articolo 1502

 

 
 
Scolpito
Patrizio Zona
 











cover

Il libro di Patrizio Zona intitolato “Scolpito”, al di là della originalità della proposta, è un’operazione  che crea un certo imbarazzo anche nel recensore  esperto e  consumato. Si tratta infatti  di  un testo  che  può alimentare una perplessità sostanziale in quanto  che non è configurabile in un genere definito: non è  un prodotto d’artista come a prima vista potrebbe sembrare e tenuto conto che l’autore  è un apprezzato scultore di lungo corso, poiché il libro  è scritto da capo a fondo, ma nello stesso tempo si presenta come un unicum nel senso che Zona lo ha corredato di sculture/incisioni a fronte di ogni pagina che non solo rappresentano un controcanto del testo scritto ma contemporaneamente modificano di poco o di molto la “sceneggiatura” in quanto ogni copia si presenta con una piccola (o grande a seconda delle interpretazioni) diversità, visto che ogni volta l’autore ha inteso variare qualche “tono”. Si capisce allora che ci troviamo di fronte ad una operazione preziosa in termini estetici ma anche tecnici che ha richiesto tempo e  soprattutto uno studio certosino difficilmente riscontrabile in questo periodo.
Tuttavia occorre dire che probabilmente il libro non sarebbe nato se  non vi fosse alla base l’esigenza che Zona avverte di confrontarsi col proprio tempo al di là della specificazione professionale. E’ qui che  lo scrittore  si  qualifica e fa tutt’uno con lo scultore, realizzando un’opera  al tempo stesso originale e ricca di allusioni.
Zona dichiara la coordinata da cui è partito, la esplicita anzi  chiaramente sin dalla prima pagina: “Questo libro è dedicato  a quelle persone che  almeno una volta hanno sentito il bisogno e il desiderio di fermarsi ma non sono riusciti a farlo”.Si capisce subito allora qual è l’obiettivo che l’autore si è proposto  e la strada che
intende percorrere. Il riferimento è decisamente rivolto alla nostra epoca frettolosa e superficiale, che non consente riflessioni profonde anche perché tutta soggiogata, persino in maniera inconsapevole, dai falsi miti del proprio presente: una ricerca affannosa e mai paga di traguardi effimeri che fanno perdere di vista i valori essenziali e che omologano l’esistenza  dei più in un cliché  piatto e sprovvisto di autentica  qualità. Forse proprio per questo Zona ha inteso corredare il testo con “sculture” sempre diverse, a reclamare  si direbbe proprio il primato della creatività.
Il testo è appunto l’altro momento della “interpretazione scultorea” che Zona ci propone, passo passo, pagina dopo pagina, in una elaborazione diremmo riduttiva, che si spegne lentamente come in un gioco di dissolvenza cinematografica.
E’ il segno della ricerca che si chiude in se stessa, nell’essenziale, nella volontà ovvero di trovare un punto certo, di fermarsi, come ci aveva
segnalato all’inizio,per valorizzare ciò che conta. E qui parlando di tecnica cinematografica viene in mente la  condizione poetico-mentale che sorregge i primi film di Gabriele Salvatores. (quelli della cosiddetta “trilogia della fuga”). Anche Zona sembra proporci  nel suo lavoro un viaggio dentro noi stessi, al di fuori delle trame banalizzanti che infiacchiscono lo spirito di conoscenza  e il desiderio di capire il proprio tempo. Antonio Filippetti
Patrizio Zona,
“Scolpito”, pagg. 64, Edizione Scolpito
Rilegatura telata  con cofanetto, euro 160,00



2011-04-20