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Sin dalle prime invenzioni preistoriche la società umana ha subito continue trasformazioni via via più veloci, sì che, se nel passato per interi secoli l’uomo ha condotto lo stesso stile di vita, ai giorni d’oggi i nostri figli si ritrovano una società, per valori e possibilità materiali, che noi alla loro età neanche sognavamo. Ogni giorno porta novità, non di rado dalla problematicità imprescindibile. E più sono veloci i cambiamenti, più il futuro divide le persone in entusiasti, che lo esaltano, e pavidi, che lo temono. Ma la storia ci ha insegnato che è semplicemente presunzione credere fermamente nelle previsioni degli sviluppi sociali, per cui, in questo ambito, i pronostici assumono fondamentalmente natura psicologica ed emotiva, come, osservando una competizione agonistica, ci sarà chi simpatizzerà, a priori, per i più deboli, e chi parteggerà, spontaneamente, per i più forti. Tra le più recenti novità, foriere dipreoccupazione, le applicazioni, sempre più invasive, dell’intelligenza artificiale, che oramai investono campi più disparati e, solo pochi anni fa, impensabili. Tra questi anche la musica. Infatti, è ben noto che oggi si può affidare tranquillamente ad un calcolatore elettronico, fornendogli gli opportuni desiderata, la creazione di musiche e testi nuovi. È la fine degli artisti? Nutriremo le nostre menti e faremo palpitare i nostri cuori alle parole ed alle musiche messe insieme da un mucchietto di circuiti elettronici? Sarà, questo, un disastro per il genere umano? Dove andremo a finire? Circa il timore per gli sviluppi tecnologici va però osservato che la tecnologia non modifica sostanzialmente l’uomo più di tanto, semplicemente ne esalta le attitudini. Ad esempio, grazie alle macchine, uno sfaticato potrà condurre vita sempre più scioperata, un atleta potrà lavorare meglio sulle proprie prestazioni fisiche. Il pericolo, quindi, non è nella tecnologia in sé,ma nell’inadeguatezza dell’uomo a farne buon uso e, al giorno d’oggi, tale inadeguatezza pare crescente, almeno finché la migliore formazione dell’individuo, intellettuale e morale, non procederà con la stessa velocità dei cambiamenti di scenario imposti al mondo dalla tecnologia. Insomma, la scienza applicata è un po’ come un’automobile, i conducenti però restiamo noi. Circa l’arte, invece, va tenuto conto che è un’attività umana la quale ambisce a risultati sempre più fini, quindi ha bisogno di sapienti novità, ossia originalità, non banale ordinarietà o vanitosa stravaganza. La controprova è che con la percezione reiterata si tende naturalmente all’assuefazione, un’opera d’arte così potrà perdere la capacità di sorprendere fino a venire addirittura a noia. Perciò, quello che distingue massimamente un grande, autentico capolavoro è la sua straordinaria capacità di dirci sempre qualcosa di nuovo, sorprenderci incessantemente. Così sconfigge il tempo. Così diventaeterno. Orbene, una macchina che pesca da un campionario precostituito, operando sostanzialmente un lavoro combinatorio, potrà mai sortire un prodotto sorprendente? Forse, ma solo per un pubblico ingenuo e sprovveduto. Tra il prodotto artistico di un genio ed il prodotto artistico di una macchina passa la stessa differenza che tra l’esplorazione di un luogo nuovo e meraviglioso e la ripetuta gita in un contesto largamente conosciuto. Quest’ultima, prima o poi, giocoforza, tedierà. Tutto ciò a meno che non si riesca ad insinuare in una macchina la preoccupazione per la morte, primigenia generatrice di ogni emozione, allora forse conoscerà la gioia, la paura, la depressione, la tristezza, l’angoscia, il dolore, la solitudine e forse potrà anche generare, ex novo, sentimenti sapientemente organizzati, quindi arte. Proprio come un’opera d’arte, la vita è bella anche per la sua imprevedibilità. Chi vivrà, vedrà.
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