articolo 128

 

 
 
CARMEN SILVESTRONI
DRAMMATICHE ANATOMIE DELL’ANIMA
 







di Enzo Dall’Ara




Carmen Silvestroni
1984, tecnica mista cm. 45x 65

Forlì, l’antica Forum Livii romana, città ricca di fermenti artistici non sempre evidenziati, ha dato i natali alla valente e stimata artista Carmen Silvestroni, scomparsa nel 1997, dopo un’esistenza votata all’arte sia come protagonista, sia come encomiabile docente. Conseguito il diploma presso l’Istituto per la Ceramica di Faenza, sotto la guida di Angelo Biancini e Carlo Zauli, ella conclude gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ove si avvicina alla suprema arte di Umberto Mastroianni ed inizia, poi, una lunga docenza di Plastica Ornamentale. L’influenza artistica dell’insigne scultore laziale sull’arte di Carmen Silvestroni si coglie nei tratti futuristi ad echi bocconiani, nonché nella potente proiezione spaziale di masse e volumi, talora angolosi e geometrici, animati da un incontenibile dinamismo interno. Ma la spiccata e ricca personalità dell’artista forlivese varca nettamente ogni confine consolidato e sicurezza canonica, per perseguire mete stilistiche assai rare, assonanti all’originalità dei ritmi della sua indomita essenza vitale.
Personaggio autonomo, aperto allo scavo dei lessici fondanti del ’900, recepisce anche la rivoluzione cubista, la deflagrazione espressionista, l’ermetismo astratto, intesi però secondo un linguaggio che preservi sempre la possibilità di concedere vita e sonorità alla materia. Ella è stata artista geniale, pittrice, disegnatrice, scenografa e, in particolare, scultrice, capace di dar vita al segno sintetico, al colore squillante, alla materia - qualunque essa fosse - e alla forma, costantemente singolare, criptica e dialettica in ugual misura. Carmen Silvestroni non condivideva gli assunti concettuali, deputati ad elevare prevalentemente l’idea informante l’opera d’arte piuttosto che le valenze dei materiali, della tecnica, degli empiti emotivi. La contaminazione dei materiali stessi, il gioco della finzione, la modellazione del disagio
Carmen Silvestroni
Scacchiera
1976, Nove sculture in gesso dipinto cm. 80 x 95
spirituale emergono come una trilogia narrante di un diario intimo, in cui le opere divengono o sono autoritratti dai quali assurgere a dichiarazione universale di amore e di vita, ma soprattutto ad affermazione dilaniante di tristezza e morte.
Così, vinta l’inerzia della materia, l’artista sembra voler ri-creare, con la terracotta, il gesso, la cartapesta, il bronzo, l’alabastro…, nuove forme fiosiognomiche che, nelle loro sorprendenti quanto efficaci deformazioni e talora scarnificazioni, appaiono come drammatiche anatomie dell’anima. Eppure, tutte le significanze della cultura classica, nonché il pensiero portante rodiniano e giacomettiano, emergono nella dilatazione di una tragica consapevolezza del vivere, che conduce a definire l’arte, commovente e inquietante, sfidante e ironica di Carmen Silvestroni, "un esame di coscienza e un tentativo di comprendere i rapporti con l’esistenza", come ebbe a dichiarare Munch parlando della propria pittura. Ella giunge a formulazioni fortemente dialettiche ed ammonitrici, concordi con una concezione esistenziale assolutamente libera e, al contempo, con una solidissima conoscenza tecnica di materiali e regole della struttura compositiva bi- e tridimensionale.
Il suo iter artistico, incentrato su percorsi di fervida sperimentazione, costituisce un unicum nel panorama espressivo contemporaneo italiano, il cui spessore tematico è coagulato in una poetica di pregnante drammaticità, pur rivelando aperture alla speranza e alla dispiegata comprensione delle difficoltà del vivere. Sensibile ai problemi più acuti e grevi della società contemporanea, Carmen Silvestroni scava, senza timore, entro gli anfratti più reconditi del malessere individuale, per gridare il suo sdegno verso situazioni sociali che giungano a vilipendere l’integrità della persona. La sua versatilità creativa si esprime anche in opere ad icastico contenuto religioso, definite in un linguaggio scabro e sintetico, sempre permeato d’intima pietas ed afferente a
