Nascita di una Nazione
Tra Guttuso, Fontana e Schifano
 






Palazzo Strozzi -Firenze
Dal 16 marzo al 22 luglio 2018




La mostra è uno straordinario viaggio tra arte, politica e società nell’Italia tra gli anni Cinquanta e il periodo della contestazione attraverso ottanta opere di artisti come Renato Guttuso, Lucio Fontana, Alberto Burri, Emilio Vedova, Enrico Castellani, Piero Manzoni, Mario Schifano, Mario Merz e Michelangelo Pistoletto. L’esposizione, a cura di Luca Massimo Barbero, vede per la prima volta riunite assieme opere emblematiche del fermento culturale italiano tra gli anni Cinquanta e la fine dei Sessanta: un itinerario artistico che parte dal trionfo dell’Arte Informale per arrivare alle sperimentazioni su immagini, gesti e figure della Pop Artin giustapposizione con le esperienze della pittura monocroma fino ai nuovi linguaggi dell’Arte Povera e dell’Arte Concettuale. La nascita del senso di Nazione attraverso gli occhi e le prati che di artisti che, con le loro sperimentazioni, da un lato fanno arte di militanza e impegno politico, dall’altra reinventano i concetti di identità, appartenenza e collettività collegandosi alle contraddizioni della storia d’Italia negli anni successivi al cupo periodo del fascismo e della guerra. Sono questi gli anni del cosiddetto "miracolo economico", momento di trasformazione profonda della società italiana fino alla fatidica data del 1968, di cui nel 2018 ricorre il cinquantesimo anniversario. È in questo ventennio che prende forma una nuova idea di arte, proiettata nella contemporaneità attraverso una straordinaria vitalità di linguaggi, materie e forme che si alimentano di segni e figure della cronaca. Come in una sorta di "macchina del tempo" costruita per immagini, con un originale taglio curatoriale, l’esposizione narra il periodo più fertile dell’arte italiana della seconda metà del Novecento, che oggi è riconosciuto come contributo fondamentale per l’arte contemporanea, ripercorrendo alcuni temi identitari di un Paese in cui l’arte viene concepita sia come forza innovatrice sia come strumento di approfondimento di un più ampio contesto culturale. Nascita di una Nazione vuole offrire una chiave di lettura ad un periodo artistico che si è intrecciato indissolubilmente con lo sviluppo dell’Italia e che ha tratto dalla politica, dal costume e dai cambiamenti sociali linfa vitale", spiega Luca Massimo Barbero. "Le sale riassumono le tensioni sociali, politiche, culturali e sociali di quegli anni dando un quadro straordinariamente ricco ed eterogeneo di ricerche artistiche che può sorprende vedere qui riunite per assonanze e contrasti, ma che fotografano un dialogo che risulta, a maggior ragione oggi, assolutamente vitale". "Questa mostra si iscrive nella consolidata indagine intorno all’arte e alla cultura della modernità condotta da Palazzo Strozzi negli ultimi anni" afferma Arturo Galansino Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi "Oltre a ricordare il cinquantesimo anniversario del fermento culturale e sociale legato al Sessantotto, la mostra celebra lostraordinario momento creativo del secondo dopoguerra italiano, un periodo pienamente riscoperto nella sua importanza storico artistica prima all’estero, sia dalle grandi istituzioni museali che dal collezionismo internazionale, che nel nostro paese. Nascita di una Nazione presenta al vasto pubblico di Palazzo Strozzi la grande arte moderna italiana in un modo nuovo e originale, soprattutto fondato su un approccio storico e didattico in grado di rendere l’arte moderna accessibile a tutti".                  LA MOSTRA                                                                                L’esposizione si apre con un ambiente immersivo costituito da quattro videoproiezioni correlate in sincrono che ricostruiscono una breve storia visiva d’Italia dall’Unità al 1968, tra arte, cinema, moda, cronaca, politica e società. Queste immagini sono poste in un contraddittorio dialogo con La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio (1951-1955) di Renato Guttuso, figura chiave dell’ortodossia politica dominante del neorealismo propagandistico e non a caso unica testimonianza inmostra di un esasperato attaccamento all’arte politica di quegli anni, in netta opposizione con le altre esperienze di quel periodo: