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Nel cibo i segreti di famiglia |
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A costo di essere considerati esterofili, confessiamo di preferire la narrativa straniera a quella italiana. Non è solo come si racconta una storia ma anche cosa ci si inventa a fare la differenza. Leggete il romanzo “L’inconfondibile tristezza della torta al limone” di Aimee Bender (Minimum Fax, pp. 332, euro 16,50) e capirete. Alla vigilia del suo nono compleanno la piccola Rose scopre di possedere un dono: quando mangia avverte nel cibo le emozioni provate da chi lo ha preparato. Angoscia, disperazione, frustrazione, rabbia: questi ed altri sentimenti investono la timida protagonista per cui il pasto diviene un tormento quotidiano. Non sorprende che Rose finisca per prediligere merendine ed alimenti in scatola dal sapore asettico ed innocuo alle prelibatezze materne o ai dolci venduti in pasticceria. Il cibo, invece di tramutarsi in una fonte di consolazione come nel celebre “Il pranzo di Babette” della Blixen, diviene l’inopportuna via di accesso a tutto ciò che si cela dietro la normalità borghese: bugie, rancori, sotterfugi si manifestano proprio a tavola dove Rose verrà a conoscenza dei segreti di famiglia (le torte preparate dalla madre sono una spia della sua relazione adulterina). Questo dono – rivelatosi una maledizione tale da spingere Rose a volersi strappare la bocca e a disertare i pasti alla mensa scolastica – susciterà più incredulità che preoccupazione negli adulti. Solo George, amico di suo fratello Joseph, prenderà sul serio la bimba, sottoponendola ad una serie di esprimenti con lo stesso zelo di uno scienziato al cospetto di un fatto in apparenza inspiegabile. Non senza difficoltà Rose imparerà a convivere con questa strana facoltà, preferendo tacere su quelle scomode verità che minerebbero l’armonia familiare. Originale connubio fra fiaba e realtà, la vicenda mostra il divario fra due mondi inconciliabili: rispetto agli adulti, egoisti ed immaturi, le nuove generazioni sono decisamente più sagge nel gestire i propri comportamenti e nel venire a patti con una realtà dal gusto amaro. Quanto mai attuale nel dipingere il disagio giovanile, il romanzo della Bender eleva il rapporto amore-odio col cibo a metafora della difficoltà di ognuno di crescere e di accettare gli altri, senza sottrarsi alle sfide che la vita ci pone davanti ogni giorno. Monica Florio |
2011-11-18
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