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Quello dello scultore è un mestiere ingrato, duro, difficile, lungo per i tempi di esecuzione e ancor più per quelli di realizzo e di soddisfazione professionale. Per questo gli scultori sono pochi e per questo l’arte plastica, nelle sue manifestazioni più tipiche e tradizionali (quelle della pietra, del marmo e dei graniti e quelle delle fusioni in bronzo), sta attraversando una stagione difficile in cui, ai maestri che hanno meritato fama in tutto il mondo, si stanno preparando ben pochi rincalzi. Nonostante quello trascorso sia stato indubbiamente uno dei più felici periodi della scultura italiana, affermatasi ovunque con le opere di Martini, Marini, Messina, Manzù, Greco, Mascherini, Viani, Cappello, Consagra, i Cascella, i Pomodoro, Guerrini, Negri, Signori e tanti altri che qui è inutile elencare e che hanno spaziato dalla figurazione più classica alle astrazioni più ardite fino alle istanze del più avanzato costruttivismo internazionale, il problema dei costi, della fatica e dei tempi lunghi di affermazione hanno impedito il costituirsi di “scuole” di apprendistato e di tirocinio capaci di trasmettere il mestiere nei suoi mille segreti di laboratorio, nelle sue infinite possibili varianti legate all’inventiva e alla creatività personali. Sono considerazioni, queste, sulle quali è facile trovarsi a discutere con uno degli scultori più emblematici di terra veneta, Gino Bogoni, da anni figura preminente sulla scena artistica veronese, tipico prodotto del più lungo, ma estremamente fruttuoso tirocinio di officina: quello nello studio e quello condiviso con i Maestri. Nella fonderia, a svelare i segreti dei maestri artigiani, lavorando con loro e con loro discutendo la soluzione tecnica delle fusioni, la rifinitura, la lucidatura, i segreti delle patine che diventano sempre più preziose al tatto e col tempo. Gino Bogoni nasce a questa scuola di quotidiana frequentazione e di quotidiano esercizio. Ha lavorato con Martini, con Minguzzi e soprattutto con Marcello Mascherini da sempre, si può dire, suo maestro e amico; ha sperimentato ogni segreto di fonderia fianco a fianco con i più noti scultori internazionali; ha sondato i segreti della forma e della materia lavorando per anni ai calchi delle formelle di S.Zeno; ha operato da generoso maestro, dichiarando sempre la sua disponibilità ad assistere i giovani, a svelare gli apparenti “misteri” di un’arte che esige passione, dedizione totale e tanta fatica oltre che capacità creative; ed ha raggiunto le mete più ambite, i riconoscimenti alla IX e X Quadriennale di Roma e alla XXXIII Biennale di Venezia, il primo premio alla IX Biennale Internazionale del Bronzetto di Padova. Così, Bogoni scultore nasce sull’antica e più efficace scuola della bottega e della fonderia. Per questo, forse, gli è rimasta ancor fresca, dopo tanti anni di duro mestiere, anche attraversando tempi difficili e tristi, una vena colloquiale e narrativa, un desiderio inarginabile di dire e di spiegare ogni sua conquista, ogni realizzazione. Raramente si incontrano artisti così disponibili ad accompagnarci dentro i labirinti dei loro sogni, dei loro pensieri, delle loro intuizioni e aspirazioni: perché per Bogoni la scultura, la sua scultura, è appunto tutto questo, sogno e realtà, materia e forma in movimento verso determinazioni ideali, narrazione, racconto mai concluso di esperienze, di illuminazioni dentro il sentimento della vita e dell’essere. Sorprende davvero l’entusiasmo genuino che Bogoni sa trasmettere a chi lo segue dentro le sue semplici descrizioni degli itinerari operativi: i suoi concetti hanno il fascino delle scoperte elementari cui si giunge solo per lunghi e progressivi sfrondamenti o per autentica intuizione d’artista. La sua storia di scultore riflette, in ultima analisi, questo percorso di instancabile purificazione della materia e dell’emozione esistenziale. Comincia dal placido naturalismo delle “mucchette” modellate direttamente in cera. Un cortometraggio di Virgilio Boccardi coglie Bogoni al lavoro e indugia sulle mani esperte che, con rapidi gesti e tocchi, curvature e pressioni