LA SCAPIGLIATURA
Una generazione contro
 






LECCO – PALAZZO DELLE PAURE
DAL 19 SETTEMBRE 2020 AL 10 GENNAIO 2021





Una nuova “classe” ribelle 
Come suonare un mazzo di fiori: la Scapigliatura e le arti sorelle
“In tutte le grandi e ricche città del mondo incivilito esiste una certa quantità di individui di ambo i sessi, fra i venti e i trentacinque anni, non più; pieni d’ingegno quasi sempre; più avanzati del loro tempo; indipendenti come l’aquila delle Alpi; pronti al bene quanto al male; irrequieti, travagliati,… turbolenti – i quali – o per certe contraddizioni terribili fra la loro condizione e il loro stato – vale a dire fra ciò che hanno in testa e ciò che hanno in tasca – o per certe influenze sociali da cui sono trascinati – o anche solo per una certa particolare maniera eccentrica e disordinata di vivere – o, infine, per mille altre cause, e mille altri effetti, il cui studio formerà appunto lo scopo e la morale del mio romanzo – meritano di essere classificati in una nuova e particolaresuddivisione della grande famiglia sociale, come coloro che vi formano una casta sui generis distinta da tutte le altre.
Questa casta o classe – che sarà meglio detto – vero pandemonio del secolo; personificazione della follia che sta fuori dai manicomii; serbatoio del disordine, della imprevidenza, dello spirito di rivolta e di opposizione a tutti gli ordini stabiliti; – io l’ho chiamata appunto la Scapigliatura”, così scrive Cletto Arrighi nella prima pagina de La Scapigliatura e il 6 febbraio, il romanzo dal quale il movimento scapigliato prenderà il nome. Arrighi scende poi nel dettaglio della definizione, individuando i confini di questa nuova “casta o classe”: (…) “Come il Mefistofele del Nipote, essa ha dunque due aspetti, la mia Scapigliatura. Da un lato: un profilo più italiano che milanese, pieno di brio, di speranza e di amore; e rappresenta il lato simpatico e forte di questa classe, inconscia della propria potenza, propagatrice delle brillanti utopie, focolare di tuttele idee generose, anima di tutti gli elementi geniali, artistici, poetici, rivoluzionari del proprio paese; che per ogni causa bella, grande, o folle balza d’entusiasmo; che del riso conosce la sfumatura arguta come lo scroscio franco e prolungato; che ha le lagrime d’un fanciullo sul ciglio, e le memorie feconde nel cuore. Dall’altro lato, invece, un volto smunto, solcato, cadaverico; su cui stanno le impronte delle notti passate nello stravizzo e nel giuoco; su cui si adombra il segreto d’un dolore infinito... i sogni tentatori di una felicità inarrivabile, e le lagrime di sangue, e le tremende sfiducie, e la finale disperazione”
Sono, del resto, davvero “tremende” le “sfiducie” che hanno seguito gli entusiasmi risorgimentali; forte è la disillusione alla conclusione di un processo che ha unito un paese ma non un popolo, soprattutto in coloro che, come gli intellettuali milanesi, avevano fermamente creduto nella possibilità di un’Italia unita e che ora si trovano a fare i conticon una situazione complessa, fatta di violente disparità sociali, analfabetismo endemico, precarietà finanziaria. Della passione risorgimentale pare non restare altro, se non le ufficialissime inaugurazioni di nuovi monumenti di piazza ben poco interessanti, o i cerimoniosi discorsi della moltitudine di celebrazioni pubbliche. Milano, che dell’intellighenzia risorgimentale era stata capitale, risente di questo nuovo deludente corso della politica nazionale ben più profondamente di altre aree italiane. La città vive momenti difficili, ma tiene comunque stretta la propria autorità culturale, grazie all’Accademia di Brera e al teatro alla Scala, ai suoi caffè animati da artisti e letterati ma anche alla sua innata vocazione cosmopolita. Nel 1861, ad esempio, perfettamente in linea con le mode europee, arriva a Milano un’esposizione di oggetti provenienti dall’estremo oriente, mentre negli stessi anni si diffonde la moda del neosettecentismo, ampiamente promossa dai grandi mercantiinternazionali (Goupil su tutti). Offre una straordinaria prova di questo rinnovato amore per il Settecento il capolavoro letterario dello scapigliato Rovani Cento anni, affresco sociale e storico ambientato a Milano (con brevi incursioni a Roma e Venezia) che attraversa un secolo raccontando la vita culturale cittadina dal 1750 alla metà dell’Ottocento.