la tela, infatti, fu realizzata per l’Istituto di Studi Comunisti Palmiro Togliatti delle Frattocchie. Immediatamente contrapposte sono le poetiche delle nuove avanguardie rappresentate dall’astrazione antirealista di Giulio Turcato con un’opera fondamentale come Il comizio (1950) e da due opere del decennio successivo, il provocatorio collage su stoffa Generale incitante alla battaglia (1961) di Enrico Baj e il décollage sul volto di Benito Mussolini L’ultimo re dei re (1961) di Mimmo Rotella, che costituisce una anticipazione dello scontro politico generazionale della fine degli anni Sessanta.                                                         La mostra prosegue con un approfondimento sulla continuità dell’Arte Informale tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Alcune opere declinano con forza il tema dell’esistenzialismo, come la grande tela Scontro di situazioni ’59-II-1(1959) di Emilio Vedova e il raro e lacerante metallo Concetto Spaziale, New York 10 (1962) di Lucio Fontana; altre testimoniano la radicalesperimentazione sulla materia come elemento esistenziale che si ritrova nelle azioni di Alberto Burri su juta, tela o addirittura sul legno bruciato, nelle tormentate terrecotte di Leoncillo , nei rifiuti meccanici di Ettore Colla. La sala successiva, in un confronto tra opposti, è dominata dal colorebianco e dedicata all’azzeramento e alla monocromia: a lavori come Superficie lunare (1968) di Giulio Turcato e il monumentale capolavoro Superficie bianca (1968)di Enrico Castellani, si affiancano le composizioni con bende di Salvatore Scarpitta, le tele estroflesse di Agostino Bonalumi e la straordinaria serie Achrome di Piero Manzoni che ha inaugurato in modo dirompente le esperienze artistiche degli anni ’60. Parallelamente emergono come protagonisti Jannis Kounellis e Pino Pascali che arrivano a rigenerare il linguaggio artistico con elementi naturali e figurazioni primordiali. Al rigore neo concettuale fanno da controcanto le visioni figurative lenticolari di Domenico Gnoli e la nuova figurazione di Tano Festa, Sergio Lombardo, Renato Mambor e Giosetta Fioroni i cui lavori introducono il visitatore a una sala dedicata alla rappresentazione della bandiera come simbolo.                                                         Corteo (1968) tra le più emblematiche e meno note opere               di Franco Angeli, dialoga con Compagni compagni (1968) di Mario Schifano – riferimento della nuova pittura italiana e forse uno dei suoi più grandi interpreti. La sala successiva è invece dedicata alle opere germinali di artisti quali Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto, Mario Merz: autori che costruiranno un altro momento fondamentale dell’arte italiana, internazionalmente noto come Arte Povera. In questo contesto, l’Italia (1968) di Luciano Fabro domina l’ambiente, trasformando il concetto di nazione e sovvertendone i significati. La rassegna continua all’interno dell’installazione                                                             Eco (1964-1974) di Alberto Biasi, lavoro interattivo e immersivo realizzato per celebrare il decennale dalla dissoluzione del Gruppo N e la conclusione delle esperienze cinetiche e programmate. La fine del percorso vede un "cortocircuito" tra l’iconicità della Mappa (1971-1973) di Alighiero Boetti e Tentativo di volo (1970) di Gino De Dominicis, che diventanol’eco e l’introduzione a un’Italia che parla un linguaggio internazionale e che mira a divenire un punto di riferimento anche al di fuori dei suoi confini.                                   Rovesciare i propri occhi (1970) di Giuseppe Penone chiude la mostra in modo emblematico, rappresentando una nazione che guarda a se stessa e alla sua storia mentre entra in un periodo di forte polemica che diventerà anche lotta armata.                              