articolo 1595

 

 
 
Un ritorno poetico
 











Ischia, intesa come terra dell’anima si ripropone attraverso  la poetica di Paola Casulli nei paesaggi, negli odori, nei fiori, nelle atmosfere. Ma non è solo questo perché le liriche radunate in “Pithekoussai – Canti di un’Isola” (Kairòs Edizioni, € 10,00,  pp.72)  hanno una densità espressiva che forma quasi un poema unico e rappresentano forse un pellegrinaggio, inteso in senso alto, un ritorno alla propria terra,  per coglierne i segreti, come un novello Ulisse che anela la sua patria, la sua Itaca.
Un titolo greco allora: Pithekoussai, un ritorno alle origini greche, di quando Ischia si chiamava Pitecusa ma anche un omaggio alla poesia greca, alla poesia primigenia, perché in queste intense liriche che Paola Casulli dedica ad Ischia appare tutto il fondamentale humus delle nostre radici, di ciò che di profondo ci lega alla terra natia.
Per Paola Casulli Ischia rappresenta proprio
l’inizio di tutto, poiché lei è originaria di questa terra in quanto vi è nata,  pur lasciandola a pochi mesi per seguire il padre che viaggia per l’Europa. Però il legame con Ischia rimane forte e fondamentale nella sua vita, ed è un eterno ritorno per riscoprirla, ritrovarla, come dimostrano queste 47 liriche di affascinante vena poetica.
Dalla poesia di Paola Casulli emerge dapprima ciò che appare visibile di Ischia, appunto i paesaggi, i colori, gli odori ma soprattutto è insito in queste poesie ciò che è nascosto nelle pieghe dell’isola, ciò che rappresenta il suo fascino segreto. Qualcosa che parla al cuore al di là dei tramonti, del mare, al di là dei suoni consueti.
Perché Ischia, per chi la ama e la conosce bene ha questa duplice valenza: dapprima incanta per la bellezza dei suoi paesaggi, delle atmosfere, ma infine cattura come un canto delle sirene per quello che risiede nei suoi significati più profondi, in ciò che non appare ma è più forte e coinvolgente del
significato che emerge agli occhi di tutti. Una dolce malia che incanta e fa desiderare di appartenervi. Questa seduzione nascosta è comune, come una costante, alle isole, alle terre circondate dal mare che hanno una  indole appartata, lontana dagli affanni del quotidiano e dunque rappresentano un mondo altro. Un mondo, per chi lo conosce e lo sa cogliere, per chi non è viaggiatore frettoloso, che sedimenta le ore, i giorni, il tempo, che aiuta alla contemplazione, alla riflessione, affina le sensibilità e i sentimenti poetici.
Pertanto è l’ammaliante e celato fascino che promana dall’isola che Paola Casulli recupera e porta alla luce. Attraverso di esso, come per magia, si dispiegano memorie, ricordi, i giorni vissuti sull’isola, immortalati in una forma poetica di ineludibile spessore che arriva diritta attraverso un linguaggio poetico alto e che non si compiace, con una precisa scelta nelle parole che si trasformano in suoni, metafore, visioni.
Una poesia che scava nella
struttura dell’isola, che ne restituisce un sentire intimo e profondo, lontano da clamori ed oleografie.  Ma anche una poesia che parla di memorie comuni, di gesti usati, dove si percepisce una appartenenza condivisa, isolana, che proprio in quanto tale ne conosce i codici, i segnali, le alternanze di voci che la rendono, in questo, universale: sul verde intonaco dell’orizzonte tornano i pescatori con l’iride nell’oscurità nell’ora che batte le ritrovate sponde.
Una poesia visionaria che comunica anche per immagini, per visioni poetiche, facendo emergere, attraverso una sapiente architettura le emozioni, i languori dell’estate, il trascorrere del tempo: presto arriverà il Mese languido – e andremo – la nostra splendida città ammaliata
In conclusione una poesia che si fa leggere e coinvolge come una terra assolata e un mare necessario alla vita del quotidiano. di Delia Morea



2011-10-30