, realtà e finzione come nella giostra irrefrenabile della vita. Antonio Filippetti
Marisa Papa Ruggiero Oltre la linea gialla Edizioni Divina Follia, pp.104, euro 15,00
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2019-05-14
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