Captaloona, un romanzo fra utopia e realtà
 







Antonio Spagnuolo




Il titolo del romanzo di Claudio Fiorentini, “Captaloona” (Kairòs Edizioni) non va inteso solo nella sua funzione meramente paratestuale, di semplice curiosa introduzione alla lettura ma come agente polisemico indicatore di sensi nell’itinerario composito delle pagine: un indicativo che replica liricamente e criticamente il meccanismo di imbrigliamento alla lettura, una operazione di scardinamento e confusione gioiosa per cogliere scaglie di quotidianità, tutta in rimandi ed improvvise sortite. Una scrittura densa, particolarmente ricercata per quella sua scelta di fraseggi ed approfondimenti che fanno della pagina una operazione oserei dire apertamente culturale. L’ambientazione è volutamente distanziata, nella seduzione di avvicendamenti all’ombra di una incredibile quanto irraggiungibile città scovata nell’affanno di un  viaggiatore dagli ambigui rapporti. L’espressione rivela una sensibilità moderna molto accattivante e la lettura risveglia con premuraimmagini e trascendenze quasi colloquiali. Non mancano con frequenza asserzioni di carattere filosofico , o di lucida interpretazione del sub conscio, quasi un invito ad astenersi dalle attività positive dello spirito, in cui c’è la fonte di ogni nostro dolore umano, ed educarsi attraverso un esercizio di semplificazione ad un ideale di saggezza che coincida con la sospensione. L’errore quindi non consiste nella sensazione che riceviamo, ma nelle illusioni che accarezziamo, nella ricerca di una immediatezza della levità.
Il racconto si apre con una pagina introduttiva, precisa nel suo carattere di romanzo poliziesco. Si inizia con la morte di Marc Mullett , sparato a bruciapelo da un tal Sebastiano e ci si introduce nella variegata e variopinta storia di una città caotica e suggestiva insieme- In quarta di copertina ci avvertono che ritroveremo il clima sospeso di un tempo fantastico, e la città di Captaloona è meta di stralunati personaggi dai quali sortirà una sorta di progettorivoluzionario. Un fattorino timidissimo, malato di call-center addiction, una operatrice di call center con la paura degli specchi e una voce meravigliosa, un architetto celebre che ha una storia segreta ed è vittima di un rapimento, una sessuologa frustrata con le vicende della sua assistente, una transessuale bellissima, un boss spietato appassionato di videogiochi. Ci troveremo fra numerosi personaggi , tutti delineati con arguzia e competenza.  Un assessore corrotto, un rapitore filosofo e la sua mammina, una vecchietta che nessuno infinocchierà mai … Captaloona riuscirà a trasformarsi nel migliore dei mondi possibili?
L’autore sfida la quotidianità che incombe nei personaggi, in un percorso di aspettazione, di affabulazione, di loquacità , inseguendo i recessi degli animi nella dilatazione del reale e nella forte accensione delle emozioni più delicate. Le riappropriazioni delle varie identità, nel rispecchiamento dell’altro, non sfugge al controllo cosciente e va oltreil magico incantamento delle figure, in un crescente auto superamento, senza mai trasfigurare la scena. La trasparenza sembra essere il disvelamento di ogni mistero nel raffinato linguaggio dell’io narrante, ora disincantato ed evocativo, ora testimone involontario della storia e del destino. In alcuni tempi si vive in un alone di presenze – assenze ingigantite dai vapori delle inquietanti visioni confuse nell’ala dell’amore. O si alternano incertezze da affrontare timidamente, da scontrare verso immagini di malaffare, o si inseguono personaggi sorpresi nel tripudio improvviso dell’impazienza. Il pettegolezzo gioca, in alcune pagine , a rimpiattino con l’omosessuale di turno , spiazzando ogni accenno alla sua passata signorilità e confermando le maldicenze che lo avrebbero marchiato per sempre. Una forza sconosciuta sfugge al controllo del personaggio chiave e rivela la necessità di completarsi nel mistero nel quale vorrebbe immedesimarsi. Così circolarità ed infinito, quotidianità eirrealtà, giocano un ruolo centrale nell’alchimia