LA DONNA E IL MARE
Gli archetipi della scrittura di Corrado Calabrò
 











Corrado Calabrò (Reggio Calabria, 1935) inizia a poetare presto: “Prima attesa” viene pubblicato da Guanda nel 1960. A seguire poi oltre 20 volumi,pluritradotti in molti paesi. Anche saggista e traduttore, suo è il romanzo “Ricorda di dimenticarla” (Newton Compton, 1999), finalista al Premio Strega dell’anno.Due suoi ampi brani sono presenti nel testo. Un misto di narrativa e poesia è anche l’ultimo “Mi manca ilmare” (2013, Genesi). Orientata verso l’oltrela poetica dell’Autore: lo affascina il non conosciuto esi ritrova sospinto fuori del limite del conoscitivo individuale nel tentativo di dominarlo, di indagare quanto sfugge anche all’analisi personale più attenta. L’atemporalità del verso si presta a incastonare il quid che va oltre le normali connessioni della logica umana. Diceva Calvino “poesia, l’artedi far entrare il mare in un bicchiere”. Vero!Il verso, pur nel limite definito, vuol sottindendere l’infinito, magari perdendosidietro l’accordo irreale che congiunge, esile ponte sull’abisso, il mondo circostante e l’ignoto trascendente. Vincitore di molti premi,Calabrò ha anche ricevuto in paesi stranieri più lauree honoris causa.
Carlo Di Lietoscrive un raffinato e profondo saggio sulla sua opera, declinando da subito uno dei principali obiettivi di questo lavoro:
La scrittura di Corrado Calabrò merita un’analisi concentrica, attraverso l’esegesi psicoanalitica; discussa e analizzata dalla critica militante nell’arco di oltre un cinquantennio (1960-2014), è stata esaminata nei suoi valori formali ed espressivi, ma non è stata sufficientemente valorizzata nelle sue forti peculiarità psicologiche. Ed è ciò che si tenterà di fare, in quanto lo si ritiene un completamento assolutamente necessario, e forse imprescindibile, per comprendere appieno questo complesso ed originale poeta.E aggiunge:
L’imporsi dell’io elabora il tema dell’amore come vulnus e come illusione, che appare e si dissolveincessantemente. La ragione profonda del fascino della poesia di Calabrò è proprio in questo nucleo fondativo inconscio, sospeso sull’orlo dell’incomunicabilità tra l’ioe l’altra. L’acceso sensualismo non è mai artificio letterario; il poeta persegue la volontà di approdare ad un mondo di rigenerazione, tutto affidato alla visionarietà e alla dimensione onirica.
Il Di Lieto,quindi, ritiene che, arma primaria per padroneggiare i meccanismi di nascita di tale poetica, sia munirsi di strumenti di analisi della psiche seguendo i dettami di alcuni tra i maggiori esponenti di tale scienza. Viene spesso citato lo psichiatra cileno Ignacio Matte Blanco (Santiago 1908 – Roma 1995). Questi ha posto in risalto – nel dualismo fra conscio e inconscio – la diversità dei processi cognitivi che attengono ai due regni. Nel conscio domina il “principio di non contraddizione” (pensiero asimmetrico), nell’inconscio prevale il “principio del piacere” (pensiero simmetrico), nel quale la potenza delpensiero è illimitata. L’inconscio è l’altrove della mente con sue regole indipendenti, Matte Blanco parla di sistema bi-logico.
Eccezionale la condizione di Calabrò che riesce a cumulare in sé elementi di valutazione del personale, del reale, e del surreale. Egli possiede molteplici frecce all’arco, dardeggiando le quali può spaziare laddove i più falliscono, ed è questa l’arma potente che gli dei concedono da sempre al vate. Questi fende la strada perché altri vi si possa adagiare e percorrerla nell’immaginare (solo immaginare, peraltro,non penetrare!) l’irraggiungibile. E afferma ancora Di Lieto: “In un gioco surreale... compone un ordito poetico destrutturando l’io, ora in termini onirico-surreali, ora mistici, ora teneramente elegiaci. Nella sua fucina espressiva, la fluida scorrevolezza del verso ha una straordinaria attenzione per l’inconscio, reso ancor più percepibile dall’io centrifugo.” 
Fondamento ispirativo di Calabrò è l’amore, il sentimento, sacro o profano,che mette in un rapporto irripetibile due esseri, duri esso un giorno un anno o una vita. È l’unica possibilità di penetrare spiritualmente e fisicamente il mondo dell’altro per far sì chel’alterità divenga propria pertinenza, è il rispecchiarsi speculare del sé e del non sé ottenendo effetti inimmaginabili che portano alla cognizione di un sé che nemmeno si sapeva di possedere. L’amore assoluto è per lui la donna, strutturante per l’uomo dell’universo “diverso”. Il mare si configura come riflesso naturale dei diversi stati dell’essere, delle varie fasi della vita, mezzo per superare il ristretto continuum dell’esistenza, e quindi illusione d’immortalità cui tutti soggiaciamo. Il mare, luogo di nascita della vita e dove essa scompare perché, in un modo o nell’altro, nelliquido che copre i tre quarti della terra tutto si ricongiunge e tutto rinasce. Di Lieto sottolinea taledualismo in Calabrò, potente diade: i due pilastri fondatori della sua architettura poetica:
Il mare è collegatosemanticamente alla parola amore; l’acqua è non solo il primo fondamentale elemento della vitalità naturale, ma è anche parte integrante del processo interiore dell’uomo. La donna è accostata, a vario titolo, per i suoi turbinosi e tempestosi sentimenti al mare, quasi fondendosi con esso, per alcune sue caratteristiche. Il cuore muliebre è come il mare, “cangiante, mutevole mutante”, stabilisce un rapporto sempre diverso con chi lo mette alla prova. E ancora:
