articolo 1234

 

 
 
Arriva "Avatar" di Cameron
Il cinema cambia dimensione
 







Roberta Ronconi




Su una cosa sembra siano tutti d’accordo. Per la settima arte Avatar di James Cameron rappresenta un punto di non ritorno. Nel senso che quello che presto vedremo sullo schermo sarà qualcosa che cambierà completamente la nostra percezione cinematografica. Esagerati? Vediamo.
James Cameron, ex camionista, laureato in Fisica, poi responsabile effetti speciali per i set di Roger Corman, quindi regista di kolossal da Oscar ( Terminator ; Aliens-Scontro finale ; The Abyss ; Titanic ), nonché direttore generale della più grossa società di effetti speciali del mondo (la Digital Domain), da quindici anni sogna di realizzare Avatar . All’inizio i suoi amici (Spielberg, Jackson e compagnia simile) gli dissero che era pazzo e che non esisteva nessuna tecnologia in grado di realizzare i suoi deliri fantascientifici. Ma intorno al 2005 quei deliri cominciarono a prendere forma grazie ai primi lavori sofisticati in 3D e, dopo
quattro anni di olio di gomito, il miracolo si è compiuto.
«Quando sono uscito dal cinema, avevo addosso la sensazione di essere stato in un altro mondo. E non mi è passata per diversi giorni!», è il commento più comune tra i blogger cinefili del pianeta.
Uscito il 18 dicembre in tutto il mondo, in Italia Avatar arriverà il 15 gennaio (distribuito dalla 20th Century Fox), dopo un piccolo assaggio goduto solo dai frequentatori del Noir Festival di Courmayeur.
La storia è canonica. Gli umani hanno spremuto il loro pianeta fino all’ultima goccia di energia e partono armati fino ai denti per colonizzare Pandora (non esattamente un pianeta, ma una luna di un lontano sistema planetario), ricca di Unobtanio (gioco di parole per anglofili). Pandora chiaramente non è disabitata, al contrario è ricca di migliaia di forme di vita, ha un’atmosfera simile a quella terrestre e i suoi abitanti, i Na’vi (contrazione di "nativi") sono un misto di umano e animale (la tigre), altissimi e di
pelle blu. Cameron però arricchisce lo scheletro narrativo con i punti forti della sua cinematografia.
In primis, la forza dei protagonisti. Il nostro eroe maschile, Jake Scully (interpretato dall’australiano Sam Worthington) è infatti un ex marine finito sulla sedia a rotelle e pronto a tutto pur di tornare a camminare. Fosse pure se costretto ad infilarsi - grazie ad una combinazione di Dna e macchine ultratecnologiche - in un corpo alieno. Fratello di Ron Kovic ( Nato il 4 luglio ) e del tenente Dunn ( Forrest Gump ), Jack Scully si lascia "bio-clonare" dal dottor Grace Augustine (Sigourney Weaver, di nuovo attrice per il suo mentore) e spedire su Pandora a studiare i Na’vi. Un popolo fiero ma amorevole, panteista e new-age, tra nativi americani e figli dei fiori. Ma un po’ più incazzosi. Quando infatti i militari, guidati dal cattivo colonnello Quaritch (Stephen Lang) decidono di passare ai fatti, i Na’vi si fanno trovare pronti a combattere. Nel frattempo però, il nostro
povero Scully si trova tra l’incudine e il martello, tra la fedeltà all’arma e l’amore per la "donna blu" Neytiri (Zoe Saldana).
«Il meccanismo è sempre lo stesso, almeno per me - dichiara Cameron -. Creare un personaggio in cui il pubblico possa riconoscersi (e chi meglio di un marine ferito, per gli americani?, ndr ) e poi trasportare l’uno e l’altro in situazioni inimmaginabili. Assieme a Jack Scully, il pubblico di Avatar proverà l’ebrezza del volo e la meraviglia di un nuovo mondo».
Secondo punto forte di Cameron, la creazione di universi e dimensioni. «Ho pensato alle caratteristiche di Pandora per quattro anni. Ho studiato tutto, dal suo assetto generale alla più piccola forma vivente», spiega in un video su youtube. Una maniacalità per la perfezione del dettaglio - la sua - come dell’insieme che crea l’illusione cinematografica perfetta. L’intero mondo di Pandora è ovviamente costruito attraverso i computer, ma persino gli osservatori più esperti ne riconoscono
l’assoluta verosimiglianza.
Terzo punto: la potenza delle macchine e degli elementi di acqua, terra, aria. Quel passato da camionista deve aver così profondamente segnato Cameron che ancora oggi la sua fantasia si esprime spesso attraverso umani che entrano dentro enormi macchine, facendo della carne e del ferro un corpo unico. I suoi esoscheletri sono tra i più belli mai disegnati e quelli di Avatar sembra non siano da meno. Stesso dicasi per il suo modo di esplorare l’acqua, gli oceani e le sue forme viventi (Cameron possiede una piccola flotta di sottomarini) e per l’aria nel senso di dimensione spaziale infinita. Come giustamente dicono di lui: un regista che lavora in 3 D, ma pensa in 12.
Nessuno come lui avrebbe potuto sognare tanto in grande, nessuno se non lui avrebbe potuto trasformare Avatar in realtà.



2010-01-06