Questa maledetta vita
 











Probabilmente non è mai accaduto che uno scrittore venisse così attentamente e universalmente indagato come nel caso di Giacomo Leopardi che continua a vedersi raccontato o anche solo “immaginato” in una serie di proposte che confermano prima di tutto la grandezza della sua opera e la sua straordinaria attualità. Solo per restare in epoca recente e per riferirsi ad alcune prove, ricordiamo l’illusorio e fantastico “Taccuino napoletano”  di Antonio Napolitano,  l’indagine “Giorno per giorno” di Antonio Pucciarelli, il sontuoso “Mal di Napoli” di Carlo Di Lieto. Ma poi occorre anche menzionare le “riprese” teatrali (vedi lo spettacolo/performance di Corrado Augias) e naturalmente l’apprezzato film di Mario Martone. Insomma il grande recanatese non smette di intrigare e appassionare e ogni volta è in grado, tramite i suoi esegeti, di fornirci nuove emozioni e sensazioni. All’elenco appena citato, si aggiunge ora questo corposo eimpegnativo   volume di Raffaele Urraro, uno studioso di lungo corso dell’opera leopardiana (ricordiamo almeno ”Giacomo Leopardi: le donne gli amori”) che si è fatto carico per così dire di realizzare il “romanzo autobiografico” del grande poeta.
Urraro, infatti, propone una chiave di lettura inedita e per molti aspetti sorprendente, nel senso che attraverso uno spulcio minuzioso dell’epistolario e con riferimenti pertinenti al personale  e intimo diario  del poeta, costruisce a suo modo  quel romanzo appunto mai realizzato e in grado di far luce sulle vicende soggettive, intellettuali e sentimentali dello scrittore che, malgrado tutto, ancora  risultano immerse nell’ombra critica. Del resto l’idea di realizzare un romanzo autobiografico era nelle corde e nelle intenzioni stesse di Leopardi e a tale proposito sono state documentate più volte nel tempo  tracce significative.
Urraro ricostruisce il percorso sentimentale e intellettuale diLeopardi con uno scandaglio attento, suddividendo e analizzando, passo dopo passo, i momenti salienti di questo iter fascinoso: dai primi anni dell’infanzia recanatese fino all’ultimo soggiorno napoletano, soffermandosi ovviamente sui  fondamentali “intermezzi” romani, fiorentini, pisani e bolognesi. L’avventura si configura come la storia di un’anima o meglio proprio come il romanzo di una vita, una chiave interpretativa tutt’altro che  anodina in quanto come si sa Leopardi nella sua opera racconta sempre, si potrebbe dire addirittura esclusivamente, se stesso  compiendo ogni volta il miracolo “poetico” di universalizzare  i propri sentimenti o i propri dolori.
La ricerca di Urraro ribadisce definitivamente alcuni dati essenziali che riguardano il poeta e la sua straordinaria opera. Leopardi si conferma come uno spirito inquieto, ribelle, ”antisistema”, in rotta col proprio ambiente civile e letterario anche perché aperto sempre a tutte  letentazioni  del sapere in qualsiasi ambito di ricerca, un personaggio cosciente e deciso a sostenere le proprie idee ma senza manifestare astio o livore per coloro che si  collocavano su altre posizioni.  Consapevole, è il caso di dire, di quanto fosse non solo diverso rispetto agli altri ma soprattutto ben più avanti, anche nel tempo. Ed è quello che fece dire a Cesare Garboli che Giacomo Leopardi era come un meteorite caduto per caso nella propria epoca, l’Ottocento.  Ma proprio come un meteorite, la scia luminosa della sua opera  risulta ancora per noi, come dimostra anche puntualmente lo studio di Urraro, abbagliante di luce  e soprattutto dispensatrice di profonda umanità e sconfinata saggezza.
Antonio Filippetti

Raffaele Urraro
”Questa maledetta vita”
Il “romanzo autobiografico” di Giacomo Leopardi
 Editore Leo S. Olschki, pp.458, euro 39,00

 






2015-10-01


   
 

 

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