Carmen Silvestroni
1977, olio su tela cm. 80 x 120
dolorosa meditazione umana.
Artista indimenticabile, che nell’arte contemporanea va annoverata come insostituibile presenza innovatrice, Carmen Silvestroni evidenzia, nelle sue struggenti realizzazioni, una diffusa tensione verso problematiche esistenziali, a sfondo psicologico o naturalistico. L’essere umano, nelle sue elevazioni e cadute, è protagonista indiscusso della sua arte, ma anche la natura, avvertita nell’unità cosmica, occupa un posto di assoluta preminenza, poiché madre di ascensioni spirituali e liriche, troppo spesso vilipesa od abbandonata dall’uomo. Il lessico, costantemente incisivo, si avvale, nelle sculture, di caustici accenti figurali, che s’intridono di astrazione, sovente geometrica, nelle opere bidimensionali, in cui l’artista dilata il suo inesausto amore per le contaminazioni materiche e l’ermetismo del simbolo. Se tali contaminazioni, nell’interazione di ruggine su sobria superficie lievitante, suggeriscono orme ed impronte del tempo, la criptica dialettica del simbolo conferisce allo spazio il seme germinante della narrazione esistenziale.
Risulta pertanto evidente l’originale efficacia dialettica dell’artista, speculare alla sua forte carica umana ed espressiva, sempre protesa ad un’innovativa ricerca nell’eloquenza di assunti stilistici, di singolari formulazioni bi- e tridimensionali, di coniugazioni, trutturali e cromatiche, a precise tensioni geometriche, capaci di esaltare, in vibranti coniugazioni pittoriche e scultoree, le più introspettive inquietudini dell’essere. Se una vis surrealista si dilata da coraggiosi accordi e accostamenti di elementi simbolici e di innesti di materiali di incisivo effetto dimostrativo, tale forza non trascura comunque una metaforica evocazione del vero, con ascendenze a un nouveau réalisme ricco di implicazioni intellettuali, espresse sempre con estremo rigore di accordi compositivi, di armonie timbriche e di equilibrio di segno, volume e massa.
Forma e materia sono i termini binomiali di
Carmen Silvestroni
Paesaggio marino
1983, terracotta policroma cm. 140 x 80
un operare artistico che fonde tematiche esistenziali e naturalistiche con valenze di sedimenti di memorie, di tensioni etico-speculative, di grevi onde di interiorità. La potente sigla lessicale, foriera di incisiva dibattiti, accorda valori di tattile concretezza a una definizione astratta dell’espressione artistica, mai acquietata nella sicurezza di solchi già tracciati, ma decisamente proiettata verso ardui orizzonti semantici, liminari rispetto ad assunti acquisiti e sempre aperti all’esondazione della libertà creativa. Come si legge in una pubblicazione a lei dedicata, l’artista, cittadina del mondo, dallo spirito vivace e ribelle, affermava che, per sentirsi viva, viaggiava attraverso le sue idee e le sue intuizioni.
Di uno splendido complesso di opere di Carmen Silvestroni, dal titolo Scacchiera, si è recentemente arricchito il Parco urbano "Franco Agosto", donato alla città di Forlì per volontà dell’Associazione "Glauco Fiorini". I nove elementi, incentrati sul misterioso universo evolutivo della donna e narranti il suo difficile travaglio per la conquista dell’identità e della libertà, coagulano, in senso cosmico, l’aspro percorso esistenziale dell’artista e di ogni essere, anche adolescente. L’opera Scacchiera è stata fusa in bronzo dall’omonimo complesso scultoreo in gesso dipinto già realizzato dall’artista, rendendo così merito ad una figura miliare dell’espressione creativa forlivese. Per le sue alte mete sintattiche e tematiche, l’arte di Carmen Silvestroni, prima donna in Italia a cui fu affidato un incarico accademico di didattica della scultura, merita una sollecita ed articolata indagine semiologica ed iconologica, a fine di attribuirle un adeguato riconoscimento nel panorama artistico contemporaneo.

 

 



2004-09-28