articolo 1430

 

 
 
-Il pericolo non è oltre le mura ma nel cuore della città-
 







Guido Caldiron




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-Una storia che racconta la fine di un’epoca, ormai lontana, ma anche la fine di tante illusioni sull’animo umano che continuiamo a farci ancora oggi-. Arturo Pérez Reverte è stato a lungo reporter e inviato di guerra per i giornali e la televisione spagnola prima di dedicarsi completamente, da metà degli anni Novanta, alla scrittura. Da allora molti dei suoi romanzi sono diventati dei bestseller internazionali, tradotti e premiati in molti paesi. Forte della sua esperienza al fronte, della sua passione per la storia e per il mare, Pérez Reverte ha costruito una serie di romanzi dedicati ai corsari, "Le avventure del Capitano Alatriste", alcuni noir storici come Il club Dumas, La pelle del tamburo, La tavola fiamminga e Il maestro di scherma, e non ha mai smesso di interrogarsi intorno alla figura dell’eroe e dell’avventuriero, passando dalle guerre napoleoniche al narcotraffico tra Messico e Europa in Territorio comanche, L’ombra dell’aquila, La regina del Sud, L’ussaro e Il pittore di battaglie
Nel suo ultimo romanzo, pubblicato come i precedenti da Tropea, Il giocatore occulto (pp. 640, euro 20,00), Pérez Reverte racconta gli atroci delitti che sconvolgono le notti della città di Cadice proprio mentre, siamo nel 1811, la città spagnola è cinta d’assedio dalle truppe di Napoleone. Un poliziotto malvagio e corrotto, il commissario Tizon, e l’armatrice Lolita Palma, cercheranno di fare luce su questo terribile mistero. Sullo sfondo la fine dell’impero spagnolo ma anche il terrore che attraversa la città, dove alla minaccia esterna si sovrappone progressivamente la consapevolezza che il pericolo non sia poco così lontano, ma si celi tra gli stessi abitanti di Cadice, i suoi ricchi armatori, commercianti, corsari arricchiti e funzionari del Re.
"Il giocatore occulto" sembra tenere insieme un po’ tutti gli elementi dei libri che l’hanno preceduto: dal racconto storico a quello di
guerra, dalle storie di pirati al noir. Con questo romanzo ha voluto trarre una sorta di bilancio di questi vent’anni da scrittore?
In qualche modo credo proprio di sì. Sono arrivato alla soglia dei sessant’anni e volevo cimentarmi con qualcosa che mi permettesse di mettere in gioco gran parte degli elementi narrativi su cui mi sono mosso fino ad ora: inserire in un solo romanzo i diversi generi su cui mi sono affacciato, dal romanzo storico a quello di mare, da quello romantico al poliziesco, passando naturalmente per l’avventura. Il tutto fuso in una specie di romanzo di romanzi, dopo si potesse passare da un canone all’altro e questo di pagina in pagina. Volevo confrontarmi con questa sfida e proporla anche ai lettori, di qualunqe paese fossero. Il giocatore occulto è nato così.
La sfida è stata lanciata a tutti i lettori, ma il romanzo racconta una vicenda legata in particolare alla storia spagnola e, forse, a quello che la Spagna sarebbe potuta diventare se
le cose fossero andate in modo diverso. E’ così?
Sì, ci sono due piani narrativi che si sovrappongono nel romanzo. Da un lato una dimensione tutta spagnola, vale a dire l’assedio di Cadice da parte delle truppe napoleoniche nello stesso momento in cui le colonie americane di Madrd si stavano separando dalla Spagna, dall’altra quella per così dire "universale" dell’intrigo, del crimine, del ruolo giocato dal cuore di tenebra dell’umanità nelle cose della vita. Volevo raccontare un capitolo importante della storia della Spagna, quello che segnava in qualche modo la fine di un’epoca, ma anche il possibile avvio di una nuova era. Mentre tramontava l’Impero spagnolo a Cadice veniva infatti scritta una nuova costituzione che, per la prima volta riconosceva come la sovranità risiedesse non solo nella figura del Re, ma nell’intera nazione: un’apertura che avrebbe potuto condurre la Spagna verso democrazia. Contemporaneamente volevo condurre il lettore attraverso una vicenda oscura seguendo le orme e il punto di vista di un poliziotto corrotto, torturatore e malvagio. Questo secondo piano del romanzo rappresentava per me un’occasione per sfidare il "politicamente corretto" della letteratura, il fatto che in genere i protagonisti dei romanzi sono "i buoni" o comunque coloro che esprimono sentimenti positivi. In questo caso accade l’esatto contrario.
Oltre alle vicende storiche narrate Cadice rappresenta perciò qualcosa di molto più ampio?
Cadice era una città borghese, colta, dove affluivano viaggiatori provenienti da tante parti del mondo. Una città dove la Chiesa contava davvero poco e dove, invece, le idee liberali circolavano liberamente. In questo senso Cadice era anche il simbolo di una Spagna progressista e aperta che sarebbe stata soffocata dall’aristocrazia e dallo strapotere della religione. Cadice è la Spagna che sarebbe potuta essere e che invece non fu, la Spagna con cui io, che vengo da un’altra città di mare come Cartagena,
mi sono sempre identificato e amo profondamente.
Questo è però anche il romanzo di una città sotto assedio e di ciò che si produce tra le persone in una situazione del genere, cosa le interessava di più?
Volevo rendere proprio il clima dell’assedio, qualcosa che avrei potuto raccontare anche parlando della Barcellona della Guerra civile, di Beirut o di Sarajevo, città quest’ultima che avevo visitato come reporter negii anni Novanta, mentre era sottoposta ai bombardamenti serbi. L’assedio, come la guerra, cambia le città rendendole in qualche modo testimoni di processi generali, di eventi che toccano tutti e non solo il luogo o gli abitanti di dove accadono. Anche perché, come reporter, avevo imparato una cosa molto importante sulle città, e cioè che sono un luogo falsamente sicuro, nel senso che spesso contengono molti più pericoli all’interno delle loro mura di quelli che, potenzialmente, le minacciano dall’esterno. La dimensione dell’assedio rende tutto ciò
evidente: nel romanzo mentre la città di Cadice resiste all’assedio delle truppe napoleoniche, nelle sue strade vengono compiuti dei delitti orribili e prendono forma minacce oscure. Quello che appare come un rifugio può finire per trasformarsi in una trappola terribile. Spostandoci su un piano più generale, si tratta di ragionare sul fatto che il male non necessariamente ci minaccia dall’esterno, molto più spesso è in noi.
I suoi romanzi richiamano in modo piuttosto chiaro la grande narrativa d’avventura del passato. Un tempo quei romanzi raccontavano l’ignoto in un mondo dai confini netti, ma oggi, nel pianeta della globalizzazione, quale spazio può esserci per l’avventura?
Mi sono formato con i classici e perciò penso che un romanzo debba contenere necessarimente avventura, azione, viaggi e pericolo. Tutto questo non deve però negare o avere il sopravvento sull’introspezione e la ricerca di sé. Nel corso del tempo la letteratura ha costruito molti eroi,
rendendoli protagonisti delle proprie pagine. Oggi credo che siano le donne le vere protagoniste dell’avventura, perché fino ad ora questo ruolo è stato negato loro e perché sono in grado più degli uomini di far fronte a un mondo diventato sempre più complicato e pericoloso. Per questo insieme a un poliziotto corrotto, l’altro protaginista de Il giocatore occulto è un’armatrice che cerca di farsi largo in un mondo dominato dagli uomini.

 



2010-11-04