I dibattiti inutili
 











Si sa che la società della comunicazione ha bisogno di alimentarsi a ciclo continuo andando a pescare in tutti luoghi e in tutte le occasioni che possono dare linfa alla propria “sete di esistenza”. Se si sfogliano, infatti, i giornali, i portali, i blog e le altre diavolerie della rete è possibile fare un inventario di argomenti sui quali pressoché tutti intendono far sentire la propria voce, partecipare al dibattito di turno. E sono proprio gli operatori dell’informazione a stimolare senza sosta questo spirito di partecipazione globale mettendo in atto spesso tecniche del tutto inusuali,  coinvolgendo ad esempio non solo occasionali  passanti presi alla sprovvista, ma  ponendo domande banali perfino ai citofoni dei palazzi. Si può ben dire che non c’è alcun elemento della vita civile, sociale, politica, ecc. che si sottragga a questo martellante bisogno d’investigazione.  E tutti d’altra parte vogliono sentirsiprotagonisti.
Gli esempi sono talmente numerosi che un elenco anche in ambito recente risulterebbe sommario o incompleto. Si prenda solo  il caso in qualche modo emblematico  di un film, quello di Checco Zalone che grazie ad un battage pubblicitario e  ad una massiccia  distribuzione nelle sale sta conoscendo  un successo al botteghino  di proporzioni stratosferiche. Il dibattito in questo caso si è aperto sulla natura del film e le intenzioni del suo protagonista. E’ un’opera di destra o di sinistra? Fa ridere oppure no? E’ una pellicola politicamente corretta, è pro o contro gli immigrati e via di questo passo. Può sembrare strano ma del film in quanto tale, ovvero opera dell’ingegno, si parla poco o non si parla affatto. Il dibattito (sembra essere tornati agli anni della “rivoluzione culturale”) si è aperto su altri fronti ma tutti desiderano entrare   in gioco: i soliti opinionisti da talk show, gli incalliti blogger della rete buoni pertutte le stagioni, e poi i politici, i cantanti, gli sportivi, ecc. ecc.  Questo massacro a rovescio finisce ovviamente per fare il gioco del film, per incrementare il suo già invidiabile successo. Il tanto conclamato dibattito non tiene conto alla fine dell’argomento stesso per cui è nato, ma allora i critici di professione – ammesso che ancora ne esistano – dove si sono rintanati? E vero: quando il gioco si fa duro risulta più comodo starsene un po’ in disparte, mantenere quel tono “medio” che accontenta la botte e il cerchio. Avviene sempre così: in ossequio allo spirito dei tempi nessuno si espone (impone), come accade del resto per la letteratura, l’arte, la musica, ecc.  Alla fine rimane il brusio delle voci che si rincorrono e accavallano e si resta di nuovo al palo, paradossalmente senza aver “dibattuto” un bel niente e in attesa solo di farsi avanti  alla prossima occasione per occupare l’ennesima prima fila della vanità e del nulla.
AntonioFilippetti






2020-01-31


   
 



 
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