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Andrea Camilleri
Le parole che fanno la differenza |
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Tonino Bucci
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Tranquilli, non vi annoierete. Anche se nelle prime immagini di questa video-intervista lui stesso, Andrea Camilleri, teme che un gruppo di parole in ordine alfabetico possa essere di una noia mortale. DeriveApprodi manda alle stampe in questi giorni l’ Abecedario di Andrea Camilleri (due dvd per la regia di Eugenio Cappuccio, che ne è anche il curatore assieme a Valentina Alferj, euro 26). C’è di che scegliere tra le voci sulle quali si intrattiene il padre-autore di Montalbano, da Alice nel paese delle meraviglie al barocco, da clandestino a denaro, da desiderio a fascismo, da intellettuale a intercettazioni. E poi c’è, ovvio, il fumo delle sigarette, il G8 di Genova, ma anche l’ozio e il narcisismo, i comunisti e le biciclette. Non manca un omaggio a Sellerio, si passa per il quarantotto e pinocchio e si finisce con la Z di Zibaldone. A come anomalia, -devo dire che più invecchio e meno anomalie riscontro nel mondo. Non c’è niente di anomaloquando un uomo politico che ha dei precedenti non limpidi fa una politica non limpida-. -Se non ci fosse la normalità non ci sarebbe nessuna anomalia. Cose che in passato erano considerate anomale, oggi sono diventate normali. Per esempio, un tempo si veniva multati se ti beccavano a baciarti in pubblico. Oggi non ci si fa neppure caso. I gay alla mia epoca dovevano nascondersi e mai rivelare la loro omosessualità. Ai tempi del fascismo si doveva essere per forza virili. Questo sbiadire dell’anomalia a me fa piacere-. A come Alice nel paese delle meraviglie , il massimo che si possa immaginare per uno scrittore. E’ -un dizionario di anomalie-, ma qui -siamo nel fantastico-, nella terra del -sogno-. Alice non appartiene -alla nostra cultura, intendo quella siciliana. Figuriamoci, i siciliani sono gente concreta, il massimo dei libri per ragazzi è Scurpiddu di Luigi Capuana, storia di un pastorello. Invece, a mia nonna Elvira, quando avevo sei anni, venne in mente l’idea diraccontarmi Alice nel paese delle meraviglie . Mi spalancò la libertà della fantasia e dell’invenzione-. Ancora A, come americani. -Il mio paese è stato un paese di emigrazione. Quelli che tornavano dagli "Stati" si presentavano con dei regali- e parlavano -un meraviglioso dialetto americano-siculo, a volte raggiungevano espressioni poetiche straordinarie-. Storie americane, come quella di -un farmacista che aveva fatto fortuna negli Stati. Nel ’29 venne chiamato d’urgenza dai parenti ’mmericani perché era chimico e come faceva lui il whisky, ’u professore... In tempi di proibizionismo i clienti facevano la fila-. L’America era un -mito-, per molti era il -paese dove chiunque faceva fortuna-, ma ce n’erano che tornavano più poveri e pazzi di prima-. Il piano Marshall? -Certo che aiutò l’Italia ma da quel momento in poi la politica italiana fu condizionata dagli americani-. C come clandestino. -Tutti clandestini, siamo-. In diversi sensi della parola. -Le migrazioni di massa,secondo me, andranno avanti a lungo e avranno effetti positivissimi su di noi-. Anche le spie sono clandestini. -Mi affascinano. Tranne James Bond, che è un cretino e dopo trenta secondi verrebbe scoperto, esibizionista com’è-. Ma -si può essere clandestini anche verso se stessi. Ci sono aspetti nostri che noi teniamo in clandestinità. E’ proprio quello che fa la varietà dell’uomo. Quando diciamo che da una persona non ci aspettavamo un certo comportamento, in realtà quella persona, quel comportamento, ce l’aveva dentro di sé, come intenzione clandestina. Le circostanze gliel’hanno tirato fuori-. C come credenti. -Molto rispetto. Io non lo sono. Non mi piacciono i fanatici. Mi piacciono invece i credenti che non rompono le palle a quelli che non credono e non hanno la pretesa di convertire tutti. A volte provo invidia per il senso consolatorio e libertorio che ha un credente. Buttalo via... mentre un non credente è carico di tutti i suoi errori e se li porta addosso fino alla morte.Non c’è assoluzione che tenga-. La D di dialetto è meglio saltarla, non basterebbe un saggio per spiegare il rapporto di Camilleri col dialetto - i lettori di Montalbano ne sanno qualcosa. -L’italiano è come un albero con tanti rami-. Lettera F, ossia fascismo. -L’ho vissuto. Fino a diciotto anni ho vissuto sotto il fascismo subendo una certa metamorfosi. A dieci anni la mia aspirazione era di partire volontario per l’Abissinia, scrissi anche una lettera a Mussolini. Sono state le letture a farmi capire certe cose. Non che fossero libri antifascisti, semplicemente bastava leggere per capire che qualcosa non funzionava in Italia. Attraverso le maglie della censura filtrò La condizione umana di Malraux. La notte che finii di leggere il romanzo, intere masse di cellule cerebrali si spostarono nella mia testa. Mi venne la febbre tanto era stato il capovolgimento delle mie idee. E’ allora che divenni comunista, anche se non lo sapevo ancora-. F, naturalmente come fumo. -Che piacerec’era a fumare di nascosto in un bagno come facevano a scuola? Compiuti diciotto anni chiesi una sigaretta a mio padre. Me la diede. Fumai con tanto di legalità godendomela da matto-. G come G8, -ci ho scritto anche un romanzo di Montalbano, che sapendo quello che è successo a Genova pensa di dimettersi dalla polizia. Per me il G8 di Genova è stato una prova generale, ha segnato un momento di svolta in Italia. Da allora la destra ha dovuto cambiare politica. Quello che è accaduto alla Diaz o a Bolzaneto è stato l’effetto della rabbia per il fallimento di quella prova di golpe militare. Nella cabina di regia c’erano i gruppi di estremisti di Alleanza nazionale. La prova è andata male-. Per finire, un accenno alla T di terrorismo. -I kamikaze palestinesi che si fanno esplodere sono dei terroristi, ma quando Israele adopera tutta la supremazia della sua potenza aerea sulla striscia di Gaza, o peggio adopera le bombe al fosforo, fa terrorismo-.
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2010-06-22
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