I fondi per la cultura
 











Nell’orgia di parole che quotidianamente ci tocca subire  da più fronti, dai social alle televisioni, dai giornali ai tweet,  per non parlare dei blog autoreferenziali che vaneggiano di  una universale  felicità  prossima ventura, manca sempre  il capitolo cultura.
Naturalmente ci sono argomenti  che meritano attenzione, a partire dal lavoro – in specie per i giovani –  fino alle condizioni dei sempre  più numerosi poveri che  sperano invano  di ottenere un qualche riconoscimento apprezzabile.  Tutti i governi che si sono succeduti fin qui hanno fatto promesse e in alcuni casi si sono spinti a garantire addirittura la luna, ovvero assicurare un’era di benessere per tutti,  a partire ovviamente dai più bisognosi. Il governo in carica, in quanto a questo, si può dire che batte tutti gli altri che lo hanno finora  preceduto. E’ tuttavia da notare, con vero disappunto,come da tutti i proclami resti fuori sempre la voce dedicata alla cultura. Ed è  come se proprio la cultura  non interessasse affatto i nostri governanti. Sarà probabilmente perché a loro giudizio la cultura non porta voti e consensi o più realisticamente perché i governanti di cui sopra  sanno poco o nulla di cultura e del suo valore.
Sia come sia, lo scenario è  drammaticamente squallido e avvilente. Eppure, pur nelle ristrettezze di bilancio, qualcosa si potrebbe  fare un ogni caso: senza nemmeno intaccare  per così dire il portafoglio del ministero competente. Si potrebbero ad esempio devolvere allo sviluppo della cultura le somme relative alle tasse non pagate dai tanti furbetti, ma più ancora da coloro che sono stati dichiarati evasori e che hanno addirittura ammesso l’inadempienza e si sono perfino detti disposti – magari dopo sentenza – a versare quanto dovuto (o rubato). E qui il pensiero non può non andare in primis al partito dei leghisti chesi sono impegnati a restituire quanto dovuto al fisco nazionale. Ma qui sorge il vero problema. I 49 milioni che la Lega si è detta disposta a restituire saranno versati nelle casse erariali a rate, seicentomila euro all’anno, il che significa che per estinguere il debito, computato a quanto pare senza interessi, occorreranno ben 82 anni. Quale singolo contribuente potrebbe permettersi una cosa del genere?  E solo per analogia,  chi fosse condannato per un reato, mettiamo a otto/dieci anni di prigione, potrebbe ottenere di  “rottamare” la propria detenzione trascorrendo in carcere  soltanto un mese all’anno per ottant’anni? Eppure, a ben pensare, si potrebbero  fare diverse cose per la cultura disponendo “subito” di quarantanove milioni. Si potrebbero mettere in sesto alcune strutture scolastiche al momento fatiscenti, rimpolpare le biblioteche pubbliche e universitarie, migliorare adeguatamente la formazione degli operatori culturali e altre cose ancora.E  - cosa tutt’altro che trascurabile -  senza  nemmeno dovere aspettare  ottant’ anni e passa. 
Antonio Filippetti






2018-09-30


   
 



 
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