Johann Sebastian Bach, arte e rigore

 







Rosario Ruggiero




La musica aiuta a non sentire il silenzio che c’è fuori”. L’affermazione è attribuita a Johann Sebastian Bach. E certo di silenzio fuori doveva sentirne veramente tanto l’illustre artista tedesco se nell’arco di tempo di un’operosissima vita durata sessantacinque anni fu autore di una produzione musicale che, all’indiscusso pregio, univa una generosissima copiosità.
Nato ad Eisenach, nel 1685, anno straordinario per l’arte dei suoni giacché vide venire alla luce anche i sommi Georg Friedrich Händel ed il nostro Domenico Scarlatti, Bach chiuse gli occhi per sempre a Lipsia, centosessantuno anni fa, proprio nel mese di luglio. Era il 1750.
Discendente da una famiglia di musicisti fu a sua volta padre di provetti compositori ed esecutori.
Studioso di teologia luterana e buon conoscitore di latino, amò talmente la musa Euterpe da recarsi, nel 1705, a piedi da Arnstad a Lubecca per ascoltareDietrich Buxtehude, illustre organista dell’epoca.
L’impresa gli valse la perdita del posto di lavoro.
Pure si racconta che, bambino, desideroso di conoscere e studiare le musiche di celebri compositori contenute in un volume del fratello, il quale lungi dall’incoraggiarlo glielo nascose, si svegliasse nel cuore della notte per copiare segretamente tutta la raccolta, con l’amarezza, tra l’altro, di venire scoperto e privato di quel suo faticoso lavoro.
In vita godette di buona fama, poi però via via eclissata alla sua dipartita, fino a ritornare in auge anni dopo per splendere ancora oggi imperitura ed esemplare.
La musica nasce e si sviluppa per l’umanità un po’ come può avvenire per un singolo individuo. Un uomo un bel giorno dà luogo ad una successione di suoni, uguali o diversi per altezza e durata. Crea così la sua prima melodia. Eseguita da una voce o da uno strumento, questa può essere poi anche rinforzata dall’intervento di altri musicisti che la eseguonoidenticamente in perfetta sincronia. Si ascolterà allora la stessa melodia, ma più ricca e sonora. In alcuni casi, però, utilizzando ad esempio voci maschili e voci femminili insieme, si scopre che le donne tendono a produrre spontaneamente suoni diversi da quelli degli uomini, più acuti, i quali possono suonare consonanti e piacevoli con gli altri o, in altri casi, stridenti. Nasce così l’arte, e la scienza, di comporre musica congegnando sapientemente l’esecuzione simultanea di diverse melodie. Questo modo di comporre è chiamato contrappunto. Intorno al XVIII secolo avverrà una significativa svolta. Si comincerà a comporre musica prediligendo una sola melodia, ornata però da suoni sussidiari, di “accompagnamento”. È quello che percepiamo oggi in una canzone classica napoletana, di musica leggera, o in tanta parte della produzione di autori come Mozart, Beethoven, Schubert o Chopin.
Grande organista e magnifico clavicembalista, Johann Sebastian Bach coronò la lunga epoca delcontrappunto regalandoci fulgidi esempi di quella particolare modalità compositiva, rientrando nel novero di musicisti come Mozart i quali, a differenza di altri, come Beethoven o Domenico Scarlatti, più che innovare, compendiano splendidamente la musica fino ai loro giorni, nel caso specifico del maestro di Eisenach con una esemplare lezione di elevazione morale, rettitudine artistica, umile, paziente artigianato e straordinarietà di esiti che da allora, e prima di allora, ha davvero pochi uguali. Ne viene fuori felicemente un’arte con la a maiuscola, un’arte fulgida e profonda, che è nobile vocazione, giammai piccino mercimonio.

 

 






2021-07-01


   
 



 
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