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Non si è mai capito se Kiefer Sutherland, figlio del grande Donald, sia un bravo ragazzo con la faccia da cattivo, o viceversa. Una vita da mediano e una carriera dura e da duro, finché 24 non l’ha visto esplodere, antieroe con ottime doti da incassatore, giornate campali e una sfortuna oceanica. Uno che incarna l’America profonda, il suo incubo, le sue paranoie complottiste, le sue vene più fascistoidi - in almeno 5 serie di 24 il nostro non usa metodi e non esprime pensieri propriamente democratici, ma è anche vero che è amico di Palmer, presidente nero che ha aperto le porte dell’immaginario e dell’elettorato a Barack Obama. E forse sarà così anche per il primo presidente donna: Allison Taylor (Cherry Jones, in 24 i presidenti Usa hanno mandati forzatamente brevi, speriamo che almeno in questo non sia profetica) è un Potus (President of the United States, è l’acronimo ufficiale) sotto assedio, colpita da numerose minacce terroristiche. Forse riuscirà dove Hillary Clinton ha fallito. Siamo alla settima serie di quello che è il format seriale che ha cambiato il modo di pensare la televisione. Ventiquattro puntate a stagione, ventiquattr’ore di una giornata molto particolare di un agente del governo poco ortodosso e sempre sull’orlo della fine del mondo. Vicende in tempo reale (o quasi, ci sono piccoli salti per via del minutaggio televisivo: come a scuola, sul piccolo schermo un’ora sono circa 50 minuti effettivi), adrenalina, sottotesti politici trasversali e radicali. Jack Bauer è l’ex capo e capro espiatorio del Ctu, sorta di avamposto della guerra al terrorismo e cellula deviata alla Alias, ora smantellato in un presunto repulisti delle forze del bene a stelle e strisce, a partire dall’FBI. Sutherland ci mostra un uomo che difende presidenti progressisti per cui prova ammirazione, ma non teme né ripudia soluzioni militari e violente alle controversie. La sua morale è elastica, il suo eroismo nasce dal coraggio, non dalle scelte (quasi sempre sbagliate: è bravo a mettersi nei guai almeno quanto lo è a risolverli, e comunque qualcuno ci lascia sempre le penne, altra rivoluzione della serie). Ora, nella settima stagione, partita venerdì 25 settembre in prima serata su FX (canale 119 di Sky) cambia città e forse approccio politico e personale. L’avventura di Redemption , film che collega sesta e settima serie (la stagione 6 è stata interrotta dallo sciopero degli sceneggiatori, serviva un collegamento), una durissima missione in Africa, lo ha cambiato (il continente nero, d’altronde, lo fa con tutti coloro che lo vivono e incontrano). Non contento, dal 6 ottobre è anche su tutti gli scaffali delle videoteche con ben tre bellissime edizioni del film d’animazione Monsters vs. Alien . Non storcete il naso, anche lì, con grande autoironia, è un duro dalla parte del governo (si fa per dire): dà la voce al generale W.R. Monger. Tutti la vogliono, tutti la cercano. Ma lei Jack Bauer non lo lascia... Non finché mi riserverà sorprese e nuove sfide. Si tende sempre ad essere etichettati, per dieci anni ho fatto solo cattivi, poi 24 mi ha cambiato la carriera, senza mai farmi sentire rinchiuso nel ruolo. Io non scelgo il personaggio in sé, ma la storia, come in un gruppo musicale, infatti, non conta solo il solista. Io mi sento uno strumento. Quale? Un basso, per la precisione. Facciamo la prima digressione, lei è un attore con una grande passione musicale. La terza rinascita artistica sarà su un palco rock? Chissà, forse. Ho cofondato una nuova etichetta musicale, la Ironworks, perché l’industria discografica sta cambiando e tanti bei talenti non riescono più a suonare. Abbiamo deciso di scritturarne e sostenerne alcuni con il mio amico Jude Cole: produciamo, promuoviamo, organizziamo tournèe. Io