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Testo collettivo Scarti di umanità |
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Maria Grazia Meriggi
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Il testo collettivo Scarti di umanità (Il Melangolo, Genova 2010, pp. 228, euro 18,00) esordisce nell’introduzione del curatore affermando di non avere grandi ambizioni ma il lettore è costretto a smentire questa dichiarazione. Ovvero: non si tratta di un trattato sistematico, i saggi contenuti in esso sono brevi, ma rappresentano piste di ricerca di grande importanza. Non è possibile dar conto di tutti se non citandone gli autori (M. Bertani, D. Bidussa, E. de Cristofaro, R. Finelli, F. Germinario, A. Guerraggio, B. Maj, F. Migliorino, che è anche il curatore, P. Nastasi, B. Primerano, D. Quaglioni, F. Rotondi) ma mi limiterò a indicare quelli che mi sembra contribuiscano in forma relativamente unitaria a indicare la direzione in cui si muove il gruppo. Innanzitutto Germinario, autore di un monumentale lavoro sull’antisemitismo che ho segnalato ampiamente sempre su queste colonne mesi fa, Costruire la razza nemica (Utet, Torino 2009), che ripropone sinteticamente la sua ipotesi che l’antisemitismo nonostante le forme che ha assunto nello sterminio nazista sia ben più che un "semplice" razzismo al servizio della colonizzazione ma rappresenti il prototipo della costruzione di un capro espiatorio, che si oppone a quanto il liberalismo e il socialismo hanno in comune, di concepire la società come uno spazio collettivo in cui il conflitto è una manifestazione fisiologica e non una patologia da superare. In questo senso esso sarebbe il prototipo del totalitarismo fascista e nazista e rivelerebbe problemi profondi della modernità. D. Quaglioni, in un intervento breve e complesso, colloca l’antisemitismo giuridico al centro della vexata quaestio dell’identità europea. La cultura ebraica ne costituisce un apporto costitutivo ma secondo Quaglioni si può dire altrettanto della persecuzione giuridica. Lo storico del diritto, fra i più profondi conoscitori del famigerato processo di Trento prototipo delle accuse di omicidio rituale alle comunità ebraiche, del cosiddetto "beato Simonino da Trento" (1475) e delle controversie da esso suscitato, sfuma la distinzione, capitale per Germinario, fra antigiudaismo e antisemitismo moderno interrogando l’intera civiltà giuridica europea. I contributi di Bidussa, di Guerraggio e Nastasi contribuiscono a togliere antisemitismo e razzismo dall’ambito rassicurante dell’eccezione patologica. Guerraggio e Nastasi analizzano il rapporto degli scienziati con il fascismo ma soprattutto quello dello statuto di alcune discipline che il fascismo ha contribuito a consolidare nella comunità scientifica e nell’università. Discipline quali la demografia e la stessa statistica sono piegate dal fascismo e indirizzate ad associare politiche nataliste e politiche di individuazione e valorizzazione dell’arianità italiana. E sul mondo accademico italiano si abbatte con le leggi del ’38 la persecuzione degli scienziati che costringe all’esilio molti fra i migliori matematici e fisici di cui Bruno Pontecorvo, emigrato in Urss, è solo il nome più celebre. Questo saggio si muove con destrezza fra la ricostruzione delle viltà ed accomodamenti di tanti studiosi, le loro solidarietà private e l’interrogativo sul ruolo che l’antisemitismo avrebbe assunto nel tentativo di costruzione dello stato totalitario. A questo rapporto non necessario e unidirezionale ma possibile fra razzismo, antisemitismo e sociatà europea si dedicano anche D.Bidussa e F. Migliorino. Bidussa percorre le preoccupazioni nataliste e demografiche del fascismo iscrivendole in una più lunga storia di costruzione della nazione. F. Migliorino, in un saggio ricco di suggestioni e anche allusioni, suggerisce analogie procedurali in tutti i processi (pseudo)scientifici di produzione degli "scarti" di cui parla il titolo, i vagabondi, i pazzi, i residui di quelle che nel linguaggio della storia sociale potrebbero definirsi le classi pericolose, i barbari, i popoli coloniali. Il saggio conclusivo di F. Rotondi, non uno scienziato sociale ma un cardiologo, interviene in forma inattesa per smentire - con tutto il rispetto dovuto al grande storico e al grande repubblicano - Pierre Vidal-Naquet nella questione di come rispondere all’offensiva negazionista, particolarmente insidiosa in Francia ma diffusa ormai a livello mondiale. Anziché de-costruire le strategie retoriche e le derive ideologiche che hanno consentito la legittimazione culturale e politica - attraverso una versione particolarmente ottusa di "antisemitismo come socialismo degli imbecilli" - del negazionismo in ambienti vicini alla galassia dell’estrema sinistra, Rotondi invita a guardare con severità e rigore dentro quelle vere e proprie truffe mediatiche, a contestare dunque punto per punto la catena di menzogne, false citazioni, falsi titoli con cui i negazionisti cercano di avvalorare le loro pubblicazioni. Più in generale l’interesse di questo lavoro - che rimanda a un più complesso saggio del curatore F. Migliorino, Il corpo come testo (Bollati, Torino 2008), un ardito corto circuito fra la nuda vita e il diritto che la ordina - consiste nel situarsi fuori dal territorio consueto in cui gli storici sociali hanno di solito studiato l’antisemitismo fra Otto e Novecento. Non contesto certo l’efficacia e l’interesse di quell’approccio, negherei il mio lavoro e i miei strumenti analitici! Ma qui non si tratta solo di un antisemitismo come ideologia organicistica offerta a masse di declassati, spesso piccoli proprietari, commercianti, artigiani, nel contesto della propaganda nazionalistica dell’età dell’Imperialismo, secondo la sintesi resa popolare da Erich Hobsbawm. Si tratta di vedere la radice della discriminazione e dell’esclusione che si annida nel processo ordinatore della cosiddetta identità europea: classi dirigenti, intellettuali, chierici, laici, giuristi, legislatori, universitari. Ma non in un indifferenziato orrore: le piste di ricerca dei saggi indicano le differenze, i passaggi, le rotture e i possibili antidoti. In questo senso, le preoccupazioni che muovono la raccolta vanno nella direzione di quelle di un breve saggio di Yosef Hayim Yerushalmi, del 1882 ma solo recentemente tradotto con il titolo di Assimilazione e antisemitismo razziale: i modelli iberico e tedesco (La Giuntina, Firenze 2010, pp. 73, euro 8,00), preceduto da una densa introduzione di David Bidussa, che, rievocando il caso della limpieza del sangre in Spagna ai tempi della cacciata di ebrei e moriscos, colloca l’antisemitismo nel cuore della costruzione degli stati moderni europei |
2010-09-08
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