Pupi e pupari
 











Napoli la gentile, Napoli la crudele, Napoli l’indifferente, Napoli la rassegnata…. Le definizioni della  città di Napoli sono sempre state tante e puntualmente ritornano o addirittura si arricchiscono come è avvenuto di recente visto che all’elenco dovremmo aggiungere anche Napoli la portoghese nel senso  di chi intende vivere a sbafo, e in questo caso senza nemmeno pagare  alcuni servizi essenziali,  in primis quelli  per il trasporto. Lasciando ad altri ogni polemica sull’argomento specifico segnalando unicamente che non in tutti i cervelli staziona la cosiddetta materia grigia, vorrei  fare un’osservazione su come i luoghi comuni incidono e soprattutto pullulano nel circuito della comunicazione alimentando il codice stesso della stupidità e della disinformazione.
Mi spiego meglio: nei cosiddetti “talk show” vengono di solito invitati determinati personaggi non con l’obiettivo di fare chiarezza e dianalizzare la realtà dei fatti ma unicamente pensando al riscontro dell’audience. Non importa cioè se dall’altra parte dello studio o del collegamento sia seduto (o può anche stare all’impiedi)  uno sciocco imbonitore capace solo di aizzare con  osservazioni demenziali e prive di senso. E’ accaduto ad esempio poco tempo fa alla trasmissione di Agorà dove un presunto imprenditore brianzolo  si è autoproclamato esperto intenditore della psicologia dei napoletani. E non è ovviamente un caso isolato poiché la regola è proprio questa: fare felice l’auditel e il registro dello share.
Il punto più delicato però non è questo. L’aspetto più serio e ben più grave sta nel fatto che nelle trasmissioni diciamo di approfondimento giornalistico vengono coinvolti  per lo più quei personaggi capaci solo di buttarla in caciara, e di far lievitare sia pure solo momentaneamente l’audience. Ma  poi  c’è  dell’altro.  Il monopolio del presenzialismo produce uneffetto quasi sempre contrario a quello che probabilmente si vorrebbe ottenere.  Il teatrino dei soliti noti è direttamente corresponsabile dell’impoverimento civile e culturale in atto,  dato che, imperversando da anni e anni su tutte le reti, questi personaggi  hanno finito per creare nel pubblico una ostilità verso la classe egemone determinando di volta in volta un abbassamento del livello della “casta” in questione che pontifica a più non posso  e delle capacità intellettive del pubblico che guarda e subisce. Una buona soluzione potrebbe essere allora proprio l’assenza di costoro per un certo tempo dai salotti televisivi visto che fanno  danni  anche a loro stessi come è accaduto ad esempio a Matteo Renzi che si è dimostrato il miglior alleato dei vari Salvini e cinque stelle tenuto conto  che ogni volta che appariva sullo schermo il risultato era poi un deciso aumento di voti e consensi per i suoi avversari. Insomma pupi e pupari sono funzionalisolo al decadimento civile in corso contribuendo semmai ad alimentare sempre più una cultura (cultura?) dell’astio e del risentimento.  Quanto alle definizioni della  città di Napoli sarebbe meglio lasciar perdere. Madame De Stael   disse che “la vita dei napoletani non è che un sogno”. Non era proprio un giudizio positivo, anche se oggi molti napoletani vorrebbero fosse proprio così.
Antonio Filippetti






2018-11-30


   
 

 

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