trasversale della parola, come problematica ricerca dell’essersi e del non esserci, del mondo interno e del mondo esterno, della introiezione e della proiezione, qualcosa che è sempre in continuo divenire, per realizzarsi nel racconto policromatico. Insomma Captaloona appare improvvisamente una città di merda, ma esisteva, resisteva e ispirava gli amministratori che la prendevano come modello e volevano imitarne le glorie, che tra alterne fortune, vengono messe in luce nelle pagine del libro. “Ma doveva esserci dell’altro per decidere sul da farsi e costruire un futuro che si sarebbe dipanato tutto intero, se solo ora, in un attimo di intima libertà, avessero consentito di dipanarsi”.  Così avviene anche che Cornelio e Galatea giochino in una indagine che si rivela più grande di loro. L’intuizione rimane sempre il filtro interiore che da vita alla creatività , e sembra intuitiva l’essenzialità della parola , la transività delsegno, o l’assoluto della connotazione che sposta l’orizzonte di attesa al di là della storia narrata. La folgorazione non rimane inappagata e trasforma la ricezione in un percorso che coglie la realtà tra il pensiero emozionale e la seduzione del significante. Ecco che trasalimenti e visionarietà sono delle vibrazioni che attraversano il vissuto dei personaggi , stabilendo gli spazi magici della scrittura. Seguiamo con ansia l’architetto, che non ha riconosciuto la sua cittadina, ormai invasa dal cemento e dall’incuria, e lo troviamo ammanettato ad un  letto, sebbene comodissimo e profumato, comunque giaciglio coatto di un uomo che si scopriva sempre più estraneo alla sua città natale, ed ostaggio momentaneo di un uomo incappucciato. La struttura del racconto, in brevi capitoli attraverso i quali l’io narrante resta collegato ai vari personaggi solo dall’identità dell’ambientazione nel microcosmo del villaggio e non dallo sviluppo della vicenda narrata, la presenza di una vera epropria trama da lieve giallo, costituisce una ottima scelta stilistica del Fiorentini, che richiama ad una narrazione corale, una coerente polifonia nella voce dei vari attori che invadono prepotentemente la sua scrittura, e nei luoghi ove compaiono i controcanti della vicenda. E la vicenda non solo si dipana su paralleli diversi ma anche, come la contemporaneità insegna, su generazioni e stati sociali diversi: sono individui che  si alternano continuamente e che danno movimento in tutta l’attualità di essere non solo uomini e donne, ma ancora elementi che affondano nel controllo del quotidiano. C’è un tentativo di mantenere – quasi in forma di compromesso – le immagini al riparo dall’erosione temporale; senza tuttavia farla scomparire nella dimensione non temporale, e perciò sempre un poco astratta. Non è una scrittura incline a rinnegare la sua provenienza “metafisica”, a farsi custodia di ricordi o improvvisazioni, per non tradire le distillazioni del «senso», perciò nonesitano a, per dir così, frantumare se stesse. In gioco c’è una finzione, fatta di metafore e astrazioni, che modifica con eleganza e ottima cultura le proporzioni e le aspettative, e che rimescola i dati sensoriali con impreviste fratture percettive. i segni rinunciano insomma a farsi verità al posto delle immagini, rifiutano di sostituirsi all’immediatezza della visione creando una dimensione altra:  per cui la vita progredisce non  per cancellare, ma per costruire fantasmi. Una scrittura che non si frantuma ed è una scrittura che ricalca  una realtà «immaginaria» nei suoi tratti spesso sconnessi o incoerenti, frantumati appunto.
Come ogni thriller che si rispetti, l’epilogo mette in chiaro diligentemente tutte risoluzioni dei vari personaggi presentato nel lungo testo. Dai progetti dell’architetto ai crimini di un tal Collirio, dalla scomparsa di Sebastiano, ad Apollonia e Gregoria, dall’amore trovato di Gaetano ai due giovani Cornelio e Galatea, dalle imputazioniinflitte al defunto Marc, al colonnello in pensione costretto a chiudere il suo call center.






2013-12-08


   
 

 

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