articolo 1989

 

 
 
Korallion
 











 “Korallion”, l’ultimo romanzo di Fiorella Franchini, edito dalla Kairòs, fin dalla copertina si presenta velato di mistero: una fanciulla  guarda pensosa il mare, guarda al passato di un mondo già antico, inscrutabile nella sua lontananza.
 L’autrice per il suo romanzo costruisce lo scenario di un antico remoto mondo aggressivo, in cui pullulano civiltà mescolate e combattive, divinità terribili cui gli uomini devono soggiacere e servire, temere e ossequiare. Non solo gli uomini ma anche la natura e i luoghi sono  ostili. Dirupi e caverne, nei cui meandri gli abitanti si rifugiano al sopravvenire di stranieri, conservano tracce delle più antiche popolazioni stanziali, i Cimmeri provenienti addirittura in tempi remoti dal lontano Caucaso. Il ribollire  del mare sconvolge gli uomini pur audaci nella navigazione, i Tyrsenoi (Etruschi), che arrivano da nord a mercanteggiare e a conquistare quelle coste. Il loro principe  Rasna, bianco nei
capelli ma bello e ardimentoso arriva con la sua nave Kore,  pronto ad ogni conquista, ma soprattutto alla ricerca di un tesoro, il  korallion, da offrire al suo Dio Volutmna e di una fanciulla greca bellissima nota per la sua  voce melodiosa, Leucosia, amata anche da altri.
Giunto sulle coste di quella famosa terra del fuoco,  il mare ribollente ed i marosi in tumulto travolgono la sua nave che si infrange sugli scogli. La ciurma si sparpaglia per salvare la merce, i più fedeli gli sono accanto. Affidati nelle preghiere al potente dio Volutmna hanno attraversato il mare portando con loro la religione etrusca, sulla spiaggia dell’antica Kyme (Cuma). Il luogo pur poco distante da Megaride e da Partenope, in cui vengono venerati altri dei ed altri miti, tra cui emerge il mito di  Parthenos,  rivela una religione propria,  i cui dei primeggiano mentre emerge il mito della  veggente Sibilla. Attorno a lei vivono in preghiera molte vergini, come
Leucosia, allevate alla sua protezione fin da bambine.  Il principe, mentre parte dei suoi uomini è impegnata a riassestare la nave, procede col suo cavallo Melas e la sua spada Elektròn, impedito dalle autorità locali, nella ricerca del misterioso kòrallion, per propiziarsi il suo dio,  e della fanciulla dalla  melodiosa voce che presto incontra rimanendone incantato. Frattanto  procedono i suoi  difficili rapporti con mercanti, sacerdoti, demarchi.
La scrittrice ci offre qui un ritaglio intrigante della civiltà dei luoghi, della religione, delle credenze popolari, del commercio in quelle plaghe di  cui gli etruschi già hanno evidenti conoscenze per il loro navigare nei mari da conquistatori.  Il romanzo d’amore comincia e si intreccia allo scenario convulso dello scontro tra popolazioni e religioni. Ma cos’è questo korallion? Come finisce la storia d’amore? Questo potranno scoprirlo i lettori. 
La scrittura scorrevole e ricca 
offre molti spunti e libertà di immaginazione. Interessanti sono gli inserti letterari: I capitoli, a creare l’atmosfera, sono introdotti da  brevi versi degli antichi poeti Alceo, Calliope, Callino, Ipponatte, Parmenide, Pindaro, Saffo, Teognide, ma anche da stralci tratti dall’oracolo di Delfi o da storici come Eraclito, Esiodo…
 Va sottolineato che lo sprofondare della storia nei millenni addietro può lasciare il lettore stupefatto, ma l’autrice lo aiuta a risvegliare i ricordi classici. Nel corredo del libro vi è un glossario preciso che lo stimola, ed anche l’elenco degli attori e delle comparse è esaustivo e le fisionomie  sono dipinte appropriatamente, la scenografia è perfetta. L’ultimo capitolo, incalzante, è travolgente. Buona lettura.
 Maria Carla Tartarone



2014-06-23