articolo 1625

 

 
 
UNA “GRAECIA MINOR”TRA I PAESI RIVIERASCHI DEL MAR NERO
Storia e arte dalla Tracia alla Bulgaria.
 







di Emilio B E N V E N U T O




Posto  all’incrocio  delle  grandi  vie  tra  Oriente  e  Occidente  e tra Nord  e  Sud,  dalla  pianura  danubiana  all’Egeo,  il  Paese   detto  B u l g a r i a è sempre stato un punto d’incontro e di passaggio di popoli diversi: un arricchimento continuo delle civiltà di quelle terre, ma anche una serie di invasioni, di disastri, di distruzioni. Fin dalla più lontana preistoria l’uomo, cavernicolo, appare sulle montagne bulgare, così come più tardi, palafitticolo, lascia tracce di sé nella pianura, lungo i grandi fiumi.  I ritrovamenti paleontologici testimoniano insediamenti umani a partire dal paleolitico e poi, attraverso il mesolitico, il neolitico, l’eneolitico, fino all’età del bronzo, nel II millennio a.C. In questo periodo si possono considerare stanziate le tribù traci, di ceppo indoeuropeo, scese dal nord al di qua del Danubio.

La posizione geografica della Bulgaria ne ha sempre fatto un punto d’incontro tra le civiltà mediterranee e danubiane. Le testimonianze dal paleolitico all’eneolitico non distinguono il territorio della vasta e compatta area balcano-danubiana. Gli uomini vivono in villaggi di piccole, alture, tell  [ il vocabolo, dall’iranico tepe (= altura), è termine usato nei Paesi di lingua araba come prefisso per diversi toponimi; per gli archeologi indica un’altura artificiale formata per l’accumulo, nella medesima località, di strati di insediamento attraverso parecchi secoli e, talora, millenni ].

 La ceramica rinvenuta in Bulgaria è incisa e dipinta in bianco con motivi a spirale-meandro, o dipinta in rosso a graffito con motivi a intreccio; notevole è anche la produzione di piccole capanne plastiche e di idoletti in marmo di divinità femminili del tipo cicladico. Dal III al II millennio a.C., gli archeologi distinguono tre (o quattro?)  periodi, di cui l’ultimo è quello della cultura di Vàdastra, conclusasi intorno al 1800 a.C.

La cultura di Vàdastra rappresenta la prima rottura col passato: si è in presenza di un’invasione di popoli indo-europei provenienti da nord, i  T r a c i. Per tutto il II millennio, nell’Eta del bronzo,   La civiltà tracia si esprime soprattutto nella costruzione di dolmen, monumenti funerari trilitici, e in incisioni rupestri.

style="mso-bidi-font-style: normal">Nei dintorni di  Belogradçik, a Rabisha, modesto villaggio presso un azzurro lago carsico, si apre la celebre  g r o t t a    d i    M a g u r a, la più nota e la più vasta della Bulgaria. Lungo quasi tre chilometri di percorso, oltre alle formazioni calcaree, sono di grandissimo interesse le pitture rupestri dell’età del bronzo (ss. XIII- IX a.C.)  che si accompagnano a quelle incisioni, eseguite con guano di pipistrello: vi sono disegnati animali, uomini e donne e scene di caccia e di  danza rituale. Va però lamentato che molti disegni vi sono stati arbitrariamente aggiunti per favorire la ripresa di un documentario cinematografico ( ! ). Nella produzione di vasi, ceramici e metallici, di questo periodo, si fondono elementi carpato-danubiani e micenei ed egei; il capolavoro più alto è costituito dal  tesoro aureo di Vàlçitràn (Museo Archeologico di Sofia). Questo tesoro si colloca tra l’ età del bronzo  e quella del ferro, dalla fine del II alla fine del I millennio a.C. In questo periodo la civiltà tracia si afferma nella forma più matura, appoggiata dalla potenza militare degli O d r i s i, e si esprime nella costruzione di tombe a tumulo, nella zona di Plovdiv,  di derivazione scitica, tipica della zona danubiana.

Nel  sec.  VII  a.C.  compaiono  sulle  coste pontine i coloni greci, A t t i c i provenienti da Mileto, città dell’Asia Minore e, nel sec. V a.C., ha inizio, da sud, la pressione m a c ed o n e: i due fatti portano a una lenta e profonda ellenizzazione della civiltà tracia, pur non perdendo mai di vista alcune caratteristiche danubiane. Nei ss.  IV e III  si costruiscono tombe  a dròmos (= corridoio) e thòlos  (= cupola), nelle quali  compaiono  pitture  e  fastosi corredi aurei, cone il  t e s o r o   d i P a n a g j u r i s h t e, di netta arte ellenistica (Musei Archeologici  di  Plovdiv e Sofia).

