articolo 1139

 

 
 
A Locarno, l’Italia s’è desta
-anche se fuori concorso-
 







di Boris Sollazzo




Locarno è un festival diverso e possibile. Per i contenuti e le forme sempre all’avanguardia, per la sua capacità di andare oltre le logiche di altri festival, anche quando annuncia le dimissioni dei suoi direttori con grande anticipo (qualche mese prima Irene Bignardi, addirittura un anno e mezzo prima Frèdèric Maire, destinato alla Cineteca svizzera). E lo stato di salute del quarto festival più importante d’Europa (dopo Cannes, Venezia e, non sempre, Berlino) sembra migliorare in questi anni di crisi, anche grazie a questo direttore inizialmente sottovalutato. E lascerà con un’edizione interessante, in cui una retrospettiva sui manga e il cinema d’animazione giapponese (in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino) trovano posto vicino al cinema di Pippo Del Bono e a un suo lavoro che fa passare la Settima Arte per un telefonino cellulare.
Avrà di che lavorare Olivier Père, già ottimo
direttore della Quinzaine des Realisateurs di Cannes, per meritare una bella eredità, quella di un festival che lo stesso direttore uscente definisce, brillantemente, «una vetrina, un sismografo, un laboratorio». È interessante quindi valutare come la prima considerazione da fare sia che con un ritorno di forme classiche, di cinema di genere e narrazione "convenzionale" coincida una scelta di temi estremamente forti, soprattutto nell’analisi politica e sociale, con molta attenzione ai problemi ambientali. Una contraddizione interessante e solo apparente, come quella che fa dispiacere alcuni per l’assenza di italiani in concorso. Perché se è vero che nessuna pellicola tricolore potrà aggiudicarsi il Pardo d’oro- ma Toni Servillo riceverà l’Excellence Award alla carriera e Alba Rohrwacher è nella giuria principale ed Esmeralda Calabria in quella delle opere prime-, molti nostri lavori sembrano poter suscitare l’interesse di spettatori e critici. Il primo a essere visto fuori dalla rassegna (il 20 agosto sera Doc3 lo proietterà su RaiTre) sarà Il mio cuore umano , viaggio nella vita e nel passato della cantautrice Nada da parte dell’ottima regista Costanza Quatriglio, prendendo spunto dal libro autobiografico dell’artista. Un viaggio diverso per entrambe, che la cineasta racconta con entusiasmo. «Il racconto procede per canzoni e narra una storia tutta italiana, che oggi ci appare modernissima. Con piacere, quindi, e assecondando il mio stupore per una voce originale e potente, ho portato a termine questo racconto breve e appassionato ascoltando la voce di Nada immersa nel vento, nella quiete della campagna, nel suono delle sirene delle navi al porto di Livorno».
Una delle punte di diamante della nuova sezione Ici et ailleurs che da due anni raccoglie documentari innovativi e fortemente legati ai problemi di questo nostro mondo in crisi, e la pattuglia italiana, scelta soprattutto da Maurizio Di Rienzo, è sempre ragguardevole per qualità e quantità. Come
Grandi speranze di Martina Parenti e Massimo D’Anolfi, sguardo un po’ inquietante sulla nostra giovane imprenditoria, o ITiburtino Terzo e La notte che è morto Pasolini , due piccoli gioielli di Roberta Torre. Andando a risalire nelle sezioni più importanti, ne i Cineasti del presente, troviamo Piombo fuso , di quello Stefano Savona che era a Gaza nell’ultimo terribile attacco che l’ha devastata, unico occidentale che riusciva a riprendere quell’atroce quotidianità. Qualcosa vedemmo allora su internet, ora questo diario prende la forma coerente di un film. Di Pasquale Marrazzo, invece, Sogno il mondo di venerdì .
Bello sguardo- di quelli che il nuovo cinema inferno, in Italia, getta con autori duri e sensibili come Francesco Munzi, per esempio - dentro la Milano multiculturale dell’emarginazione. Sono solo alcune istantanee di un programma che, come sempre più spesso accade, vede la competizione per il primo premio come testa di ponte per sezioni più sperimentali, come punto
d’arrivo e partenza di una via diversa al cinema. E Locarno persino nella popolarissima (e un po’ pop) Piazza Grande si prende i suoi rischi. Pensiamo alle scelte americane: alla commedia d’inaugurazione 500 giorni insieme di Mark Weeb (Zooey Deschanel renderà la vita difficile al suo spasimante, il film in Italia arriverà il 20 novembre), si affianca a Nick Cassavetes, con La custode di mia sorella , durissimo dramma su una madre che per curare la figlia malata, ne fa un’altra sana e "trapiantabile": quest’ultima la denuncerà. Niente male davvero, come quel Les derniers jours du monde (ci sono Mathieu Amalric e Sergi Lopez) che presagisce una catastrofe ambientale. Locarno, ultima frontiera del coraggio.



2009-08-06