1. IL DOPOGUERRA COME NUOVO RISORGIMENTO           I primi anni Cinquanta sono fondamentali per la storia d’Italia: è il momento della rinascita ed è la fase in cui si iniziano a gettare le basi di quello che poi sarà il boom economico che caratterizzerà il decennio successivo. Ed è in questo contesto che si incontra il lavoro di Renato Guttuso, di grande impatto, che domina la sala: La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio (1951-55). La grande tela di Guttuso, figura chiave dell’ortodossia politica dominante del neorealismo propagandistico, apre la mostra avvolta da un ambiente immersivo, in cui grandi schermi cinematografici parlano al visitatore raccontando con immagini, documenti, stralci di documentari, l’Italia dei primi anni Cinquanta. Lo fanno non solo illustrandone la situazione e la cronaca politica, ma anche gli aspetti legati al nascere di nuove correnti artistiche, come ad esempio il fervente dibattito tra Realismo e Astrattismo, sostenuto anche da Palmiro Togliatti nella feroce critica riportata nel suo giornale "Rinascita" alla Prima Mostra di Arte Contemporanea inaugurata a Bologna nel 1948. Immediatamente contrapposte, quale controcanto a questa grande opera, sono le poetiche delle nuove avanguardie rappresentate dall’astrazione antirealista di Giulio Turcato con Il comizio (1950), con la sua analisi astratta particolarmente incisiva ed equilibrata, e da due opere del 1961, il polemico collage su stoffa Generale incitante alla battaglia di Enrico Baj e il décollage sul volto di Benito Mussolini L’ultimo re dei re di Mimmo Rotella, che costituisce un’anticipazione dello scontro politico generazionale della fine degli anni Sessanta.                                                                               2. SCONTRO DISITUAZIONI                                                   In contrappunto con la "brillantezza narrativa" della prima sala, la mostra continua raccontando i grandi momenti ell’astrazione italiana degli anni Cinquanta con alcuni dei suoi maggiori rappresentanti che, dalle macerie del secondo dopoguerra, hanno ricostruito una serie nuova di linguaggi e "situazioni" tra loro parallele e giustapposte, nel decennio di affermazione dell’Informale. Sono qui esposte le opere spazialiste di Lucio Fontana percorse da buchi e tagli, l’azione sulle materie di Alberto Burri, il campione dell’astrazione gestuale Emilio Vedova, la terracotta di Leoncillo, i rifiuti meccanici di Ettore Colla, una totemica scultura in cemento di Mirko Basaldella, rappresentati in questa occasione da opere di grande dimensione che sono sunto di questa tendenza e ricerca che, oggi ci rendiamo conto, conviveva con il realismo in modo quasi antitetico nella contemporaneità dell’Italia degli anni Cinquanta.                                                        3. MONOCROMO COME LIBERTÀ                                           Il percorso prosegue quindi in un rapporto molto forte tra la ricerca spaziale e la materia esistenziale. Tramite un nuovo modo di dipingere emergono anche le duttilità straordinarie delle nuove materie che entrano così nel "fare arte": dalle bende, alle tele cucite, al vinavil, alla plastica sino al cibo e alle materie sintetiche.              L’Arte Informale è un crescendo di utilizzo di nuove materie per una nuova forma/visione: ecco allora una particolare attenzione a Fontana e i suoi tagli bianchi, giustapposti al ferro dipinto di Pietro Consagra, ai candidi gessi di Alberto Viani, alle bende di Salvatore Scarpitta, così come i rilievi di Angelo Savelli e le gommepiume di Giulio Turcato. Dall’azzeramento del contesto della rivista e galleria milanese Azimut/h,emergono le indagini chrome di Piero Manzoni che utilizza le michette milanesi immerse nel caolino, ma anche tele cucite e polistirolo, sino alle estensioni oggettuali del proprio corpo (con le Uova scultura e la Merda d’artista), che dialogano in mostra con le tele centinate di Agostino Bonalumi, una monumentaleSuperficie bianca estroflessa con i chiodi di Enrico Castellani, e le sperimentazioni spaziali del più giovane Paolo Scheggi.                   4. METAFISICO QUOTIDIANO: I NUOVI SIMBOLI                 La mostra, a partire da questa sala, propone una riflessione suuna nuova idea di immagine tra segno e oggetto, tra figura e persona, in risposta anche alle trasformazioni della società italiana nel corso degli anni Sessanta. È così che i rotagonisti emergenti della scena artistica romana, Jannis Kounellis e Pino Pascali, danno vita a una sorta di "protomondo" che si sta rigenerando tra elementi naturali d’artificio, come i segnali urbani trasfigurati in immagini senza tempo e le rose essenzializzate dipinte nelle opere di Kounellis, e figurazioni primordiali, come la Coda di cetaceo di