A Panagjurishte, località archeologica della regione di Plovdiv, nel 1949 si scoperse questo straordinario tesoro di vasellame d’oro, che doveva essere appartenuto a un principe trace.  Esso comprendeva quattro ryta  a forma di testa taurina di cervo e di ariete e decorati con scene mitologiche, tre inochòe ornate tra fugure di animali,  un kèramon con la scena di Achille tra le figlie di Licomede e una patèra   decorata con ghiande e teste negroidi. Il tesoro, opera di artista greco, risale alla seconda metà del sec. IV a.C.

Opere eseguite in Grecia e importate erano,  oltre agli abbondanti vasi  attici a style="mso-spacerun: yes"> figure nere o  rosse,  la statua bronzea di Apollo, lavoro di K à l  a m i s  per la città di Apollonia Pontica, poi portata a Roma da Lucio Licinio Lucullo, e la stupenda stele ionica di A b a x à n d r o s (fine del sec.VI a.C.). Capolavoro di arte ellenistica sono anche i bellissimi affreschi  di  Kazanlàk.

style="mso-bidi-font-weight: normal"> A p o l l o n i a   P on t i c a, oggi Sozopol, città sul Mar Nero, fu colonia di Mileto, fondata nel 600 a.C. su alcune isolette. Scavi del 1904 hanno rinvenuto anche tutta  una serie di terrecotte, relative al tempio di Apollo, che diede il nome alla città

 Kazanlàk  è l’antica T o n z u s. Vi è stata scoperta, nel 1944, una tomba a thòlos, dal diametro di m. 2,65, trace, di epoca ellenistica, probabilmente del sec. III a.C. Era decorata col notevole complesso delle suddette pitture murali, raffiguranti scene di combattimenti, banchetti funebri, immagini di defunti, etc.

L’urbanizzazione della regione è tutta opera r o m a n a: dopo la conquista militare (129 a.C.) e la costituzione delle due province della Mesia (15 d.C.) e della Tracia (46 d.C.), città fortificate sorgono sia lungo il Danubio che nell’interno, mentre la Pentapoli Pontina, costituita dalle cinque città di fondazione greca sul Mr Nero, continua ad avere una vita culturale autoctona.

A  N i c o p o l i s   a d   I s t r u m, città dela Mesia non lontana da Tarnovo, sulle rive del fiume Jantra, l’antico Ligynus, affluente del Danubio, scavi bulgaro-francesi degli anni 1900-06 hanno messo in luce le mura che racchiudevano la città, quadrangolare, e il Foro (m. 55 x 42), con molte basi di statue e alte sculture.

Gigen style="mso-bidi-font-style: normal">  sorge  non  lontano  dalla  città   romana  d i C o l o n i a   U l p i a   O e s c u s, fondata nel sec. I d.C. presso la riva dell’Iskàr come guarnigione della Legio V Macedonica e divenuta molto importante dopo la costruzione del grande ponte sul Danubio, opera del celebre architetto A p o l l o d o r o   d i   D a m a s c o, inaugurato da Costantino il Grande nel 328. Gli scavi, condotti dal 1905 da una Missione Archeologica Italiana e proseguiti da archeologi bulgari,  hanno identificato il tracciato delle mura pentagonali, del decumano e di un grande edificio termale del sec. III; in un Museo, attrezzato dalla Missione italiana, sono i ritrovamenti: iscrizioni, stele funerarie, frammenti di statue e un bellissimo mosaico con una scena della perduta commedia “Achei” di Menandro (342-292 a.C.).

La capitale della Bulgaria, Sofia, è la U l p i a   S e r d i c a del celebre Concilio post-niceno.  Conserva alcune torri e porte della città romana (ss, III-IV). Nel calidario delle terme fu ricavata, nel sec. V,  la Chiesa di S. Giorgio.

