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Alfabeta2. Rinasce la rivista di cultura politica e arte |
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E’ uscito il nono numero di Alfabeta2, la nuova serie della prestigiosa rivista di cultura politica, letteratura e arte. Alfabeta fu «l’ultima rivista del Novecento italiano, l’ultimo nucleo culturale che tiene acceso il dibattito letterario, politico e culturale fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta». Sono parole di Romano Luperini riferite alla prestigiosa rivista che, dal ’79 all’ ’88 (ne uscirono 114 numeri), fu pubblicata mensilmente per iniziativa di Nanni Balestrini, il quale fu affiancato da una redazione che includeva, fra i filosofi, personaggi del calibro di Umberto Eco e Pier Paolo Rovatti, fra gli scrittori, Paolo Volponi e Francesco Leonetti, e ancora il grafico Gianni Sassi e Mario Spinella e ultimo fra i citati, non certo per importanza, Gino di Maggio. In futuro si aggiungeranno Maurizio Ferraris, Omar Calabrese e Carlo Formenti. A collaborare con la rivista furono intellettuali legati alla sinistra radicale (oltre a Balestrini, Formenti e Leonetti, anche Alessandro Dal Lago) e altri personaggi provenienti dall’intellettualità d’avanguardia del tempo (Gruppo ’63) e, ancora, figure politicamente assimilabili all’area Pci, e tanti altri, incluso un certo Massimo Cacciari, molto prima che diventasse sindaco di Venezia. E’ questo il background di una rivista che ha fatto storia e che, dall’8 luglio del 2010, è tornata ad arricchire il panorama culturale del nostro paese col nome di Alfabeta2, (MUDIMA Edizioni) diretta da Gino Di Maggio. Nella redazione nuove figure lavorano accanto a personaggi della vecchia guardia, con la centralità, come allora, di Nanni Balestrini e di Umberto Eco. Siamo stati particolarmente ben impressionati dalla scelta di Alfabeta2 di dedicare ciascun numero a un artista contemporaneo, le cui opere punteggiano le pagine della rivista con una scelta mensilmente monografica. E così da Kounellis a Fabio Mauri, a Baruchello, a Carla Accardi, a Pistoletto, a Castellani siamo giunti al numero attualmente in edicola, in cui una splendida selezione di immagini di opere di varie stagioni creative di Pizzi Cannella fanno di esso - non esageriamo - un vero e proprio pezzo da collezione. Non vi è alcun dubbio che vada salutata con favore la scelta di questo gruppo di vecchi leoni dell’intellettualità italiana di scegliere il meglio dell’arte contemporanea, non certo per "decorare" le pagine della rivista ma per arricchirle di senso. Quel senso che contribuisce - attraverso l’arte - alla conoscenza, con strumenti e modalità altri, ma non meno efficaci, rispetto agli specialismi della cultura filosofica, poetica e letteraria. L’arte, infatti, come le altre discipline, corrisponde e risponde ad esigenze primordiali che sono fra loro affini avendo tutte a che vedere, in ultima istanza, con una necessità di emancipazione dai limiti esistenziali individuali e da quelli inerenti alla propria appartenenza di classe. Non a caso, indipendentemente dai contenuti sempre di altissimo livello, di più ci ha entusiasmato lo sfogliare il primo numero della rivista dedicato a Kounellis e questo ultimo numero dedicato a Pizzi Cannella, proprio per la capacità condivisa da questi due grandi autori, per altro diversissimi fra di loro, di fare dell’arte una questione insieme personale e civile. Una faccenda non per pochi eletti, insomma, ma per grandi masse di popolo viste dagli autori nel dipanarsi delle loro angosce quotidiane, sia quelle circoscritte nelle stanze del privato che quelle che riempiono di sé gli scenari della storia. In particolare, il numero attualmente in edicola e nelle librerie, a partire dall’immagine della copertina, presenta alcune delle opere di Pizzi Cannella attualmente esposte, in occasione della personale "Chinatown. Invito al viaggio", presso la sede della Fondazione Mudima a Milano, di cui Gino Di Maggio è presidente, visitabile fino al 13 giugno. "Chinatown" è il grandioso affresco (composto da oltre sessanta grandi carte) di un viaggio verso l’Oriente, già esposto presso le Paglierie di Palazzo Pitti a Firenze e che successivamente sarà trasferito presso il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Saint-Etienne. Un viaggio verso quel "misterioso altrove" che Marco Polo fra ai primi esplorò, un mondo lontanissimo da noi e pure spiritualmente e filosoficamente vicino agli antefatti presocratici della nostra cultura. Purtroppo, oggi, i destini di questi due mondi, quello Orientale e quello Occidentale, sono fortemente minacciati dai processi regressivi imposti da una globalizzazione che tende a impregnare di sé persino i recessi più reconditi di una cultura antichissima. Un enorme processo di banalizzazione globale rischia, come un grande fiume tossico, di portare via tutto con sé, di cancellare pensieri, immagini e sensibilità artefici di un mondo ingiusto e imperfetto ma anche magnificamente diversificato e potenzialmente in grado di modificare se stesso. Alla deriva di senso che vorrebbe cancellare qualsiasi diversità e qualsiasi possibilità di trasformazione, all’insegna di un deprimente "consumo ergo sum", Pizzi Cannella resiste dando vita a una splendida antinarrazione ostile alle giaculatorie del postmoderno, capace di guardare al passato e all’altro da sé per proporre una propria concezione poetica del mondo. Molte immagini della produzione pluridecennale di questo grande artista è possibile ammirare, sfogliando la rivista che anche nel suo essere di grande formato tradisce la propria originalità. Si tratta di immagini di opere presentate al di fuori di una scansione cronologica, capaci di riportare quella concezione circolare dei temi, delle emozioni e del tempo che caratterizza la ricerca del pittore romano. E così gli abiti, le mappe, le ombre cinesi, i pianoforti, i lampadari, i ferri battuti abitano nelle pagine di Alfabeta2. Sono gli articoli dell’intelligenza e del cuore del pittore, accanto a quelli di Alberto Burgio, G.B. Zorzoli, Furio Colombo, Sergio Bologna, Dario Banfi, Marino Badiale, Massimo Bontempelli e di tanti altri autori. Chi compra la rivista non pensi di poterla leggere davanti al televisore o digitando messaggini sul telefonino. La lettura di Alfabeta2 richiede la calma che serve. Le pagine vanno lette e, se serve, anche rilette perché lo scopo di chi scrive sempre e comunque non è quello di "banalmente informare" ma di riflettere e approfondire temi di grande complessità e importanza. Chi cerchi il puro ristoro di una compagnia rassicurante e superficiale si rivolga ad altro, anche se a tratti è capitato anche a noi leggendola di fare un poco di fatica. Ma anche la corsa e l’allenamento richiedono fatica e non c’è chi possa in astratto disconoscerne il valore in senso astratto. Così di grande interesse è stato, nel numero scorso, l’inserto su L’idea di Comunismo che raccoglie i testi di un convegno londinese del 2009, tenutosi per iniziativa di Alain Badiou e Slavoj Zizek. La pubblicazione integrale degli atti di quel convegno è oggi disponibile anche in italiano grazie all’uscita per Derive Approdi del libro che prende lo stesso titolo del Convegno. Insomma, chi non abbia paura di mettere alla prova la propria intelligenza e la propria sensibilità ha oggi una nuova possibilità. Si chiama Alfabeta2. A luglio la rivista compirà un anno di vita, sarà una buona occasione per festeggiarla come merita. Roberto Gramiccia
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2011-05-23
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