Pascali. In dialogo con questi lavori, il Quadro da pranzo, uno degli "oggetti in meno" di Michelangelo Pistoletto, interpreta la realtà liberandosi della dimensione descrittiva, per trasporla in una sua formulazione concettuale. Dedicato alle visioni lenticolari di Domenico Gnoli, un focusmonografico in mostra intende presentare l’unicità del suo percorso, che esprime l’identità dell’arte italiana tra classicità e avanguardia. I suoi soggetti sono dettagli di mobilio e abbigliamento, dipinti attraverso un linguaggio oggettivo, iperrealistico, e ingranditi a dismisura, sino a occupare l’intera superficie della tela, anche di grande formato, con un effetto allucinato e straniante, provocando in chi osserva reazioni di sorpresa che sfiorano il disagio percettivo. La prospettiva appare distorta e sembra come annullarsi nell’ingigantirsi dell’oggetto, privato del contesto in cui è abitualmente collocato e come sottoposto al trattamento di una lente deformante.                           5. FIGURE E GESTI                                                                   I primi anni Sessanta sono una fucina di una forma d’immagine che esce dallo schema puramente Pop e in Italia si connota con un modo nuovo di portare in scena sempre una metafisica quotidiana: la figura e il gesto. È così che l’Italia rivede se stessa tra forma politica e metafisica del quotidiano e dell’universo mediatico: dalle figure lignee di Mario Ceroli ai "gesti politici" di Sergio Lombardo, dagli smalti di Tano Festa e Giosetta Fioroni, alle immagini imbottite di Cesare Tacchi, ealle silhouette moltiplicate di Renato Mambor. Gli artisti cercano di creare una nuova visione, guardando in modo non nostalgico ma attivo a tutto un immaginario classico della storia dell’arte così da poterlo traghettare nella contemporaneità. Si evidenzia la parallela e successiva vitalità dei linguaggi figurali nell’arte italiana, concentrandosi sulle ricerche che, per creare una nuova immagine, invece dell’astrazione scelgono queste inedite forme di riferimento alla figura.                                                       6. CRONACA E POLITICA                                                        Negli anni Sessanta non esiste più il realismo così come non esiste più l’Informale. Nasce così una materia pittorica, nuova, duttile e veloce fatta di smalti luccicanti, di sgocciolature feroci e di nuove rappresentazioni. In questa situazione ecco emergere, tra gli altri, il nuovo campione della pittura: Mario Schifano cheoltraggia e rende omaggio al presente dell’impegno politico con il ciclo Compagni compagni, così come celebra i propri amici artisti di Piazza del Popolo, Tano Festa e Franco Angeli, festeggiando la felicità del dipingere e della nuova figurazione. Gli anni della prima contestazione vedono apparire una nuova fioritura di Bandiere Rosse, Falce e Martello insieme alle grandi scritte. Si presenta quindi in questa sezione un nuovo modo di utilizzare l’arte per leggere la cronaca e la politica: con il ciclo Compagni compagni dove le bandiere rosse, la falce e il martello insieme alle grandi scritte riportano l’attenzione sul rosso garibaldino già incontrato in apertura di mostra. Il tutto è ricondotto a un contesto nuovo, giovane, in una scattante dicotomia che caratterizza gli anni Sessanta, l’humus fertile che unirà l’Italia: dalla Capitale, Roma, a Torino e Milano che si profilano all’orizzonte come nuove città delle avanguardie. È in questo contesto che si colloca la figura di Schifano, punto di iferimento della Pop Art italiana. A lui si affiancano le poetiche di altri autori che utilizzano l’arte per leggere la cronaca e la politica, dalle provocazioni di Franco Angeli su simboli ideologici e manifestazioni di piazza, fino alle opere specchianti di Michelangelo Pistoletto dedicate ai grandi cortei dei Sessantotto, alle bandiere del mondo in Averroè di Giulio Paolini, vessillo premonitore del futuro mondoglobale.                                