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Il libro di Patrizio Zona intitolato “Scolpito”, al di là della originalità della proposta, è un’operazione che crea un certo imbarazzo anche nel recensore esperto e consumato. Si tratta infatti di un testo che può alimentare una perplessità sostanziale in quanto che non è configurabile in un genere definito: non è un prodotto d’artista come a prima vista potrebbe sembrare e tenuto conto che l’autore è un apprezzato scultore di lungo corso, poiché il libro è scritto da capo a fondo, ma nello stesso tempo si presenta come un unicum nel senso che Zona lo ha corredato di sculture/incisioni a fronte di ogni pagina che non solo rappresentano un controcanto del testo scritto ma contemporaneamente modificano di poco o di molto la “sceneggiatura” in quanto ogni copia si presenta con una piccola (o grande a seconda delle interpretazioni) diversità, visto che ogni volta l’autore ha inteso variare qualche “tono”. Si capisce allora che ci troviamo di fronte ad una operazione preziosa in termini estetici ma anche tecnici che ha richiesto tempo e soprattutto uno studio certosino difficilmente riscontrabile in questo periodo. Tuttavia occorre dire che probabilmente il libro non sarebbe nato se non vi fosse alla base l’esigenza che Zona avverte di confrontarsi col proprio tempo al di là della specificazione professionale. E’ qui che lo scrittore si qualifica e fa tutt’uno con lo scultore, realizzando un’opera al tempo stesso originale e ricca di allusioni. Zona dichiara la coordinata da cui è partito, la esplicita anzi chiaramente sin dalla prima pagina: “Questo libro è dedicato a quelle persone che almeno una volta hanno sentito il bisogno e il desiderio di fermarsi ma non sono riusciti a farlo”.Si capisce subito allora qual è l’obiettivo che l’autore si è proposto e la strada che intende percorrere. Il riferimento è decisamente rivolto alla nostra epoca frettolosa e superficiale, che non consente riflessioni profonde anche perché tutta soggiogata, persino in maniera inconsapevole, dai falsi miti del proprio presente: una ricerca affannosa e mai paga di traguardi effimeri che fanno perdere di vista i valori essenziali e che omologano l’esistenza dei più in un cliché piatto e sprovvisto di autentica qualità. Forse proprio per questo Zona ha inteso corredare il testo con “sculture” sempre diverse, a reclamare si direbbe proprio il primato della creatività. Il testo è appunto l’altro momento della “interpretazione scultorea” che Zona ci propone, passo passo, pagina dopo pagina, in una elaborazione diremmo riduttiva, che si spegne lentamente come in un gioco di dissolvenza cinematografica. E’ il segno della ricerca che si chiude in se stessa, nell’essenziale, nella volontà ovvero di trovare un punto certo, di fermarsi, come ci aveva segnalato all’inizio,per valorizzare ciò che conta. E qui parlando di tecnica cinematografica viene in mente la condizione poetico-mentale che sorregge i primi film di Gabriele Salvatores. (quelli della cosiddetta “trilogia della fuga”). Anche Zona sembra proporci nel suo lavoro un viaggio dentro noi stessi, al di fuori delle trame banalizzanti che infiacchiscono lo spirito di conoscenza e il desiderio di capire il proprio tempo. Antonio Filippetti Patrizio Zona, “Scolpito”, pagg. 64, Edizione Scolpito Rilegatura telata con cofanetto, euro 160,00 |
2011-04-20
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