Abitato fin dalla preistoria, il distretto di Varna, estrema parte  meridionale dell’altopiano della Dobrogia,  era abitato dalla tribù trace dei C r o b i s i. quando, verso il 580 a.C., coloni greci provenienti da Mileto vi fondarono O d e s s ò s. Appare essa nella storia con Filippo II di Macedonia e macedone rimase dal 340 al 280 a.C., quando entrò a far parte della Lega Pontica con le altre quattro città portuali indipendenti del Ponto Eusino; durante la dominazione romana conservò il diritto di battere moneta. Semidistrutta dagli Unni già nel 250 e da essi occupata, fu la sede del trattato tra Attila e l’Imperatore Romano d’Oriente Teodosio II, che a stento salvò l’Impero; Giustiniano iniziò nel 540 la ricostruzione della città. Venne saccheggiata dagli Avari nel 586 e, strappata di Bulgari del Khan Asparuh nel 681 all’Imperatore Costantino IV Pogonato , diventò Varna, la terza città e il principale porto della Bulgaria. L’ Arheologiçeski Muzej vi custodisce: ritrovamenti del paleolitico;  antichità romane: stele, iscrizioni, frammenti di statue e di mosaici; reperti dell’antica Odessòs: vasi greci dell’Asia Minore e dell’Africa, bronzi, utensili, monete e piccola plastica d’epoca romana; frammenti lapidari e plastici bizantini, etc.   Le terme romane sono il maggiore monumento del genere in Bulgaria. Già note come T o r r e   R o m a n a per la parte emergente, il complesso è stato scavato da archeologi italiani e bulgari: risale all’epoca di Antonino Pio (138-61 d.C.) e solo gli scavi hanno accertato la destinazione termale e non militare, come si credeva. Le fondazioni delle varie parti classiche delle terme sono perfettamente leggibili. Tra le rovine venne costruita nel 1838  la Chiesa greca di Sveti Ananas, che ospita oggi l’Ikonopisen Muzej.

P h i l i p p o p o l i s, oggi Plovdiv, a est di Sofia, fu fondata da Filippo II di Macedonia nel 382 a.C. e in età romana divenne il capoluogo della Tracia. Fu saccheggiata dai Goti nel 251 d.C. Gli scavi hanno rintracciato parte delle mura del sec.IV a.C., delle terme romane e dello stadio innalzato da Bassiano Aurelio Antonino Caracalla (211-17).

Nella necropoli di D u r o s t o r u m (Silistra), castrum sulla riva destra del Danubio, nella provincia delle Mesia Inferiore, che ebbe grande importanza nel sec. II d.C., è stata scoperta, nel 1942, una tomba a camera (m. 3,30 x 2,60) con le pareti dipinte a figure entro riquadri, raffiguranti la famiglia del defunto con i servi, e il soffitto a finto cassettonato. Lo stile tardo-antico con elementi classicheggianti ha fatto datare le pitture intorno al 330 d.C.

 Introdotto nel sec. III, il Cristianesimo è, fin dall’inizio,di impronta bizantina. I monumenti architettonici paleocristiani non vanno però oltre il sec. V.

A Nesebàr ,quanto resta della S t a r  a   M i t r o p o l i a, costruita nei ss. V-VI, simile alla Chiesa di S. Sofia di Sofia, rivela robusti muri ad assise alternate di pietra e cotto, o0rnati da un doppio ordine di arcate, tre navate, di cui quella centrale absidata, separate da due ordini sovrapposte di arcate, e pavimenti a mosaico. A sinistra dell’abside, in alto, un’iscrizione in greco riporta il secondo versetto  del Salmo 102 (101):  “ il mio grido giunga fino a te ”. Altri esempi illustri di questa arcitttura paleocristiana bizntina sono, a Sofia,  la Chiesa di S. Sofia e, a Perustica, la cosiddetta “Chiesa Rossa”.

class=MsoNormal>S v e t a   S o f i j a è uno dei più illustri monumenti bizantnii della penisola balcanica, raro esempio di architettura di transizione tra Occidente e Oriente. Sul sito di due precedenti Chiese dei ss, IV-V (ne sono visibili gli scavi), l’Imperatore Giustiniano fece erigere nel sec. VI l’attuale edificio mediando moduli latini e bizantini: tre navate precedute da nartece,  volte a botte chiaramente romane, parte centrale a croce greca iscritta nel quadrato e sormontata da cupola; l’interno è deturpato dall’intonaco. Al tempo della dominazione turca, sotto Sijaush Pasha la Chiesa fu trasformata in Moschea (Sijaush Pasha Dzhamija) e, alla fine, abbandonata  e destinata a ripostiglio dei vigili del fuoco; restaurata a partire dal 1910, fu riconsacrata nel 1930.

Nei   pressi   di   Perustica,  borgo  agricolo  distrutto  nel  1876  dai Turchi  col  massacro  dei suoi  600  abitanti,  sono   le  rovine  della  C ’ e r v e n a t a   C à r k v a, dei ss. V-VI, con nartece, esonartece e piano quadrilobato.

L’invasione protobulgara e la costituzione del primo Regno bulgaro (681) bloccheranno poi, per circa tre secoli, l’espansione dell’arte bizantina.



2011-12-02