LA DONNA CHE NON INVECCHIAVA PIÙ
 











Martine, la protagonista e narratrice, si vede crescere annotando con scrupolo ogni fase dei cambiamenti cui va incontro. Un diario, tra fantasia e realtà, che la racconta, passo dopo passo, dalla nascita all’età adulta. Figlia unica, ha una mamma molto bella che “certe sere rientrava con le guance arrossate” e il padre Henry rompeva un bicchiere. Poi si scusava “prima di chinarsi a raccogliere le schegge del proprio dolore”. È tornato impotente e senza una gamba dalla guerra in Algeria, e il suo dolore non arriva a trovare voce. A 35 anni lei finisce uccisa da una Ford Taunus color ocra all’uscita del cinema dove ha visto “un uomo, una donna” di Lelouch. La travolgente emozione provata la spinge a ballare in strada, dimentica del mondo circostante. In conseguenza di questo, la madre diviene immortalmente bella, la figlia a 13 anni invecchia di colpo, il cuore del padre si iberna, e la famiglia diviene un fiore che non sa piùschiudersi.
A 15 anni, ora incantevole fanciulla, le manca l’istruirla della madre “sull’appetito degli uomini, sui sospiri delle donne”. Il padre invalido, ancora perso dietro i troppi ricordi, non conosce la via per “insegnarle ad addomesticare il dolore della crescita”. A 18 anni, a Lille per studiare lettere all’università, si innamora di André che, all’atto del primo lasciarla, dice: “se non ti ritrovo significa che sono morto”. E lei penserà, nelle infinite volte a rivivere la scena, “quella frase mi piacque da impazzire”.
Il padre intanto, grazie a Françoise, la nuova moglie, ritrova il sorriso, smette di bere, e, iniziato come vetraio, amplierà di molto il campo degli interventi avendo successo nel lavoro. Long John Silver – come lo chiama Martine: il pirata privo di una gamba personaggio de “L’isola del tesoro” – diventa un uomo tranquillo svanendo tutte le nostalgie del passato. Col figlio di Françoise, Michel, lei non legherà mai. Rimarrà un estraneo, sempre in giro,poi ladro con la madre e violento con Henry, poi finirà in carcere con una condanna ventennale. 
A 21 anni, col momentaneo tramonto di André, apprendista in giro per la Francia, Martine diviene Betty e, per la prima volta, il padre parla del tragico passato con la “nuova” figlia. A 24 anni Betty sposa André e qui il padre, ballando con lei grazie a una moderna protesi funzionale, sente di essere di nuovo un uomo “intero”. A 25 anni arriva Sébastien, il figlio. Ora la donna ha 3 uomini di cui prendersi cura.
Si fa una nuova amica, Odette, la commessa del negozio di cosmetici dove si serve da sempre, di 9 anni più vecchia, e il compagno di lei, Fabrice, la ricrea, a 30 anni, modella. Fotografa i soggetti una volta all’anno per scoprire nei loro volti l’incedere del tempo... E a lei torna in mente la profezia di un amante passeggero: “La sua è una bellezza che non appassisce, Betty, è strano, molto strano”. Sarà Fabrice, con la foto annuale, ad accompagnarla alla svolta dei35 anni. Con gli anni André la invade sempre più:
Mio marito mi sbalordiva ogni giorno di più. Era un padre e un figlio formidabile, e io, tra le sue braccia, ero tutte le donne.
Tutte le vertigini.
A 30/41 anni il figlio ne compie 16, è facile per lui considerarla una coetanea. André va spesso a studiare all’estero per affinare la sua arte: diventerà un celebre mobiliere.
Poetico lo scorrere del libro sull’onda dei ricordi e favorito da un lessico spedito che balla sulle punte come un’abile danzatrice, un registro sussultante in frasi brevi ma incisive, squarci che si dilatano nella mente del lettore destando echi di ricordi propri e ridisegnando il mondo a ricalco di quello narrato, affascinante e più meritevole di essere vissuto. La narrazione dei giorni andati diviene contagiosa, rimescolando il passato con il miele generoso iniettato dallo scorrere del tempo. Una sensazione di freschezza, con l’abbrivo della giovane età della protagonista, rivernicia ogni cosa digioventù, donandole quel magico alone che arrivano a possedere, invecchiando, tanti eventi vissuti. E poi, caratteristica dei poeti, di tanto in tanto una frase del testo scatena il nostro interno, facendolo risuonare nella vertigine del tempo. Le parole confondono il singolo destino, benché diverso possa esserne stato l’andare. Un brivido percorre la schiena, l’Autore ha centrato con semplici parole un valore universale che va a toccare chiunque le legga.