7. GEOGRAFIE POSSIBILI                                                       L’Italia, sul volgere della metà degli anni Sessanta, si rispecchia su sé stessa in un confronto serrato tra ciò che ormai è diventato metafora e oggetto simbolico di un iter creativo eminentemente concettuale. E’ il caso dell’immagine italiana che nasce in questo contesto e si mantiene tutt’ora nella contemporaneità e che continua ad emergere come riferimento. Sono queste le geografie possibili che declinano i lavori radicalmente sperimentali di Alighiero Boetti, o le Italia di Luciano Fabro. È la radice della nuova contestazione: il lavoro perde la sua "consistenza" di oggetto per la visione e diviene oggetto per il pensiero.                                                                   Si incontrano le nuove ricerche processuali, declinate da un lato nel carattere insieme arcaico e futuro della Margherita di fuoco (S. T.) di Kounellis, dall’altro nel pensiero torinese di Mario Merz, che rappresentano l’idea di lavoro artistico al di là di ogni ortodossia: nella sperimentazione dei materiali e delle tecniche, nell’apertura alla riflessione attraverso il tempo della storia e dell’arte, nella ricerca di una dimensione primaria.                                                               7.bis PROGETTARE-PARTECIPARE:                                       ECO                                                                                             realizzato nel 1974 in occasione del primo decennale dalla dissoluzione del Gruppo N, una delle più precoci e avanzate compagini di ricerca ottico-cinetica attiva nel nostro paese dalla fine degli anni Cinquanta, l’ambiente                                                      Eco di Alberto Biasi esprime uno dei concetti più eminentemente legati alla cultura italiana degli anni Sessanta: quello della partecipazione. Si tratta infatti di una installazione interattiva: un ambiente costituito da pannelli fotosensibili che catturano l’ombra di chi vi si accosta. I visitatori sono invitati a imprimere la silhouette del proprio corpo accostandolo alla parete sensibilizzata, sulla quale la persistenza temporanea dell’immagine permette di riconoscersi, ed eventualmente sovrapporsi con altri gesti o figure.                      8. IMMAGINAZIONE AL POTERE                                             La fine del percorso vede un "cortocircuito" tra Mappa                   (1971-1973) di Alighiero Boetti e Tentativo di volo di Gino De Dominicis, una delle azioni tratte da Identifications di Gerry Schum (1970), che diventano l’eco e l’introduzione a un’Italia che parla un linguaggio internazionale e che mira a divenire un punto di riferimento anche al di fuori dei confini nazionali. Nella presenza concettuale di Un quadro, opera riallestita secondo un progetto ripensato per l’occasione da Giulio Paolini, così come nel grande Senza titolo di Pier Paolo Calzolari, dove è presente una piccola locomotiva che porta una bandiera rossa, nella grande Mappa di Boetti così come nelle opere fotografiche legate al proprio corpo di Giuseppe Penone, il concetto di "identità italiana" trova così una propria ridefinizione nel contesto internazionale, avviandosicon l’Arte Povera ad assumere una ritrovata centralità nelle nuova koinéinternazionale fondata sulla processualità e la sperimentazione materiale e concettuale, evidente anche nel monumentale schermo di Fabio Mauri. In un percorso che la riallaccia fortemente e attivamente alla propria storia e alle proprie radici proprio in quel contesto del secondo dopoguerra che la mostra ha cercato di delineare.                                                                                        La vitalità dell’informe Le opere dei grandi maestri degli anni ’50 esposte in mostra sottolineano la loro intensa ricerca sulla materia. I lavori di artisti come Burri, Fontana, Vedova hanno traghettato la materia nei decenni successivi rendendola protagonista delle sperimentazioni successive. La libertà del monocromo: un nuovo spazio bianco Il visitatore potrà esplorare quell’idea di opera nuova cara agli artisti degli anni ’60, i quali riscrivono la forma dell’opera d’arte come su un foglio vergine. Allo stesso tempo, questo foglio bianco è anche un nuovo schermo pieno di luce e il monocromo diventa un nuovo inizio. La nascita della nuova immagine Nelle opere di artisti come Giosetta Fioroni e Domenico Gnoli, l’abbandono del realismo tradizionale per far apparire nuove figure che sono allo stesso tempo memoria storica, idoli della contemporaneità e personaggi sognati. Unisce politica, esistenzialismo e divertimento Per artisti come