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I “Percorsi alternativi” L’ultima raccolta poetica di Giuseppe Vetromile nasce per così dire da un assunto di fondo, in qualche misura perfino ovvio e scontato e che potremmo sommariamente riassumere in questo modo: se l’esistenza fosse in qualche misura “sufficiente” (avesse un senso) non esisterebbe ovvero non ci sarebbe bisogno della poesia. La quale poesia ovviamente è l’esigenza, per ricordare Arthur Rimbaud, di trovare “il luogo e la formula”, vale a dire il punto fermo capace se non altro di ancorare la nostra vita ad un qualcosa di fisso, almeno per qualche tempo. Vetromile riflette sul destino che ci accomuna e che ci vede perennemnte sospesi in balìa del caso. E qui i riferimenti poetici e culturali davvero non mancano. In senso generale non possiamo non riconoscere che siamo tutti legati ad eventi imperscrutabili o del tutto occasionali che tuttavia possono orientare o addiritutta definire la nostra storia e fissare il nostro destino. La famosa, per così dire, pallina del “Match Point” di Woody Allen che si ferma per un attimo sul nastro che divide il campo di gioco, determinerà in modo del tutto fortuito vittoria e sconfitta di chi sta giocando.E così avviene ogni giorno anche nella nostra stessa esistenza. Ma è sul piano più strettamente poetico e letterario che Vetromile si apparenta alla grande riflessione poetica del nostro tempo. Laddove, ad esempio, si riferisce apertamente ad Eugenio Montale chiamato appunto in causa per ricordarci che “un imprevisto è la sola speranza del nostro viaggio” . Lo stesso poeta in una delle sue liriche più incisive aveva puntualmente asserito che “noi non sappiamo quale sortiremo domani: oscuro o lieto”.Ma anche su un altro versante, quello, ad esempio, della prima produzione poetica di T.S.Eliot, riscontriamo il dubbio e l’incertezza del destino: il giovane Prufrock nel suo disperato “canto d’amore” non sa quale sarà l’evoluzione del proprio cammino e le condizioni in cui dovrà (potrà) vivere ed operare. Ed è proprio in questa corrispondenza “sentimentale” che Vetromile coglie nel segno ed impone un riscontro esistenziale che è anche un esame di coscienza. Il viaggio cui si è fatto già riferimento può risolversi senza aver acquisito un senso, ovvero raggiunto una meta. È come un andare e tornare per sentieri sempre uguali e senza approdo e ritrovarsi ancora girovago “con infiniti spiegazzati biglietti di andata e ritorno”. Perché il teatro dove si svolge la recita sembra essere una stazione ferroviaria dove “tutti hanno l’aria afflitta di chi/prima o poi/bisogna che si decida a lasciare la piattaforma/salire sul primo vagone casalingo/lasciarsi trasportare nel regno delle favole”.Se ci fosse un orientamento chiaro sarebbe tutto più facile, ma ci sono sempre diverse opzioni tra cui scegliere e sempre “la verità a portata di mano/regredisce nel sogno/se non la si dipinge nel cielo/con inchiostro indelebile”. Ed allora forse qualche via di uscita sta proprio nella scrittura, ovvero nella poesia che si nutre di parole e che è l’unica che può disegnare un “orizzonte non caduco”. E’ forse solo qui che “la mano del poeta tenta una carezza sulla distesa di colori” e che può disegnare con “una matita che non lascia traccia” una linea di sviluppo. E con la poesia giunge anche una pienezza di sè, una consapevolezza inaspettata ma capace di riconoscere sia pur precariamente ciò che ci gira intorno ed accettare stoicamente il dato del reale: “fiorisce intanto il mandorlo/in questa pazzia e nessuno più gli dà retta/ed io aderente alle nullità televisive/ancora/nonostante tutto/ mi sopravvivo”.Grazie ad una fascinazione linguistica che dà la misura della maturità del poeta, questi “Percorsi alternativi” di Vetromile rappresentano un momento di universale meditazione sul nostro tempo e sulla condizione umana e culturale nella quale siamo immersi. Antonio Filippetti
Giuseppe Vetromile “Percorsi Alternativi”, Marcus Edizioni,pp70,euro 10,00
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2013-07-08
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