Vincerò!
 











La campagna elettorale in corso sembra incardinarsi sempre di più su quale sarà alla fine il partito che riceverà più voti visto che l’esito complessivo  viene dato ormai per scontato con la vittoria dello schieramento del centrodestra. Da tempo  i sondaggisti si esercitano nell’attribuire a questo o quel partito la percentuale  che verosimilmente  riuscirà ad ottenere e in via previsionale addirittura si parla di  recuperi e risalite   (o anche di cadute  e di crolli) dell’ordine dello zero virgola. Ma ormai tutti si affidano a questi maghi delle previsioni, queste novelle Sibille dell’era internet  che hanno il potere anche di far deviare in corso d’opera atteggiamenti e programmi, condizionando i vari leader   e senza nemmeno tener conto degli errori  anche clamorosi compiuti in passato. Verrebbe da dire, visto l’autorità scientifica che ai sondaggi viene  ormaiattribuita, che si potrebbe perfino fare a meno di indire elezioni (il risparmio sarebbe notevole  e visti i tempi davvero un’utile cosa) e dando per acquisito i risultati dell’ultimo sondaggio, mettiamo quello della notte tra il 24 e il 25 settembre.
Pare di capire tuttavia che un dato fondamentale venga ignorato dai politici e dai sondaggisti stessi; non viene  quasi mai preso in considerazione e soprattutto segnalato adeguatamente, quello che sarà con ogni probabilità il vincitore assoluto delle prossime consultazioni. Vada come vada, il primo partito sarà quello degli assenti ovvero quello di coloro che non si recheranno ai seggi per votare. Tra stime e previsioni, infatti, quasi mai viene messo in dovuto  risalto il dato in questione che dovrebbe far preoccupare invece tutti i contendenti al di là dell’ipotetico guadagno dello zero virgola. A occhio e croce si calcola che  non risponderà all’appello circa il 40 per cento degli aventi diritto, il chesignifica più o meno una ventina di milioni di presenze (ovvero di assenze). Ora mettiamo che il partito più votato, grazie anche a un rush finale prodigioso arrivi al 25 per cento, vorrà dire  che i consensi popolari reali  non andranno al di là dei sette/otto milioni di preferenze, praticamente un terzo rispetto alla moltitudine di chi è rimasto a casa. Ma  c’è da giurare che la sera del 25 settembre chi avrà ottenuto un  consenso di questo tipo parlerà di vittoria plebiscitaria, risultato straordinario, storico, ecc. ecc.
Ora sarebbe molto utile capire le ragioni di questo disamore nei confronti delle urne e gli esperti  dei sondaggi dovrebbero  essere più attenti per farci capire (e far capire a chi fa politica) i motivi  di questo distacco.  A naso, ma poi non ci vuole molto a scoprirlo, si potrebbe dire che quelli che vanno a votare appartengono a determinate categorie, sono cioè coloro che hanno intenzione, pur con interessi diversi o contrapposti,  a continuare bene o  male  sulla stessa falsariga del passato. Chi viceversa è in difficoltà o ha perso ogni speranza (vedi i giovani che non cercano nemmeno più un posto di lavoro) sono presi da una disaffezione sempre più profonda. E questa è una gran parte del paese reale che soffre o si sente escluso e che non ne vuol più sapere o sentire. E del resto com’è possibile dare ancora credito a un esercito d’incompetenti, ciarlatani, voltagabbana, “poltronisti” senza ritegno. Gli scenari che abbiamo sotto gli occhi sono del resto avvilenti in un ventaglio vastissimo: si va da uno come Carlo Calenda che, eletto  in Europa  con i voti dl pd, si schiera ora contro  con una sua lista personale; si prosegue con un ex presidente del Consiglio come Matteo Renzi che  ha avuto in passato  un consenso larghissimo ed ora tenta di restare in Parlamento con un accordicchio per  non rischiare appunto di rimanere fuori; ci sono poile soldatesse della  fu Forza Italia cresciute ad Arcore come Mara Carfagna e Mariastella Gelmini che oggi rivendicano un ruolo politico all’insegna di chissà quale coerenza, per non parlare di Luigi Di Maio, recordman assoluto del trasformismo,  che pur di restare attaccato alla poltrona  è pronto  a qualsiasi voltafaccia. Ma la catena è lunga e  tutto si svolge senza  un minimo di vergogna. La verità è che in tanti hanno abboccato in passato, hanno creduto alle promesse berlusconiane, passando per il risentimento sociale dei leghisti, il buonismo veltroniano e la rottamazione renziana, per sperare infine nel vaffa grillino. Ora probabilmente si faranno illudere dalla narrazione della ducetta Meloni. Ma in tutti i casi si assottiglia sempre di più il numero di chi si reca a votare e, cosa assai più pericolosa, di chi crede ancora nella democrazia e nella Costituzione.
Antonio Filippetti






2022-08-31


   
 



 
01-09-2022 - Vincerò!
01-08-2022 - Una crisi irreversibile
01-07-2022 - Il summit internazionale di cultura
01-06-2022 - La difficile ricerca della pace
01-05-2022 - Se l’infodemia è peggio del covid e della guerra
01-04-2022 - Finzioni (ma Borges non c’entra)
01-03-2022 - Il deserto del presente civile e politico
01-02-2022 - Le diverse “età” del nostro tempo
01-01-2022 - Il destino dell’informazione
01-12-2021 - Se i sogni muoiono all’alba
01-11-2021 - Il circo Alfred Nobel
01-10-2021 - Celebrazioni per i 700 anni della morte del sommo poeta La poesia profetica: Dante e lo specchio del presente
01-09-2021 - Festeggiamenti e senso del ridicolo
01-08-2021 - Il futuro del lavoro
01-07-2021 - Ciarlatani e creduloni