L’acqua del mare e la donna, come principi vitali, vanno messe in relazione, secondo un principio di instabilità; la mancata omeosta¬si, tra l’onda del mare inquieto e l’animo muliebre, volubile e mul¬tiforme, hanno una corrispondenza straordinaria e facilmente spie¬gabile. La bi-logica, così definita, per il particolare articolarsi nella mente di due logiche antinomicamente compresenti, propone un “pensare-sentire”, resiliente e compresente di una logica asimme¬trica e di una logica simmetrica. Come era già avvenuto per ilpensiero di Freud, la logica simmetrica ha la capacità di mettere in luce i segreti impenetrabili della mente.
Secondo Francesco Orlando (Per una teoria freudiana dellaletteratura, Einaudi, 1973) il testo ha il valore di un negativo fotografico rispetto a tutto quanto sussiste ed è costitutivo di esso. Si verifica, cioè, un fenomeno di repressione subconscia che trova espressione finale in quanto portato all’attenzione di chi guarda, sia esso lettore o spettatore (libro, quadro, film).La fantasia, già per Freud, funziona nell’Io come campo interattivo di due istanze psichiche: vi confluiscono i desideri rimossi nell’inconscio e le attività razionali che li hanno repressi.Fantasie, sogni, espressioni artistiche, sono analoghi nei meccanismi di produzione dell’artista: l’Io riesce a governare e mediare tra loro le varie istanze. La fantasia nell’uomo ha il ruolo basilare di preservare il principio del piacere senza farlo confliggere con il principio di realtà. Questo ruolo inizianell’infanzia ed è lecito affermare che esiste continuità tra gioco infantile e attività dell’adulto in ogni campo dell’arte. La letteratura è la modalità di sbocco nel campo sociale di quanto la fantasia rappresenta nel campo individuale: parlare e scrivere si rivelano territorio comune tra inconscio e letteratura. C’è forte continuità, dunque, tra fantasie dell’artista e sogni a occhi aperti dell’adulto. 
Donna e maresono in Calabrò componenti basilari di una scena primaria (Urszene) in cui non si rappresenta ciò che il bambino ha effettivamente visto riguardo alla sessualità dei genitori, ma piuttosto una rielaborazione in fase successiva di quanto può essere legato a quella attività. Ed è assodato quanto sia potente lo stimolo di tale scenarioverso la creatività. La capacità di rispondervi attivamenteè organizzativa dell’intera personalità e non soltanto un pilastro dello sviluppo psico-sessuale del soggetto. Dall’Antologia riportata nel testo citiamo dei brevi passi perun’idea della poetica di Calabrò:
RESSA  La penuria di te mi affolla l’anima.
SCRITTE MURALI Era sabato, pioveva / e pensavo a te. // Era sabato, pioveva / e stava con me.
LIAISONS   Non è me che detesti / ma questo laccio così dolce e tenace. // Non è te che – forse – amo / ma questo laccio sottile e tenace / che ci strangola insieme, a occhi aperti.
Da: OVUNQUE NON SAPPIA DAI TUOI OCCHI
... Eh! Se avessi l’orgoglio / della maschia bellezza dei guerrieri / dei miei greci del calabro Ionio, / oh come irriderei / il tuo petto da ginecomasta / le rasoiate sguincie dei tuoi sguardi / la chioma fatuamente fuggitiva / e le tue lunghe gambe compiaciute, / gambe eccessive fino all’insolenza / che tornano a giocare a rimpiattino, / gambe rapinose e sibilline / tra cui s’agguatta l’inguine sfregiato. / ...
Nel testo è riportato anche il saggio di Calabrò “Il poeta allagriglia”(2003). Qui, osservata la de-significazione della parola nel panoramaodierno e la scomparsa del bisogno dell’illimitedall’universo visibile, si puntualizza che scopo dell’arte è rivelare la bellezza che tutti abbiamo guardato senza vedere. L’artista deve riuscire a trasmetterci quanto ha intravisto anche se lui guarda all’al di là. Il valore della parola in poesia non è in quello che dice ma in quello che suscita nel lettore, dunque, per chi legge,essa deve trascendere il significato dello scritto. “La poesia è il fondamento cheregge la storia dell’uomo” dice Heidegger.
L’intervista – fatta dal Di Lieto (2015) – focalizza come l’amore sia la principale porta della poesia:
L’amore rompe la scorza del nostro ego, ci spinge a uscire dall’incomunicabilità e, al tempo stesso, nel momento cioè in cui avvertiamo un’immagine nuova di bellezza - un’immagine che vediamo noi soli -, ci spinge ad usare un’espressione inedita, tutta nostra, forse indicibile per esprimerla. Ci spinge, quindi, alla creatività. È talmente forte la spinta dell’amore che, dopoaver cercato di fare di noi carne e anime dell’altro-da-sé e dell’altro carne e anima nostra, ci induce all’oltre da entrambi noi stessi.
Carlo Di Lieto, critico letterario e docente di Letteratura Italiana presso l’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli è autore di numerose monografie e ha approfondito i rapporti tra letteratura e psicoanalisi con riguardo alle opere di molti sommi poeti e letterati italiani. Dirige la collana “Letteratura e Psicoanalisi” dell’Editore Genesi di Torino. Terminiamo con le sue parole:
Per Calabrò, la poesia è un bisogno dell’illimite, di un orizzonte che s’apra su un ulteriore orizzonte, di un sipario mentale che s’alzi su un altro scenario, in un inseguimento senza fine.
Luigi Alviggi

Carlo Di Lieto: LA DONNA E IL MARE
Gli archetipi della scrittura di Corrado Calabrò
Roberto VALLARDI Editore, 2016 – pp. 256, € 12,00






2017-07-31


   
 



 
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