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Il gioco della memoria nel romanzo “La vita delle gocce” di Ciro D’Acampo |
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Antonio Spagnuolo
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La scommessa di raccontare il mondo con parole migliori non finisce mai, così come impossibile è risalire all’origine del bisogno umano di dire, dire bene, dire in profondità senza arrendersi alle evidenze di tutti i giorni. Per tentare di vincerla, Ciro D’Acampo in “La vita delle gocce” (Kairos Edizioni, pagg.186, € 14,00) punta a dare volto, corpo e voce a due personaggi originali e semplici … e innanzi tutto se c’è storia non si tratta di una “macrostoria” , ma di biologia del quotidiano, una piccola penetrante narrazione di alienazione quotidiana , niente altro che la preparazione all’annichilimento delle pause lavorative , come spazio – tempo in cui i due si mettono in stand-by --- Densissima ed affascinante , nell’accostarsi alle pieghe più riposte di una larvata psicologia operante, si offre l’analisi di alcuni passi, sempre in ordine ad una composizione volumetrica della scrittura, che indaga nel fitto reticolo delle corrispondenze e delle opposizioni, nelle diverse combinatorie analogie e specularità degli snodi narrativi Ed ecco quello che ha fatto l’autore, attraverso un flusso di emozioni e di pensieri, attingendo ai ricordi e alla memoria, liberando l’immaginazione del vissuto presente, illudendo nel possibile innegabile futuro, riportando in vita stralci di esperienze tangibili, ciascuno per il tempo di qualche pagina, alternando i corsivi quali momenti del passato (e particolarmente della gioventù), ed il tondo per le sospensioni del momento attuale. Il protagonista , vivendo come ha vissuto e lasciando ciò che ha lasciato, in fondo, non è mai giunto alla rivelazione del suo segreto pregnante ed angoscioso. Porta avanti questo suo logorio giorno dopo giorno , tra vicissitudini che sono a volte banalità dell’imprevisto e a volte incisioni deleterie del subconscio , tra desideri inespressi ed angosce compresse. Quindi due i personaggi principali di questa lunga vicenda di vita. Colui che narra e che è affetto da una strana malattia che lo costringe ripetutamente ad allontanarsi dal lavoro, per quei dolori violenti che lo paralizzano per ore ed ore. Non viene nominata la patologia , ma ad un ipotetico sondaggio credo potrebbe trattarsi di sclerosi multipla. Il secondo, antico amico di gioventù, Piero, anche lui affetto da una potente nevrosi che lo costringe a momenti di vera e propria disperazione, perché i ricordi a breve tempo non riescono a sopravvivere più di qualche secondo , mentre i ricordi a lungo termine cercano di corrodere le circonvoluzioni cerebrali, costringendolo a mantenere in vita un diario ove appuntare ora dopo ora i passi di una mente ormai malandata e costretta a vivere in sospensione. Unica inoltre, nel bel mezzo del racconto, appare la figura di Alessandra, un’amica prediletta che ha avuto la sfortuna di perdere ben due mariti . Il primo , Mario, improvvisamente e misteriosamente scomparso in Nigeria,in circostanze mai chiarite sino in fondo, ella, malgrado incinta al quinto mese, si sperde a Lagos nella speranza di ritrovarlo , e rimane in loco per molto tempo, con un lavoro momentaneo, una casa e degli amici nuovi . Il secondo marito finisce suicida a causa di dissesti finanziari , derivati da imbrogli di notevole entità, coinvolto in una organizzazione dai loschi affari. L’incontro di Gabriele con Alessandra sembra poter sfociare in una possibile illusione amorosa, ma qualcosa sospende i riferimenti. La tecnica di questa ottima composizione è ‘intervallare’ con alternanze piuttosto regolari, i vari momenti delle attese e delle illusioni che coinvolgono i personaggi. Intervallare trovo sia aggettivo e verbo consono all’accesso di questo volume in un modo più ampio, poiché esso incide sulla forma-sostanza in un senso ‘musicale’: riguarda sia i collage in cui figurano brandelli