ho diretto anche un documentario su un nostro gruppo, quindi chissà potrei anche diventare regista, ti pare? Comunque questo è un tentativo di "spingere" cultura e arte indipendente, laddove l’imbuto del mercato uccide sul nascere tante ottime esperienze. Lei è come Jack Bauer: sovversivo e mainstream. Sostiene l’arte indipendente e allo stesso tempo sbanca in tv. E "24" è la prima serie carbo-neutral, avendo ridotto le emissioni nocive del 43%. Ruba ai ricchi (il suo cachet annuale è di 13 milioni di dollari, circa 400mila euro a puntata) per dare ai poveri? Intanto, diciamolo chiaramente, non rubo niente a nessuno (sorride). Faccio quello che mi piace e che mi va, francamente credo che anche 24 , all’inizio, sembrasse un progetto temerario. Ora ha ricevuto tantissimi premi e tutti parlano di cambiamento epocale nella televisione. E, lasciatemelo dire, non avete ancora visto cosa sta per arrivare, a mio parere il meglio mai realizzato da noi. Noi. Tempo fa intervistammo l’ideatore della serie. Ci disse che senza di lei Jack Bauer non sarebbe mai stato possibile Troppo buoni, se c’è una rivoluzione che 24 ha portato nei telespettatori è proprio dimostrare loro che nessuno è necessario. E forse questo ci rende più efficaci sul set: tutti, compreso me, sappiamo che uno degli sceneggiatori potrebbe ucciderci e non farci arrivare alla prossima serie. Io ho lavorato tantissimo a questo personaggio, lo amo tuttora per la sua forza, il suo coraggio, la capacità di andare oltre i pregiudizi, per il fatto che è visto e apprezzato da tutti, repubblicani e democratici. E se a te sembro rivoluzionario e obamiano, ad altri sembro destrorso. Ho contribuito a scrivere e a modellarlo, ma continuo a pensare che neanch’io sia indispensabile alla serie (nel 2010, negli Usa, andrà in onda l’ottava serie: alcuni vociferano che possa essere l’ultima). Usciamo dalle tinte cupe di "24". Lei ha mostrato un talento comico grandioso in "Mostri contro Alieni"... E dire che non pensavo mi avrebbe messo a mio agio questo registro, una cosa è essere buffo e divertente con gli amici, un’altra sul set (peraltro nell’eccellente triplice edizione in dvd- doppio disco, blu-ray e disco singolo- c’è un extra molto speciale, oltre a scene tagliate, gioco interattivo, video musicali e occhiali 3D: il suo generale tenterà di fermare l’invasione delle creature protagoniste nell’avventura Che colpo B.O.B.!). La commedia necessita di un talento apposito, è qualcosa da prendere molto sul serio. Tanto che se la risata non arriva, arriva il panico. Deve averla innervosita il set di questo film allora! No, affatto, c’è da dire che dare la voce a un personaggio di un film d’animazione è una bella sfida, ti consente di andare oltre la tua fisicità, esattamente il contrario di quello che ho fatto finora nel mio mestiere d’attore, da Stand by me a Lost Boys . C’è vera libertà in questa possibilità, ed è molto bello. Ma anche "Mostri contro Alieni" ha una sua morale, come "24". Beh, è inevitabile, è un film per bambini, anche se viene visto da molti adulti. E credo sia bello che ridendo e divertendosi passi il messaggio del rispetto delle diversità, di capire e apprezzare le persone per chi e come sono, e non per cosa sono. Di andare oltre le apparenze. Le sue doti migliori? La voce e la voglia di lavorare. Ultima domanda: si sarebbe mai aspettato di diventare un sex symbol? E le dà fastidio? Quello davvero famoso e bello, a casa, è mio padre (Donald Sutherland)! Ormai ho fatto i conti con questa cosa. Scherzi a parte, il suo esempio è stato importante, vedendo la sua vita e il suo lavoro ho potuto capire le bellezze e le difficoltà di questo lavoro. Tutte, dai momenti no ai paparazzi. E affrontarle con consapevolezza. |
2009-10-15
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