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Memoria e sentimento nella raccolta di versi di Rosanna Di Iorio
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La Di Iorio con “Arianna e il filo” (Kairòs Edizioni) disegna un filo che è il filo dell’esistenza che si dipana nella memoria e che si avvolge nel gomitolo del suo cuore in cui vengono custoditi i sentimenti secondo una geografia di sentimenti, come recita il sottotitolo del libro. Una raccolta che non poteva che essere scritta da una donna: il titolo stesso è un richiamo al femminile, la generosa Arianna che salva il suo amato Teseo e verrà da lui abbandonata. Dai versi di “Una donna” con cui si apre la silloge emana la forza e la tenacia e la capacità di adattamento delle donne:”…tu sei sempre ferma sulla soglia. In un’attesa, come una distanza, un distacco, un non essere. Sospesa…”. Considerazioni amare sul destino della donna riaffiorano di frequente “ti accorgi che tutto è stato inutile e più forte della tua volontà sempre perdente” Con tutta la sensibilità di cui il femminile è capace, l’autrice evidenzia antenne emotive fortemente volte a percepire le fonti della sofferenza esistenziale: nell’attenzione ai rapporti affettivi – rivolgendosi al figlio che ha “perso le ali”, al fratello “diventato sempre più povera cosa” - , interfamiliari- con il padre che è stato assente -, verso l’infanzia abbandonata (il senso di rivolta verso ciò che è ingiusto e dunque la denuncia dolorosa di sofferenze infantili o per i bambini rumeni nei tombini o per il dramma della fanciullezza che si brucia nella rabbia e nella violenza), con i migranti , di cui dice: “ascolta quello che hanno da narrarti i nuovi pervenuti” , verso gli esseri umani tutti perché per gli uomini “la vita è soltanto un eterno disagio di infingarda apparente armonia che ci imprigiona…(in) mille fatue povere illusioni”. Il suo Pessimismo tocca il culmine nello sconforto per il dramma del terremoto d’Abruzzo (l’autrice è abruzzese di nascita), contro l’indifferenza alle brutture del mondo che “ha rinchiuso i nostri cuori ai fratelli” Il motivo conduttore è quasi sempre la memoria: vi è una nostalgia continua del passato, i ricordi dell’infanzia, delle illusioni, degli affetti perduti. Ritorna di frequente il richiamo alla madre, che è stata guida sostegno e compagna, e il richiamo a “frammenti di memoria di quando fiorivano i meli”, la ricerca dei “giorni scivolati via senza orme” “memorie di visi mai scordati” ma anche la nostalgia d’amore che non c’è più “sempre più lontano. Continuamente vicino”. Il ricordo dei luoghi dei momenti belli: Sorrento, Milano, ma anche il presente nella difficoltà d’esistere, l’incomunicabilità e la ricerca d’amore universale come necessità degli esseri umani di darsi amore liberi da “tutte le miopie”, il piacere della solitudine per ritrovarsi o per cercare di dimenticare dolore e delusione che il vivere riserva: “vivere è un sonno atteso. Che non viene”. Nonostante punte forti di sconforto un filo di speranza illumina e addolcisce il presente insieme al conforto della fede e della preghiera che l’ha aiutata a lenire l’angoscia in attesa del trapianto di cuore, e di conseguenza il pensiero grato a colei che quel cuore le ha donato per la quale “si è chiusa ogni stagione” e “non è stato facile entrare nei tuoi battiti. Gioioso l’affetto per la nipotina e l’idea che il sole tornando porti le nostre speranze “dove comanda veramente amore”. La raccolta è composta da una settantina di idilli gentili, teneri, introspettivi, emozionali, di attenzione al sociale, espressi in uno stile carezzevole ma con punte acute di sofferenza, con la costante del ricordo di un‘età felice e di chi non c’è più e un presente fatto di interrogativi e perché, che, come si è detto, trova conforto nella speranza e nella preghiera. Un filo in cui vengono infilati come coralli degradanti di una collana i momenti della vita: più grandi e centrali quelli del passato a partire dalla infanzia e più piccoli via via che ci si avvicina al presente. Il filo di Arianna doveva guidare Teseo ad uscire dal labirinto verso la salvezza, qui il filo è il filo dell’esistenza, come dicevamo in apertura, che viene ripercorso per ritrovare la luce anche in virtù della poesia che offre “ali dorate per volare sul mare”, per sognare al di sopra dei “quartieri avvelenati” dove “le vite fatte ombra oscurano la strada”. Yvonne Carbonaro |
2013-11-11
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