di spartiti di musica classica ritagliati, spezzettati, piegati a fisarmonica, integrati al tratteggio complessivo del disegno di alcuni episodi, sia l’aspetto della prosa musicalmente organizzata sia per il tratteggio delle figure presenti. Riconoscere i propri luoghi , la propria infanzia e ancora la propria gioventù è il fondamento di questo romanzo , nel quale la realtà predominante da senso allo stesso passato e incide in un futuro che non si riesce a intrappolare. Passato e futuro qui si trovano sulla stessa direttrice, perché luci ed ombre degli avvenimenti sono la concatenazione emblematica di una continuità relazionale oltremodo difficile e scomoda per il protagonista. Il gioco della memoria è una continua tensione nel mondo fenomenico che coinvolge sia Gabriele che Piero. Si legge in quarta di copertina che “Gabriele e Piero, amici da sempre, sono legati da un inconfessabile segreto. Il passato che aleggia nella vita di tutti i giorni finisce per diventare lo specchio di un presente sempre più dilaniante e contraddittorio..” Ed il segreto nuota tra zone franche costituite da spezzoni di vita vissuta e adattamenti di contemporaneità, dallo sguardo curioso e timido del ragazzino ai difficili giorni dell’adulto alle prese con sospensioni continue. Discussioni riservate destinate all’incompiuto , con lo sguardo partecipante ad altre storie, tra sussurri e solitudini , tra incertezze e tentativi banali. Altro personaggio che compare all’improvviso è la sorella di Gabriele Loredana, con il suo affascinante racconto che la immerge nelle disavventure del suo matrimonio. Tradita dal marito Sandro , il quale amoreggia con la professoressa di Educazione Fisica , che lavora presso lo stesso istituto nel quale ella insegna. Sandro ha avuto anche una figlia da questa avvenente Teresa, e ben volentieri si preparava alla probabile richiesta di divorzio. Lampeggiano gelosia e violenti alterchi , incomprensioni e inutili ripensamenti, sino alla rottura finale. Ma preferisco non addentrarmi troppo nella esposizione per lasciare uno spiraglio di curiosità nel lettore , nel dipanarsi di questa matassa segreta che sino alla fine tiene in sospeso l’attenzione. Il perbenismo borghese aleggia in tutta la stesura, i personaggi sono persone comuni che alternano il lavoro al vortice della speranza, senza mai tradire le convenzioni sociali, rimanendo quasi sempre nel taglio del vissuto biografico di ciascuno. Il lessico asciutto e bene equilibrato , scorrevole e culturalmente valido , cerca di disegnare la scomparsa di un mondo privato , alterato dalla nebbia di un segreto che incide sin dalla gioventù, per immergersi nella descrizione di sentimenti e angosce incise nel flusso della passione, con naturalezza quasi introspettiva. Qui la riuscita della narrazione si misura nel valore di una certa realtà psicologica e sociale che ci fa vedere , attraverso il personaggio principale ,come nasce , cresce e si corrompe un certo modo di essere, annebbiati dal dubbio , in una deviata e strumentale ideologia di sopraffazione e di incapacità a ribellarsi definitivamente. Tutto passa attraverso un meccanismo interiore che sgancia ed aggancia la psiche da un raccordo persistente e ripetitivo, per inseguire una illusione personale che non riesce ad avere confronto con l’altro, e passa attraverso una educazione sentimentale in cui ogni esperienza, sia essa etero che omo, prescinde da ogni implicazione etica. In tutta la trama di questo romanzo l’elemento immaginario prevale nel duplice percorso della tecnica scrittoria, attraverso la narrazione in prima persona del protagonista e attraverso una fitta tessitura dialogica fra il protagonista e i vari personaggi che compaiono numerosi, in una continua alternanza che si fa ammirare per calibratura , precisione ed efficacia , sia col discorso diretto , sia con le frasi ripetute, mediante descrizioni ricorrenti che cronologicamente si sviluppano secondo un richiamo metrico puntuale. |
2014-11-19
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