I giovani scapigliati sono, in un certo senso, il prodotto stesso di una città irrisolta e contraddittoria. Essi si ribellano al benpensantismo di una classe alta ormai svuotata della propria ragione d’essere, dedita solo ai piaceri del salotto. Si ritrovano nelle osterie, nei locali cittadini, abitano le zone periferiche della città, come l’area intorno a corso Monforte, o nelle stradine limitrofe all’Accademia di Brera, e si riuniscono in serate ad alto tasso di provocazione, con attitudini assai simili a quelle che animeranno decenni dopo i ritrovi futuristi e dadaisti. Con la Scapigliatura comincia a manifestarsi quella crisidel rapporto tra intellettuale e società che caratterizzerà poi la scena culturale novecentesca di tutta Europa. La nuova borghesia da loro frequentata (e rappresentata) è libera di pensiero, con pochi soldi ma con molto intelletto e ottimi interessi culturali, figlia di una città in sensibile cambiamento. Milano non è più quella di Inganni o di Induno, che aveva per centro nevralgico il Duomo. Cambiando la committenza, cambiano anche i luoghi dell’arte: nasce il quartiere di Brera, dove ora alloggiano e prendono lo studio molti artisti (compreso Tranquillo Cremona, che vi si trasferisce all’inizio degli anni settanta), e dove sorgono la maggior parte dei locali e delle osterie da loro frequentate. Non è un caso che la Scapigliatura sia nata e si sia sviluppata nel capoluogo lombardo: fin dalla fine del secolo precedente Milano aveva accolto e promosso le manifestazioni delle tendenze culturali europee più all’avanguardia, diventando spesso una cartina di tornasole delle crisisocio-politiche in atto. Questa apertura verso la scena internazionale si coglie anche nella Scapigliatura, lungi dall’essere il movimento provinciale che troppo spesso la critica ha raccontato, con quell’aggettivo “lombardo” che gli attribuiva inevitabilmente un interesse locale. (…)
Se contemporaneo e ribelle è il comportamento degli Scapigliati, ancor più lo sono i loro princìpi artistici, su tutti l’ideale di unità delle arti che considera le diverse discipline espressive come “sorelle”, con una straordinaria contaminazione di linguaggi e ispirazioni. Il concetto di arti sorelle è promosso soprattutto da Rovani, convinto sostenitore di una creatività sinestetica che superi i confini delle discipline, secondo una tendenza molto in voga anche nel resto d’Europa. “Seguendo la storia del pensiero e del progressivo incivilimento,”, scrive Rovani nel saggio introduttivo di Le tre arti considerate in alcuni illustri Italiani contemporanei (testo del 1874), “è del più alto interessel’osservare il simultaneo cammino delle Tre Arti sorelle, l’arte della parola, la plastica e la tonica, le quali, come le Grazie, si tengono indissolubilmente avvinte”. Una teoria che fu poi sviluppata anche da Carlo Dossi che, a proposito della musica, in Amori scriverà: “I colori, gli odori, le forme hanno occulti e stretti rapporti con essa e verrà il tempo in cui si canteranno e suoneranno dal vero un mazzo di fiori, un vassojo di dolci, una statua, un edificio, come oggi un foglio di romanza o uno spartito di melodramma, aperti sul leggio”. E ancora, nelle sue Note Azzurre: “Rapporti tra i suoni, i colori, gli odori e i tocchi. Verrà un tempo in cui si stabiliranno tavole di equivalenza tra essi. Già la letteratura, che nella divinazione precede ogni altra scienza, adopera le immagini di un senso per esprimere gli effetti dell’altro. Così ne’ libri si sentono stridere i colori, gli odori concertarsi ecc. I ciechi già toccano i colori. Verrà un tempo in cui si suonerà un mazzo difiori e si udirà un discorso di odori”. (…) Sottolineerei, una volta di più, la modernità di questo approccio sinestetico all’atto creativo, che conoscerà poi ampio riscontro nella stagione simbolista europea e, soprattutto, nelle ricerche avanguardiste di inizio Novecento.
simona Bartolena
Lecco, 18 settembre 2020

*  Estratto dal testo in catalogo Edizioni La Grafica/Ponte43






2020-10-31


   
 

 

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