Franco Angeli e Mario Schifano l’opera d’arte diventa un gigantesco tazebao dove l’archeologia del passato si trasforma in una sorta di cartone del presente. Qui i giovani mettono insieme l’esistenzialismo e la nuova musica, creando un corto circuito straordinario e ironico, tutto italiano, fatto di paradossi e contrasti e che potremmo definire tra il Piper e il partito". Nuove geografie del pensiero L’uomo e l’artista diventano una macchina pensante, impegnata, che porta nell’arte contemporanea dei nuovi gesti e dei nuovi pensieri. La materia del decennio precedente, brulicante di esistenzialismo, ora diventa punto di partenza per nuove meditazioni e nuovi orizzonti. L’Italia è laboratorio di un’arte concettuale dirompete e... povera. In mostra lavori emblematici come quelli di Luciano Fabro, Mario Merz, Giuseppe Penone e Michelangelo Pistoletto. Nascita di una Nazione dal Dopoguerra al Sessantotto di Luca Massimo Barbero L’arte italiana degli anni Cinquanta e Sessanta vive già da alcuni anni un momento di grande popolarità e interesse internazionale: riconosciuti sono i grandi maestri con i quali lacreatività del nostro Paese di quei decenni viene sempre più chiaramente identificata. Tuttavia, vasto e meno noto è il complesso ambito di ricerche, sperimentazioni, innovazioni che hanno legato queste trasformazioni artistiche ai radicali mutamenti dell’identità culturale italiana in quegli anni. Questa mostra nasce come tentativo di delineare in termini problematici e aperti il rapporto tra l’arte e la cultura, la società, la politica italiana, a partire dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Sessanta, focalizzandosi in particolare sulla cronologia tra "miracolo economico" (1958-1963) e sessantotto. Intende mettere in luce le specificità e peculiarità dell’arte italiana in quegli anni, attraverso un percorso che renda evidente come determinate ricerche trovino il proprio humusfondante nella complessità di una cultura che sta ricostruendo con forza e determinazione la propria identità dopo la feritadella seconda guerra mondiale.                                                                                  

A differenza di precedenti occasioni espositive che hanno inteso rileggere questo contesto e le sue ricerche creative in chiave interdisciplinare o secondo una precisa linea storico-critica, non si intende qui presentare la completezza del panorama artistico italiano dell’epoca, né tantomeno evidenziarne strumentalmente un’unica linea di tendenza. Si vuole piuttosto definire una sua chiave di lettura possibile, in relazione a un contesto culturale più ampio: procedendo per opere e figure emblematiche di quella che allora costituiva l’alterità delle ricerche di avanguardia, e che oggi retrospettivamente rileggiamo come il territorio più fecondo e determinante ad aver tracciato una via italiana alla contemporaneità. Attraverso questa lente, in una sorta di cannocchiale rovesciato che rilegge l’arte di quegli anni come ricco serbatoio creativo la cui eredità vive ancora nella nostra attualità, quello che viene offerto è un particolare punto di vista, che intende ripercorrere attraverso la ricostruzione di questa temperie artistica avanzata, fortemente sperimentale e diramata, il maturare delle diverse declinazioni di una specificità italiana alla contemporaneità.                                          Si badi che quanto viene presentato in questa mostra non era affatto ciò che veniva correntemente espostonelle gallerie e nei musei del nostro Paese all’epoca, men che meno quello che riscuoteva successo commerciale presso mercanti e collezionisti: nel sistema artistico "ufficiale" italiano degli anni Cinquanta e Sessanta (fatte salve le eccezioni che si tratteggeranno nei testi in catalogo), prevalevano ancora tendenze quali la figurazione illustrativa, il naturalismo intimista, le declinazioni nostrane di un’arte informale superficialmente assunta come stilema, oppure un realismo declinato tra impegno ideologico e citazionismo letterario, che nei casi migliori identificava le proprie autorità principi in Renato Guttuso o Giorgio de Chirico.                                                                                    Nascita di una Nazione                                                                  

