articolo 1904

 

 
 
Antonio Spagnuolo
Il senso della possibilità
 











Dell’attività poetica di Antonio Spagnuolo si sono occupati in tanti. Anche perché si tratta di un autore che ha dedicato a questa “militanza”  un lungo cammino, si direbbe anzi una vita intera. Non a caso della sua opera hanno scritto alcuni tra i maggiori esperti e critici del settore, così come i suoi versi hanno  conosciuto a più riprese diverse  edizioni e traduzioni.
Spagnuolo torna in libreria in questi giorni con una nuova silloge che sotto molti aspetti  può rappresentare davvero un punto di arrivo, o meglio il momento in cui si riassembla felicemente il lungo cammino del poeta nelle sue molteplici sfaccettature: tematiche, lunguistiche, filosofiche.Il tutto per raggiungere un approdo conquistato (o forse ancora da conquistare)  grazie a quella emersione che come sostiene felicemente Carlo Di Lieto nella prefazione  “sta dietro la liquidità interiore del poeta” e “in questo attraversamento inatteso di epifanie subliminali, la
sfera del reale confligge con la latenza inconscia”.
Occorre dire che Spagnuolo è poeta autentico e per questo  richiede al suo verso una comprensione di vita, o almeno una via di uscita dalle secche dell’esistenza che continuano  per così dire ad accordarsi “ai debiti della notte”. Giacchè il fantasma della poesia, come suggerisce ancora Di Lieto “non risparmia la fuggevole caducità dell’essere e la consapevolezza dello iato che esiste tra ciò che è stato  e il sentimento della perdita”.
Forse  un “escamotage” possibile  potrebbe essere rappresentato dal linguaggio o meglio ancora dalla parola che consente al tempo stesso d’essere conoscenza e consolazione, memoria e realtà presente. E qui Spagnuolo si mostra al meglio delle possibilità poichè il verso è ammaliante, è capace  cioè di risvegliare nel lettore assonanze e pensieri  al di là del dato sensibile. Il poeta ci ricorda ancora una volta  – per riprendere   e parafrasare
una sua precedente raccolta -  che la vita ha bisogno  di “rapinare alfabeti”, che è poi la condizione e il compito  stesso del poeta. E giunge qui in soccorso  quello che Spagnuolo   ci propone nella seconda parte del volume, dedicata alla musa ispiratrice che non c’è più , vale a dire la compagna scomparsa di una vita intera, l’amata e insostituibile Elena. Qui la parola  si definisce    e precisa  laddove  “prigioniero del vuoto”, il poeta  ascolta stupito e interdetto  “sciogliersi le ore/nel libro duro dei sogni/per l’assoluto incanto di preghiere”/; quando “anche l’ultimo abbraccio costrige  lo sguardo a ricordi”. E tutto diventa incerto ed incolore   e la stessa esistenza pare non   esprimersi più : “La tua voce è nell’eco di foto/che non comprendono se io vivo ancora/ o inceppo nel vuoto…”/.Ma il verso trascende il dato personale e la  poesia diventa epigrafe di un destino comune, in un universo dove tutto è  ridotto a particelle infinitesimali: “briciola sperduta non sai toccare il perdono/tra la paura del tuo piede bloccato/e le deliziose mani./ Inseguo le tue ombre quotidiane/per rubarti un sorriso”/.
Antonio Filippetti

Antonio Spagnuolo
Il senso della possibilità,
Kairos Edizioni,pp.102, 14 euro



2013-09-11