ottengono figure straordinariamente plastiche delle mucche. Ma la forza espressiva di esse non è connessa all’agilità delle dita sapienti dell’artista, bensì a quei gesti conclusivi che consegnano la figura a un rapporto spazio/ambiente, alla definizione di un’emozione, di un racconto. Le mucche allattanti o le mandrie al guado di Bogoni sono espressione di un genuino naturalismo, emblema tanto semplice quanto altamente poetico di un sentimento della vita come tranquillo equilibrio, serena contemplazione, paziente laboriosità. Nelle innumerevoli variazioni di questo suo tema figurativo, Bogoni non ha mai rotto l’incanto di questa emozione di pace, di questa atmosfera cristallina e felice. …Se si considerano poi la figura del “Lotus” e quella del “Quadrato Vitale”, si troveranno non poche affinità, specialmente nella matrice, che resta sempre un senso profondamente religioso e positivo della vita. L’inflorescenza plastica che è il “Lotus” nasce da una lunga meditazione sulle forme e sui processi operativi e rappresenta la scelta personalissima da parte di Bogoni di un lungo itinerario di preparazione e di lavoro in ogni fase dei quali l’artista è unico arbitro, insostituibile artefice. E’ un lavoro condotto sul negativo: creato il nucleo centrale, se ne ricava l’impronta e su di essa si interviene con scaglie di diversa misura, quindi l’artista cola la cera e ottiene le due parti che, fuse, saranno poi riunite a creare la suggestiva forma floreale o solare. “Alcune opere, come le “Grandi ruote” e i “Lotus”, - notava Silvano Martini – girano e si espandono attorno a un centro: il vuoto generatore e divorante. La potenza di questo vuoto – il nulla fecondo – può condurci all’angoscia o farci amare le stagioni con la serenità di chi va incurante dell’ultimo strappo che la vitarinserra. In altre opere, invece, è visibile un traguardare più pacato nel flusso della vitalità”. Nei “Quadrato Vitale”, Bogoni rende ancora più rarefatta la sua meditazione sulla materia, sullo spazio, sui rapporti tra vuoti e pieni, sulla metamorfosi come movimento continuo e inarrestabile di vita. Si tratta di superfici che, a prima vista, evocano il suolo lunare, aperto da crateri; ma lasciandosi catturare dalle pieghe della materia si ricava una stimolante sensazione di immersione in uno spazio vivo e denso di accadimenti. Il ritmo dei crateri è respiro dello spazio, così come il ritmo più teso e mobile delle inflorescenze dei Lotus dà il senso della forza generatrice, della ricchezza germinale. …C’è un quarto momento di indagine tematica e formale che ha portato Bogoni all’esplorazione del “femminile” ed è la lunga serie di sculture verticali in cui l’artista ha voluto esprimere il suo recuperato vitalismo come eros, energia creativa dell’amore contemplato nella donna. Queste lunghe “fiammate” sensuali sorprendono per la lunghezza del respiro, per la durata dell’intensa frequenza nel gioco dei profondi golfi e dei turgori che gonfiano arrotondate superfici. E’ come un’esplosione di gioia e di febbrile attivismo nel momento in cui apre il nuovo studio in via Sciesa a Verona: “Qui potrò finalmente realizzare opere che risentiranno della mia serenità di spirito. – scrive Bogoni in quel momento, e prosegue: ho come l’impressione di aver iniziato da poco a fare lo scultore. Sento che il meglio deve ancora venire… Queste mie ultime creature sono uscite da un solo desiderio: ritornare a plasmare quella materia che lasciai circa vent’anni fa: l’argilla. L’argomento mi è sbocciato tra le mani con il vigore di una fiamma. Io ho sempre lavorato abbandonandomi al mio istinto e lasciandomi prendere dalla materia. Queste creature sono state portate alla luce nella pienezza della gioia, come i figli nati da un gesto d’amore”. Mirabili parole che da sole tracciano il ritratto di questo scultore che sa costantemente rinnovare il suo entusiasmo per la scultura, la sua passione per la forma plastica, e per il quale non si possono definire ascendenze dirette perché tutto gli nasce per un istinto coltivato nell’officina, nella bottega. Proprio come i più grandi Maestri
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