La letteratura tra eros e vino
 











Nella produzione editoriale degli ultimi anni, si va sempre più arricchendo un ideale catalogo dedicato alle bevande con una particolarissima attenzione per il vino. Non solo cioè le rubriche dedicate da parte di quotidiani e riviste ma intere collane destinate a “sviscerare”  le non poche peculiarità  che contraddistinguono appunto  il vino.
Si dirà che la storia per altri versi non è nuovissima visto che la famosa bevanda è storicamente ben conosciuta sin dai tempi antichi e tenuta in considerazione persino dagli dei. In epoca recente tuttavia, l’argomento ha anche acquistato una valenza al tempo stesso scientifica e commerciale che a quanto pare risulta ben apprezzata dai fruitori di tutte le categorie. Non so se gli  autori di questa originale e avvincente antologia ne hanno tenuto conto nell’affrontare il loro lavoro, ma  certo è che Alessandro Di Napoli, Giuseppe Panella e  Paolo Saggese hanno  bevuto per così dire finoall’ultima goccia nel calice della loro ricerca per presentarci una ricchissima vetrina, quella in cui, da Omero ai nostri giorni,  vino, eros e poesia  coabitano  felicemente  dando luogo tra l’altro a “performance” di assoluto rispetto.  Lo spunto, come ci racconta Di Napoli in premessa, nasce da un convegno di studi su “vino e poesia”. Di qui l’abbrivo per un percorso di ricerca e di studi che ci permette ora di avere sott’occhio una vastissima produzione poetica ispirata al vino e connessa al rapporto che il vino stesso e la poesia hanno intrecciato e mantenuto nel  tempo con l’eros. L’antologia prende le mosse da autori come Omero e Archiloco, Callimaco e Simonide, spazia poi nel versante latino  con Orazio, Virgilio, Ovidio o Catullo,  per arrivare ai poeti del nostro tempo come  Quasimodo e Scotellaro ma  passando   anche per Angelo Poliziano, Giosue Carducci, Giovanni Pascoli, Gabriele d’Annunzio e numerosi altri.  Non mancano ovviamente tra i contemporanei anche i poeti campani come Antonio Spagnuolo o Ugo Piscopo. Ma sono presenti pure molti stranieri, europei ed extraeuropei, del passato come del presente,  da Shelley ad Apollinaire, da Prévert a Kerouac. Il tutto suffragato anche da una ricchissima bibliografia e da una puntuale e intrigante introduzione di Francesco D’Episcopo.  L’ampiezza della raccolta limita inevitabilmente anche il recensore a renderne conto. Tuttavia va  segnalata almeno  l’attenzione che i curatori riservano ad un autore come Omar Khayyam, il più  grande poeta persiano che può a buon titolo essere considerato anche il maggior cantore del vino e dell’eros  nel senso che nel suo caso il verso è tutt’altro che  “digressivo” ed è anzi espressione  completa di un sentimento  esistenziale  a tutto tondo e  senza tempo. A conferma, semmai, come  tutto possa sempre rientrare nei confini illimitatidell’”ars poetica”.
Antonio Filippetti

“Vino, Eros e Poesia”
A cura di A. Di Napoli, G. Panella e P. Saggese
Ed. Digital Graphic, pp.416,euro 25,00







2015-05-28


   
 

 

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