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-Questione di cuore-. Archibugi si misura con amicizia e dolore |
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di Boris Sollazzo
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«Tutti i miei film cercano di essere occultamente politici». Con questa ammissione, con questa voglia di esplorare il proprio paese e la propria società, si racconta più che in ogni altra frase, Francesca Archibugi. Tanti i suoi film che hanno segnato il cinema italiano, da Mignon è partita a L’albero delle pere passando per Il grande cocomero , l’hanno proiettata nell’olimpo del cinema italiano, ma lei ha sempre cercato qualcosa di diverso, anche rischiando di cadere e farsi male. E così si ritrova ad aver fatto il più bel film della sua carriera, Questione di cuore (dal 17 aprile esce in 250 copie) - il più maturo, consapevole, e anche serenamente classico - dopo il poco riuscito e involuto Lezioni di volo . Merito, forse, di una di quelle coincidenze cinematografiche che si realizzano una volta a decennio: cast perfetto e omogeneo, scenografie e ambientazioni vestite su misura, storia potente, sceneggiatura fluida e anche un bel tocco di (auto)ironia che non guasta. «Per me è un grande regalo questo film, così intenso e bello, è un giorno di festa. E mi piace che sia un film sull’amicizia, perché Francesca è un’amica vera e mi ha dato una delle gioie più grandi della vita». E’ Umberto Contarello a parlare, sceneggiatore di grandi capacità che ha consegnato a un romanzo la sua storia (vera) di "corsia", infartuato che lega la sua vita a un vicino di letto. Un proletario, un meccanico e non un borghese problematico e disorientato in un paese e in una comunità in cui non si riconosce più come lui: entrambi impareranno a vivere e rinascere dall’altro. I due, Alberto e Angelo, sono interpretati da Antonio Albanese e Kim Rossi Stuart. Che, con un filo d’esagerazione (ma neanche troppa), con un po’ di incoscienza e impegno, potrebbero diventare la strana coppia italiana. «Magari - scherza, ma neanche lui troppo, Albanese - Kim me l’ha anche chiesto di lavorare insieme, di fare qualcosa di comico noi due. E io amo troppo lavorare con le persone che stimo, mi fa godere da bestia lavorare sodo con uno come lui». E anche Rossi Stuart sembra in forma, finalmente un po’ sorridente, e soddisfatto di questo nuovo incontro. Con Albanese e con la commedia, che ripercorrerà nel prossimo film di Paolo Virzì, di nuovo in coppia con Micaela Ramazzotti, splendida popolana del Pigneto (tanta Roma neorealista e pasoliniana nel film, c’è anche il nostro amato e ferito bar Necci ancora in salute, «è quella tra Casilina e Prenestina - sottolinea Archibugi - Pigneto, Mandrione, San Lorenzo»). «Mi sono dovuta spogliare di tutti i personaggi buffi, sexy e di fatto sfigati, ricostruirmi. Ho potuto farcela solo con questi compagni di viaggio e una regista appassionata come Francesca». Si respira una commossa e divertita partecipazione in questa storia di amicizia e malattia, di riscoperta di sé, Archibugi va lì dove Dopo il matrimonio di Susanne Bier e Uno su due di Eugenio Cappuccio si erano fermati troppo poco. Nel luogo del dolore e della risata liberatoria - che bella la scena a letto con Albanese e Rossi Stuart, emotiva, coinvolgente e tristemente comica -, nel luogo della vita che spesso non viene compresa attraverso le lenti della macchina da presa. Nel guardare con distacco il proprio ambiente, come accade nella scena d’ospedale in cui Verdone, nella parte di se stesso, fa il cardiologo, e da dietro un vetro Luchetti, Sorrentino, Virzì e Sandrelli salutano l’amico. Non c’è patetismo né retorica in questo film dolce, a volte ingenuo - c’è un po’ di schematismo nel mostrare le differenze di classe nel dolore -, cinematograficamente solido nella scrittura e anche negli aspetti visivi. Correte al cinema dopo Pasqua, e poi in libreria. Libro e film, Contarello e Archibugi, ne valgono la pena.de Liberazione
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2009-04-21
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