Grégoire Delacourt è uno scrittore e pubblicitario francese. Il suo romanzo “Le cose che non ho” (2013) ha superato il milione di copie vendute. È la storia di una donna, Jo, che, per un colpo di fortuna, vede realizzati tutti i suoi sogni e si accorge di non essere felice come avrebbe creduto.
Martine e Sébastien sono presi per una coppia di fidanzati quando vanno a scegliere l’anello per colei che a breve dovrà diventare sua nuora. Comici equivoci iniziali e poi, all’uscita dal negozio, il baciarle del figlio le dita, unaad una:
Capii che era il suo addio all’infanzia e per un attimo mi sentii felice di essere stata tutte le donne della sua vita.
Il medico di famiglia, la dermatologa, i clinici, tutti entrano nel coro degli stupefatti perché il corpo sotto esame - quello di Betty – esternamente non invecchia più! Fortuna? maledizione? solo il tempo potrà dirlo. Il padre, al termine di una vacanza insieme, la saluta con il nome Paule:
Paule. Il nome di mamma.
Vacillai.
Forse diventiamo coloro che ci mancano. Forse riempiamo il vuoto per angoscia del vuoto. Forse cristallizziamo ciò che sono stati per tenerli al nostro fianco per sempre.
Arrivederci, Paule.
La singolarità del non invecchiare è qualcosa che cozza contro ogni assuefazione umana: quella dei parenti, più forte quanto più sono stretti, degli amici che al ritrovarti non credono ai propri occhi, dei conoscenti che si chiedono quale fosco segreto celi questa straordinarietà. Mi corre in mente il film “Il curioso caso diBenjamin Button” (2008) del regista David Fincher, con protagonisti Brad Pitt e Cate Blanchett. Benjamin nasce vecchio e muore in fasce, percorrendo all’inverso il corso della vita e incontrando perciò seri problemi affini.
Tragico si rivela questo stato di cose per il marito che non si raccapezza più tra la sua normalità e chi, affianco, ogni giorno esce fuori da un dipinto immutabile. Svaniscono i sogni di invecchiare insieme, di avvicinarsi sottobraccio al tramonto, e questo può diventare insostenibile, un tradimento delle legittime attese relative al passare degli anni. Per un essere umano è molto difficile assistere allo sconvolgimento del proprio progetto di futuro: una morte, la perdita del lavoro, una grave malattia, costringono alla rinascita in un’età in cui si è abituati a quanto è stato fino allora e il domani diverso lascia sgomenti. Di più, in questo caso nasce terrore, come sempre accade dinanzi a un evento mostruoso del quale non sappiamo spiegarci la ragione. André,nella sua normalità, non può che scappar via da quanto di anomalo accade nell’essere che continua ad amare ma col quale non si sente più di condividere la vita. Il non aver più una qualunque storia comune sbaraglia anche l’amore più forte: “le cose devono morire per avere la certezza di averle un giorno possedute”. E l’abbandono del padre, per uguali motivi, contagia anche il figlio.
Odette intanto cerca di tenersi alla pari dell’amica con interventi di chirurgia estetica a ripetizione per non cedere all’insicurezza: “quella purulenza che inizia a sgorgare quando svanisce la giovinezza”.
E poi le cento difficoltà pratiche: le foto sui documenti ad esempio; a una “matura” che appare come una trentenne può capitare un amore più giovane del figlio; il capo può decidere di licenziare una giovane dipendente ignorando che è una donna in età che non troverà come riciclarsi. Un mondo alla rovescia si spalanca dinanzi Martine che sottostà a esperienze singolari per le quali il suoaspetto esterno è tarato mentre l’interno, che continua a invecchiare, non può che trovarle dannatamente distopiche.
E ancora la prova più terribile, perdere per strada, per motivi diversi, i compagni di viaggio perché dei vecchi dentro non vogliono o non possono più accompagnarsi a un soggetto che appare come figlio o nipote. Esistono barriere sociali e, per quanto disinvolti si possa essere, non c’è possibilità di scavalcarle. La società è progettata per essere omogenea perché in questo risiede il suo maggior mezzo di protezione, e qui vale il “natura non facit saltus” di Linneo. La sorpresa finale non tarderà ad arrivare...
I sognatori non cambiano il mondo, lo sognano e basta.
Ma la felicità, lo sanno tutti, è un’ospite lunatica. A volte abbandona la tavola senza preavviso, senza una ragione.
Luigi Alviggi


Grégoire Delacourt
La donna che non invecchiava più
traduzione di Tania Spagnoli
DeA Planeta, 2018 – pp. 204 - €15,00






2019-06-13


   
 



 
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