intende descrivere quella che era l’alternativa a tutto questo la nascita, appunto, di nuove concezioni e pratiche artistiche che possono essere oggi identificate con la maturazione di una nuova identità culturale del nostro Paese. Potremmo dire la sua massima contemporaneità di quegli anni, che costituiscono uno dei periodi di più intenso fervore creativo attraversati dall’Italia nel secolo appena trascorso. È uno spaccato delle principali cime di sperimentazione, se vogliamo anche le più mature, di ciò che rappresentava la più estrema contemporaneità di avanguardia. La mostra sviluppa una nuova analisi di questo contesto, connotato, ai suoi albori, da una diatriba fortissima tra Realismo e Astrazione, proseguita, tappa dopo tappa, in un dibatto crescente sull’arte contemporanea in Italia, sino all’oggi. Al visitatore viene così offerta la possibilità di confrontarsi con una corrente artistica che per oltre trent’anni ha dominato il paesaggio dell’arte italiana: il neorealismo forte, propagandistico, retorico di Renato Guttuso, qui perfettamente rappresentato da uno dei suoi capolavori che parla appunto dell’Unità d’Italia e della nascita di una Nazione, e messo subito a confronto con le poetiche dell’Informale declinate dalle sperimentazioni radicali di autori come Alberto Burri, Lucio Fontana, Emilio Vedova.Le sale successive della mostra si sviluppano in una sorta didualismo tipico del carattere "italiano": l’astrazione assoluta delle poetiche della monocromia e dell’oggettualità (esemplificate da autori come Piero Manzoni o Enrico Castellani) si confrontano con la creatività immaginifica degli artisti degli anni Sessanta (come Mario Schifano, Franco Angeli, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto, Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Luciano Fabro), che si misurano con nuovi materiali e concetti, la vita notturna, la società massificata e mediatica, le lotte politiche. Ancorata alle proprie radici, ma soprattutto quasi tradizionalmente legata ai fatti di cronaca, politica e agli "oggetti" della storia dell’arte che vivono quotidianamente la metafisica del nuovo paesaggio urbano italiano, l’arte del secondo dopoguerra risponde alle correnti internazionali, all’Informale e alla nascente Pop Art, con una sua ricerca personalissima, che solo oggi – con la distanza dal passato – riusciamo a guardare con maggiore e nuova lucidità. Così, nell’Italia degli anni Sessanta, al culmine del miracolo economico, le sperimentazioni artistiche si susseguono, si mescolano e si intrecciano con rapidità e intensità straordinarie. L’obiettivo comune è costruire un nuovo vocabolario di segni e immagini, che possa restituire il fermento della società e della cultura italiana contemporanea, al di là di ogni codificata ortodossia. Per quanto costruita per sale, la mostra vuole sottolineare unitariamente, nel suo complesso, la stretta contiguità, contemporaneità e compresenza di tutti questi artisti negli anni in questione. Intende restituire la comprensione e consapevolezza della simultaneità degli accadimenti creativi e delle loro ricerche: testimoniando la persistente vitalità dell’Informale nelle sue personalità cruciali, insieme all’interferenza di monocromia e figura, oggettivazione e concettualizzazione. Secondo un’ottica di dialogo e continuità che possiamo leggere come ben superiore rispetto a quelle che sono le consuete storiografie critiche, tese a suddividere a posteriori queste ricerche in correnti e tendenze, e cercando invece di restituire un’immagine complessa e sfaccettata di questo momento laboratoriale dell’arte italiana, in cui autori che sono espressione di diverse generazioni, poetiche, linguaggi stanno lavorando, contemporaneamente tra loro, a una ridefinizione non unica né univoca dell’identità artistica del nostro Paese. Se l’avvio della mostra è nel dialogo della grande tela di Guttuso con la storia d’Italia dal Risorgimento al Secondo Dopoguerra attraverso grandi schermi che la raccontano, la sua conclusione ci porta ai grandi temi del Sessantotto, dove la pluralità delle ricerche artistiche italiane esplode in rapporto alla storia e alle geografie del mondo, per arrivare con la sua fertilità sino all’oggi.






2018-03-23


   
 

 

© copyright arteecarte 2002 - all rights reserved - Privacy e Cookies